Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Itinerario virtuale tra le epigrafi.
Elenco delle epigrafi

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Elenco delle Epigrafi
 

Secondo Miglio

Aphrodisius

Alexander


Aucta

Tyrannus e Isochrysus


Heracla

Zeuxis


Terzo Miglio

Hector

Cecilia Metella

Quintus Granius Labeo

Titus Crustidius Briso


Quarto Miglio

Publius Cornelius Antiochus

Barbarianos

Flora

Lucius Gresius Rufus

Lucius Licinius Philero

Marcus Papinius Zibax

Pampilus

Lucius Popeius Babba

Marcus Servilius Quartus


Quinto Miglio

Pompeia Eleutheris

Sextus Avonius Faustus

Gaios Pleinios Eutychos

Tiberius Claudius Secundinus


Tiberius Claudius Secundus

Flavia Irene

Caius Rabirius Hermodorus

Paris

Lucius Valerius Giddo

Publius Cacurius Philocles

Lucius Valerius Baricha

Titus Fidiclanius Apella

Chrestus

Lucius Arellius Diophantus


Sesto Miglio

Aurelia Macarianes

Supsifana Nice

Publius Sergius Demetrius

Crispina

Cotta


Settimo Miglio

Caius Ateilius Euhodus


Ottavo Miglio

Caius Vaberius Syneros

Aelia Primigenia

Marcus Pompeius Maius

Aphrodisius

Titolo

Lastra marmorea di Aphrodisius

Definizione

Lastra marmorea. Fu rinvenuta presso il secondo miglio della via Appia fuori porta Capena, nella vigna di Carlo Simone Neroni in prossimità del c. d. Sepolcro degli Scipioni, in realtà sepolcro di Priscilla.

Attualmente è conservata nel lapidario civico di Ferrara dove giunse nel 1779 a seguito della donazione del Cardinale Gian Maria Riminaldi.

Misure

Altezza cm 36,3; larghezza cm 36,2; spessore cm 2,8

Iscrizione

Dis M(anibus) Sacr(um)
Aphrodisio
vernae suo dulc(issimo),

5      fec(it) T(itus) Flavius

Epaphroditus
aedituus
Abascanti et Priscil
laes (!) patronor(um)
et sibi suis b(onis) b(ene)
 

Traduzione

Sacro agli Dei Mani. Tito Flavio Epafrodito, custode del sepolcro dei patroni Abascanto e Priscilla, dedicò al suo piccolo e tenerissimo schiavo Afrodisio, a sé stesso ed al proprio bene.

Commento

L’iscrizione ricorda Afrodisio, che ricevette sepoltura dal suo patrono Tito Flavio Epafrodito, di cui era verna. Questo appellativo indicava in genere gli schiavi e le schiave di giovane età, più precisamente quelli nati in casa. Afrodisio era dunque un piccolo schiavo nato e vissuto nella familia servile di Tito Flavio Epafrodito cui era legato da profondo e tenero affetto come connota il superlativo dulcissimus rafforzato dall’aggettivo possessivo suus.

S’apprende dall’iscrizione che il dedicante svolgeva mansione di aedituus cioè di custode del sepolcro per conto dei suoi patroni Tito Flavio Abascanto e della moglie Priscilla.

Abascanto era il potente liberto di Domiziano per il quale ricopriva l’incarico di segretario ab epistulis addetto alla corrispondenza privata dell’Augusto patrono nella cancelleria imperiale.

Questo personaggio aveva acquisito prestigio e ricchezza tali da poter avere al proprio servizio schiavi e liberti (come Epafrodito) e possedere proprietà terriere, compreso un balneum nelle vicinanze della via Appia, nella regione di Porta Capena.

Riguardo ad Abascanto sappiamo anche che fece costruire lungo la via Appia un sepolcro per l’amata consorte Priscilla, prematuramente scomparsa. Tale edificio è stato identificato con il mausoleo ancora visibile lungo la regina viarum in prossimità del bivio con l’Ardeatina e a poca distanza dal fiume Almone.

L’identificazione è stata possibile non solo grazie ai versi di Stazio, in cui il poeta ci informa che Priscilla fu imbalsamata e deposta in un sarcofago anziché essere cremata secondo il rito funerario dell’epoca (Silvae, V, 1), ma anche in base al ritrovamento di varie iscrizioni, tutte relative a liberti di Abascanto, tra cui compare proprio quella del nostro Aphrodisius.

La tutela del monumento funebre fu quindi affidata al liberto Epafrodito, nome greco che significa l’amato da Afrodite, il quale probabilmente dimorava vicino al sepolcro assieme ai propri liberti e schiavi, considerato che la lastra da lui dedicata al verna Afrodisio fu rinvenuta proprio nelle immediate vicinanze della tomba di Priscilla.

L’iscrizione è databile alla II metà del I d.C., e più precisamente ad epoca domizianea, periodo al quale risale la costruzione del sepolcro, per l’onomastica di Epafrodito e per i caratteri grafici.

CIL, VI 2214 = CIL, V 182*

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