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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Archeologia. Titulus pedaturae |
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Assai frequentemente, nell’ambito dell’epigrafia relativa alle sepolture, s’incontra il titulus pedaturae, iscrizione indicante le misure del sepolcro, del quale stabilisce i confini (termini). In genere il testo è inciso su cippi terminali, che, realizzati anche in duplice o quadruplice copia, venivano murati negli spigoli esterni degli edifici tombali o posizionati ai margini dell’area sepolcrale come avvisi. L’indicazione delle misure poteva anche trovarsi nel testo dell’iscrizione principale (titulus maior) e più raramente su are o stele. Le misure del terminus sepulcri (confine del sepolcro), espresse in piedi romani tramite la formula in fronte pedes…(larghezza verso la strada), in agro pedes … (profondità verso la campagna), avevano lo scopo di documentare agli estranei l’estensione della parte di terreno su cui il proprietario esercitava lo ius sepulcri (diritto di sepoltura). Il monumento poteva anche non occupare l’intera area definita dai cippi. La sepoltura era res religiosa ossia inviolabile, inalienabile ed ogni oltraggio era considerato sacrilegio. Il collegio dei Pontefici, che vigilava sullo ius sepulcrorum, era l’autorità con competenza sulle contestazioni in ambito funerario. L’indicazione esatta delle misure dell’area, le cui dimensioni oscillavano da pochi piedi quadrati a molte migliaia, contribuiva a proteggere il sepolcro dall’ abusivismo. Dalle misure si possono ricavare indizi circa la posizione economica degli occupanti la tomba: cifre basse si riferiscono a piccoli complessi tombali legati al ceto medio mentre quelle superiori ai 20 pedes sono connesse a famiglie più facoltose. Poiché allora come ora era molto più costoso l’affaccio sulla strada di comunicazione rispetto allo sviluppo verso la campagna, le iscrizioni riportano in genere la profondità del confine del sepolcro (in agro) di misura maggiore della sua larghezza lungo la via (in fronte). |