![]() |
|
Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
|
Home | Mappa del sito | Itinerario Virtuale |Storia | Archeologia | Vita Quotidiana| Religione | Immagini | Siti consigliati |
![]() |
Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
|
Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
|
Tyrannus e Isochrysus
Titolo Tabella di Tiranno e Isocriso, appartenente al colombario dei servi e dei liberti di Livia. Definizione Lastra marmorea rettangolare integra di arredo parietale interno. Lo specchio epigrafico è separato in due campi da un semplice solco verticale. Proviene dal colombario dei liberti e schiavi di Livia, scoperto nel 1726 sull’Appia (monumentum sive columbarium libertorum et servorum Liviae Augustae), oggi completamente perduto. Si conserva presso i Musei Vaticani. Misure Altezza cm 14; Lunghezza cm 43,5 Iscrizione a) Tyrannus Liviae (scil.servus) medicus. b) Isochrysus Liviae (scil. servus) ad vestem. Traduzione a) Tiranno, schiavo di Livia, medico. b) Isocriso, schiavo di Livia, guardarobiere. Commento In questa iscrizione sono ricordati Tiranno ed Isocriso, colui che è pari all’oro. In vita svolsero rispettivamente la professione di medico e di addetto al vestiario di Livia. Entrambi, forse padre e figlio o fratelli erano, come attesta la loro onomastica espressa col solo nome, schiavi e facevano parte della numerosa familia Liviae in seno alla quale vigeva una rigorosa parcellizzazione delle mansioni ripartite fra liberti e schiavi. Isocriso era un cameriere incaricato di aiutare Livia ad indossare abiti ed accessori curando poi di riporli nel guardaroba quando non più necessari. La vestizione consisteva nel far indossare una tunica lunga, una cintura, una stola ed infine uno scialle molto grande oppure un mantello a pieghe. I colori delle mise variavano dal giallo al porpora, dal rosso al nero, dal bianco all’azzurro senza tralasciare una vasta gamma di sfumature intermedie. Per le stoffe invece si prediligevano, rispetto al lino e alla lana, i freschi cotoni provenienti dall’India. Tyrannus diversamente da Isocriso, cui era accomunato dalla medesima condizione servile, era medico personale di Livia. Questo personaggio esercitava medicina clinica, era cioè un medico professionista, oppure un terapeuta che faceva diagnosi e preparava medicamenti, secondo una tradizione orale tramandata di padre in figlio? A Roma, inizialmente non vi erano medici professionisti: i malati erano curati dal pater familias, dai maghi, dai sacerdoti e dagli schiavi, “dottori” di famiglia che si rifacevano alla tradizione medica empirica popolare. In caso di malattie o ferite si ricorreva ai rimedi naturali della scientia herbarum, una serie di veri e propri intrugli a base di erbe, estratti vegetali e sali minerali efficaci in taluni casi e a volte inutili. Medici specializzati, che esercitarono questa disciplina fino ad inoltrata età imperiale, furono soprattutto greci e stranieri affluiti a Roma in maggior numero quando Cesare nel 46 a.C. concesse loro la cittadinanza romana. Solo a partire dal IV secolo d.C. s’iniziò a dare impulso ad una organizzazione dell’assistenza medica esercitata da esperti con la creazione dei cosiddetti archiatrati, piccole unità sanitarie locali gestite da “medici condotti”. L’iscrizione presenta un’accurata esecuzione delle lettere al pari dell’impaginazione e può datarsi fra la fine del I a.C. e l’inizio del I d. C., prima del conferimento a Livia del titolo di Augusta, conferitole dal marito, l’imperatore Augusto, in punto di morte. CIL, VI 3985 Numero inventario 7535 |