Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Archeologia. Iscrizioni funerarie metriche

Indice degli argomenti:

Ara

Architrave

Base

Blocco

Bottega marmoraria

Castrum Caetani

Cinerario

Cippo

Colombario

Forte Appio

Heredem Sequetur

Inumazione ed incinerazione

Iscrizioni funerarie metriche

Lastra

Mensa Sepulcralis

Sarcofago

Stele

Testamento sepolcrale

Titulus pedaturae

Si definiscono “iscrizioni metriche” quelle epigrafi il cui testo è redatto seguendo le regole della metrica latina o greca, a seconda della lingua scelta dal committente; tali testi, dunque, erano veri e propri componimenti poetici. In generale, si tratta di componimenti “di bottega”; infatti, accanto a testi di qualità elevata, è molto più facile imbattersi in composizioni più modeste sia dal punto di vista metrico che sintattico. Tuttavia è importante ricordare che chi commissionava un’iscrizione in versi voleva distaccarsi dal linguaggio comune, espresso in prosa. Infatti, tra le iscrizioni rinvenute, il rapporto tra quelle in versi e quelle in prosa è di circa uno a dieci.

L’epigrafia metrica a Roma nasce sul finire del III secolo a.C.: i primi versi impiegati sono i saturni (metro antichissimo e attestato solo da pochi testi), i senari giambici, (verso della commedia e della tragedia); i distici elegiaci (formati da un esametro ed un pentametro) sono presenti invece nelle iscrizioni più recenti. Non mancano iscrizioni in soli esametri.

Le espressioni comunemente riscontrabili negli epitaffi comprendono “l’iscrizione parlante”, che parla al viandante invitandolo a fermarsi e a leggere o ringraziandolo per averlo fatto; l’elogio delle virtù del defunto (fisiche e morali per gli uomini e anche familiari per le donne); il lamento per la morte prematura (comunemente usato nelle epigrafi di neonati, bambini e giovani nel fiore degli anni), o ancora formule contro i violatori dei sepolcri o contro l’abitudine di utilizzare i monumenti funebri come latrine.