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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Aucta
Titolo Tabella di Aucta, Tabella di Aucta, appartenente al colombario dei servi e dei liberti di Livia. Definizione Lastra marmorea integra di arredo parietale interno. Proviene dal colombario dei liberti e schiavi di Livia, scavato nel 1726 sull’Appia (monumentum sive columbarium libertorum et servorum Liviae Augustae), di cui attualmente non rimane traccia. Si conserva nei Musei Capitolini. Misure Altezza cm 15; lunghezza cm 22 Iscrizione Aucta Liviae l(iberta)
ornatrix. Traduzione Aucta, liberta di Livia, pettinatrice. Commento L’Aucta ricordata in questa iscrizione era una liberta che svolgeva la professione di pettinatrice per Livia. Assieme ad altre tre ornatrices, anch’esse liberte facenti parte della familia Liviae, testimoniate dalle epigrafi del columbarium era addetta alla toeletta della sua illustre padrona, in particolare alla realizzazione di acconciature. Le donne romane non rinunciavano per civetteria a sottoporsi a lunghe sedute pur di sfoggiare capelli in perfetto ordine e in sintonia col gusto del momento. Livia e sua cognata Ottavia, così come mostrano i loro busti, usavano pettinare le loro chiome in trecce disposte a cercine sulla fronte diversamente da quanto la moda inizierà a dettare con Messalina, quando la capigliatura diverrà riccioluta e conoscerà la sua affermazione maggiore in età flavia per evolversi successivamente in più elaborate soluzioni formali, derise dal poeta Giovenale perché miravano ad accrescere la statura della donna tramite l’espediente dei capelli acconciati a guisa di alte torri. In genere il compito della nostra Aucta e quindi delle ornatrices, prevedeva non solo la cura dei capelli della padrona, ma anche la depilazione, il maquillage ed infine un aiuto per adornarla di gioielli. Assolveva insomma la funzione di assistente di camera ed era aiutata da schiavi, ma subordinata ad una donna più anziana la vicaria, delegata alla supervisione. L’iscrizione è incisa con lettere belle, dal solco netto, e la differenza di modulo è adottata per evidenziare il nome della defunta. Il documento funerario si data fra l’ultimo quarto del I a.C. ed il primo quarto del I secolo d.C., comunque prima della morte dell’imperatore Augusto, evento in occasione del quale sua moglie Livia, come abbiamo detto patrona della nostra Aucta, ricevette il titolo di Augusta. CIL, VI 3993 NCE 1760 |