Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Archeologia. Inumazione ed incinerazione

Indice degli argomenti:

Ara

Architrave

Base

Blocco

Bottega marmoraria

Castrum Caetani

Cinerario

Cippo

Colombario

Forte Appio

Heredem Sequetur

Inumazione ed incinerazione

Iscrizioni funerarie metriche

Lastra

Mensa Sepulcralis

Sarcofago

Stele

Testamento sepolcrale

Titulus pedaturae

Cicerone e Plinio (de Legibus, II, 22,- Nat. His, VII, 54, 187) affermano che i riti funerari mutarono nel corso dei secoli e che su di essi incisero differenti concezioni.

L'incinerazione, risalente probabilmente all’eneolitico e molto praticata a Roma e nel Lazio fra il X e la prima metà del IX sec. a.C., si diffuse nell’Etruria e nell’Italia centrale in collegamento con la cultura villanoviana. Secondo la concezione animista, questo rito funerario, basato sulla riduzione in cenere dei resti del defunto, avrebbe permesso di liberare l’anima consentendole di raggiungere l’al di là.

Con l’inumazione (dal latino humus “terra”), si indica la sepoltura dei corpi dei defunti. Questo rito funerario iniziò a diffondersi nel Lazio a partire dalla metà del IX sec. a. C. per affermarvisi nel corso dell’VIII sec, di pari passo con l’uso di accompagnare il corpo del defunto con oggetti personali usati in vita che ne costituivano il corredo.

Nel corso dei secoli, e soprattutto a partire dal VI secolo a. C., si svilupparono nel Lazio cambiamenti sociali e culturali che ebbero vasti riflessi sui riti funebri, diffondendo l’incinerazione, il cui uso prevalse nel II a.C., perdurando fino alla prima età imperiale. Tuttavia vi furono a Roma, in questo periodo, rare eccezioni di famiglie aristocratiche, che preferirono il rito inumatorio, entro sarcofagi di pietra. E’ il caso della gens Cornelia, che aveva un ricco sepolcro sull’attuale via Cristoforo Colombo, utilizzato tra il IV ed il III sec. a. C., e della famiglia degli Scipioni, il cui sepolcro era ancora in uso alla fine del II sec. a. C., che venne invece costruito sulla via Appia.

Esistono anche esempi di inumazioni povere entro sarcofagi di tufo o di terracotta, come quelli rinvenuti nella necropoli Esquilina. Ma la norma resta l’incinerazione. Infatti i ritrovamenti archeologici hanno evidenziato che colombari con nicchie per le olle, urne cinerarie, e altari funerari utilizzati come contenitori per le ceneri dei defunti, di tale rito costituivano le tipologie funerarie più diffuse tra il I a.C. ed il I d.C. 

Tra la fine del I e l’inizio del II d. C., si diffuse nuovamente tra le classi dirigenti (ad eccezione degli imperatori che continuarono ad essere cremati) l’uso dell’inumazione, che le classi subalterne tardarono a recepire. Comunque, a partire dal regno di Adriano la fioritura della produzione dei sarcofagi, segnò il progressivo superamento della incinerazione a vantaggio dell’inumazione che si affermò durante il II sec. d. C.. Le ragioni del cambiamento che coinvolse anche gli imperatori, i quali, a partire dall’inizio del III sec. d. C., abbandonarono il rito inumatorio, erano riconducibili principalmente all’influenza della religione cristiana, che impediva la incinerazione.