Ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologica di Roma
  Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

Home | Mappa del sito | Itinerario Virtuale |Storia | Archeologia | Vita Quotidiana| Religione | Immagini | Siti consigliati

Itinerario virtuale tra le epigrafi.
Elenco delle epigrafi

Modalità di fruizione:

Guida alla lettura

CIL

Guida al sistema GIS

Mappa interattiva e ricerca di epigrafi

Elenco delle Epigrafi
 

Secondo Miglio

Aphrodisius

Alexander


Aucta

Tyrannus e Isochrysus


Heracla

Zeuxis


Terzo Miglio


Hector

Cecilia Metella

Quintus Granius Labeo

Titus Crustidius Briso


Quarto Miglio


Publius Cornelius Antiochus

Barbarianos

Flora

Lucius Gresius Rufus

Lucius Licinius Philero

Marcus Papinius Zibax

Pampilus

Lucius Popeius Babba

Marcus Servilius Quartus


Quinto Miglio


Pompeia Eleutheris

Sextus Avonius Faustus

Gaios Pleinios Eutychos

Tiberius Claudius Secundinus

Tiberius Claudius Secundus

Flavia Irene

Caius Rabirius Hermodorus

Paris

Lucius Valerius Giddo

Publius Cacurius Philocles

Lucius Valerius Baricha

Titus Fidiclanius Apella

Chrestus

Lucius Arellius Diophantus


Sesto Miglio

Aurelia Macarianes

Supsifana Nice

Publius Sergius Demetrius

Crispina

Cotta


Settimo Miglio

Caius Ateilius Euhodus


Ottavo Miglio

Caius Vaberius Syneros

Aelia Primigenia

Marcus Pompeius Maius

Tyrannus e Isochrysus

 

 

Titolo

Tabella di Tiranno e Isocriso, appartenente al colombario dei servi e dei liberti di Livia.

Definizione

Lastra marmorea rettangolare integra di arredo parietale interno. Lo specchio epigrafico è separato in due campi da un semplice solco verticale.

Proviene dal colombario dei liberti e schiavi di Livia, scoperto nel 1726 sull’Appia (monumentum sive columbarium libertorum et servorum Liviae Augustae), oggi completamente perduto.

Si conserva presso i Musei Vaticani.

Misure

Altezza cm 14; Lunghezza cm 43,5

Iscrizione

a)

Tyrannus

Liviae (scil.servus)

medicus.

b)

Isochrysus

Liviae (scil. servus)

ad vestem.

Traduzione

a) Tiranno, schiavo di Livia, medico.

b) Isocriso, schiavo di Livia, guardarobiere.

Commento

In questa iscrizione sono ricordati Tiranno ed Isocriso, colui che è pari all’oro. In vita svolsero rispettivamente la professione di medico e di addetto al vestiario di Livia.

Entrambi, forse padre e figlio o fratelli erano, come attesta la loro onomastica espressa col solo nome, schiavi e facevano parte della numerosa familia Liviae in seno alla quale vigeva una rigorosa parcellizzazione delle mansioni ripartite fra liberti e schiavi.

Isocriso era un cameriere incaricato di aiutare Livia ad indossare abiti ed accessori curando poi di riporli nel guardaroba quando non più necessari.

La vestizione consisteva nel far indossare una tunica lunga, una cintura, una stola ed infine uno scialle molto grande oppure un mantello a pieghe.

I colori delle mise variavano dal giallo al porpora, dal rosso al nero, dal bianco all’azzurro senza tralasciare una vasta gamma di sfumature intermedie. Per le stoffe invece si prediligevano, rispetto al lino e alla lana, i freschi cotoni provenienti dall’India.

Tyrannus diversamente da Isocriso, cui era accomunato dalla medesima condizione servile, era medico personale di Livia.

Questo personaggio esercitava medicina clinica, era cioè un medico professionista, oppure un terapeuta che faceva diagnosi e preparava medicamenti, secondo una tradizione orale tramandata di padre in figlio?

A Roma, inizialmente non vi erano medici professionisti: i malati erano curati dal pater familias, dai maghi, dai sacerdoti e dagli schiavi, “dottori” di famiglia che si rifacevano alla tradizione medica empirica popolare. In caso di malattie o ferite si ricorreva ai rimedi naturali della scientia herbarum, una serie di veri e propri intrugli a base di erbe, estratti vegetali e sali minerali efficaci in taluni casi e a volte inutili.

Medici specializzati, che esercitarono questa disciplina fino ad inoltrata età imperiale, furono soprattutto greci e stranieri affluiti a Roma in maggior numero quando Cesare nel 46 a.C. concesse loro la cittadinanza romana.

Solo a partire dal IV secolo d.C. s’iniziò a dare impulso ad una organizzazione dell’assistenza medica esercitata da esperti con la creazione dei cosiddetti archiatrati, piccole unità sanitarie locali gestite da “medici condotti”.

L’iscrizione presenta un’accurata esecuzione delle lettere al pari dell’impaginazione e può datarsi fra la fine del I a.C. e l’inizio del I d. C., prima del conferimento a Livia del titolo di Augusta, conferitole dal marito, l’imperatore Augusto, in punto di morte.

CIL, VI 3985

Numero inventario 7535

Schede di approfondimento