Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Archeologia. Ara

Indice degli argomenti:

Ara

Architrave

Base

Blocco

Bottega marmoraria

Castrum Caetani

Cinerario

Cippo

Colombario

Forte Appio

Heredem Sequetur

Inumazione ed incinerazione

Iscrizioni funerarie metriche

Lastra

Mensa Sepulcralis

Sarcofago

Stele

Testamento sepolcrale

Titulus pedaturae

Il termine ara designa un manufatto generalmente monolitico, ricavato da un unico blocco di pietra, di forma parallelepipeda e di solito a sviluppo verticale; le are templari, tuttavia sono generalmente caratterizzate da uno sviluppo orizzontale. L’ara era usata sia in ambito sacro che funerario.

Le are di ambito sacro, collocate esternamente al tempio, costituivano il fulcro ufficiale delle manifestazioni religiose dedicate alla divinità celebrata. Frequentemente però sono giunte a noi are dedicate da fedeli facoltosi come ex voto o dono devozionale nei santuari o in luoghi sacri, a testimonianza della propria fede e osservanza religiosa.

Le are di ambito funerario, sia che contenessero le spoglie del defunto (ara ossario) sia che fossero semplici segnacoli, costituivano l’altare sul quale svolgere il rituale funerario, che prevedeva periodiche offerte in memoria dei defunti nel giorno della nascita. Gli elementi caratteristici dell’ara sono infatti per la maggior parte connessi alla sua funzione rituale.

 

La parte superiore dell’ara presentava in genere il focus, spazio piano o cavo, che raffigurava il luogo in cui ardeva la fiamma per lo svolgimento del rito (accesa solo sulle are templari), inserito fra due pulvini di forma pressoché cilindrica legati da un nastro e chiusi da un fiore con petali e bottone centrale. In alcune il focus era sostituito da un coperchio modellato a guisa di tetto provvisto di acroteri.

Oltre al focus vi erano i fori di deflusso (infundibula) per  versare le libazioni rituali come quelli delle mensae sepulcrales.

Le facce laterali destra e sinistra di questo supporto recavano in rilievo i simboli del rito ossia la patera, scodella bassa, larga, priva di ansa e piede, con la quale si versava sull’ara e l’urceus, vaso monoansato, che conteneva il liquido da versare.

La faccia anteriore, ospitava il testo dell’iscrizione inquadrato da una cornice schematica o elaborata: in assenza di cornice l’epigrafe occupava gran parte dello spazio frontale. In questa posizione si raccoglieva anche la decorazione rappresentata da soggetti figurati effigianti divinità o scene di sacrificio.

Il retro di frequente non era lavorato.

Il parallelepipedo poggiava su basamenti a gradini o su blocchi disposti a formare una piramide o addossati ad un nucleo in opera cementizia.

Oltre alle are monolitiche vi erano quelle risultanti da lastre marmoree fissate con perni e grappe a nuclei cementizi.