![]() |
|
Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
|
Home | Mappa del sito | Itinerario Virtuale |Storia | Archeologia | Vita Quotidiana| Religione | Immagini | Siti consigliati |
![]() |
Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
|
Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
|
Zeuxis Titolo Tabella di Zeuxi e Rufa, appartenente al colombario dei servi e dei liberti di Livia. Definizione Lastra marmorea di arredo parietale interno ricomposta da tre frammenti. Proviene dal colombario dei liberti e schiavi di Livia, scavato nel 1726 sull’Appia (monumentum sive columbarium libertorum et servorum Liviae Augustae), di cui attualmente non rimane traccia. Si conserva nei Musei Capitolini. Misure Altezza cm 14; Lunghezza cm 44,5 Iscrizione Zeuxis
Liviae l(ibertus) Traduzione Zeusi, liberto di Livia, orefice; Rufa, liberta di Terzio. Commento Zeusi e Rufa, i personaggi ricordati in questa iscrizione, erano entrambi liberti. Zeusi, il cui nome rievoca quello del grande pittore greco vissuto tra la fine del V e gl’inizi del IV secolo a.C., era un artigiano che svolgeva il mestiere di orefice nella familia servile di Livia con altri due liberti, cui si aggiungevano due schiavi, che presumibilmente lavoravano per loro accanto ad un indoratore (inaurator), come si ricava da altre iscrizioni dello stesso colombario. Plutarco, erudito di origine greca vissuto tra il I ed il II sec. d. C., racconta che la corporazione degli aurifices era stata istituita da Numa Pompilio (secondo re di Roma) assieme ad altre, come ad esempio quella dei calzolai, dei tintori, dei ramai, dei legnaiuoli, dei cuoiai e dei flautisti, che quindi potevano vantare di una notevole tradizione.
Parecchie erano le loro botteghe site soprattutto lungo la via Sacra poiché l’arte orafa prosperava molto nell’Urbe. Le donne romane amavano tanto i preziosi da esserne a volte così cariche, che secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio, naturalista e storico morto durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., arrivavano ad esagerare, come Lollia Paullina, moglie di Caligola, che esibiva gioielli per un valore di quaranta milioni di sesterzi. Zeusi aveva il compito di creare i gioielli con i quali Livia doveva adornarsi tramite l’ausilio delle ornatrices. La sua produzione comprendeva orecchini, collane, anelli, braccialetti, spille, bende ornate d’oro e pietre preziose insomma monili d’ogni sorta con i quali esaltare la bellezza della sposa d’Augusto. Assieme a Zeusi fu sepolta Rufa, nome ben attestato a Roma e indicante il color fulvo dei capelli. Questa donna non era liberta di Livia poiché fu manomessa da un Terzio. La sua sepoltura con l’aurifex si spiegherebbe ipotizzando un legame di parentela: forse erano marito e moglie. L’iscrizione è incisa con solco profondo, ed utilizza lettere di diversa grandezza, per dare un maggiore rilievo al nome del liberto di Livia. Si suggerisce una datazione compresa fra l’ultimo quarto del I a.C e la prima metà del I d.C.
CIL, VI 3927. NCE 1815. |