Ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologica di Roma
  Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Itinerario virtuale tra le epigrafi.
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Elenco delle Epigrafi
 

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Terzo Miglio


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Cecilia Metella

Quintus Granius Labeo

Titus Crustidius Briso


Quarto Miglio


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Barbarianos

Flora

Lucius Gresius Rufus

Lucius Licinius Philero

Marcus Papinius Zibax

Pampilus

Lucius Popeius Babba

Marcus Servilius Quartus


Quinto Miglio


Pompeia Eleutheris

Sextus Avonius Faustus

Gaios Pleinios Eutychos

Tiberius Claudius Secundinus

Tiberius Claudius Secundus

Flavia Irene

Caius Rabirius Hermodorus

Paris

Lucius Valerius Giddo

Publius Cacurius Philocles

Lucius Valerius Baricha

Titus Fidiclanius Apella

Chrestus

Lucius Arellius Diophantus


Sesto Miglio

Aurelia Macarianes

Supsifana Nice

Publius Sergius Demetrius

Crispina

Cotta


Settimo Miglio

Caius Ateilius Euhodus


Ottavo Miglio

Caius Vaberius Syneros

Aelia Primigenia

Marcus Pompeius Maius

Flavia Irene

 

 

Titolo

Lastra frammentaria di Flavia Irene, appartenente al sepolcro familiare

Definizione

Due frammenti di lastra scorniciata in marmo, appartenenti ad una iscrizione funeraria. Rinvenuti durante gli scavi del 1851, attualmente si trovano sulla via Appia Antica, al km 5,150, nella collocazione data ad esse dal Canina.

Misure

Non rilevabili interamente.

Frammento a) larghezza 138 cm

Frammento b) altezza 88 cm; larghezza 150 cm

Iscrizione

Frammento A

[Ti(berius) Claudius, A]ug(usti) lib(ertus), Secundus

Frammento B

[Philippianus],
[coactor] ar[gentarius],
[acce]nsus [velatus],
scriba librar(ius), viat[or],
Flaviae Irene, uxori op[timae],
Ti(berio) Claudio Secundin[o filio],
Claudiae Secundina[e filiae].

Traduzione

Tiberio Claudio Secondo Filippiano, operatore finanziario, funzionario pubblico addetto alla cura del culto, capo della segreteria presso l’archivio dello stato, funzionario pubblico con mansioni di corriere, (pose) per l’ottima moglie Flavia Irene, per il figlio Tiberio Claudio Secundino e per la figlia Claudia Secundina.

Commento

Le tre iscrizioni sepolcrali esaminate, due incise su basi di statue (nn.20-21) e l’altra su una lastra di grandi dimensioni, hanno consentito di attribuire a Tiberio Claudio Secondo Filippiano e alla sua famiglia i resti di un sepolcro, che in origine doveva essere del tipo a torre, forse con copertura piramidale, culminante con la statua del defunto. Agli interventi ottocenteschi del Canina si deve l’attuale sistemazione dei reperti iscritti e la quinta in laterizio ove sono collocati. I documenti epigrafici, strettamente collegati ed intersecati tra di loro dipingono, della condizione di questa famiglia importante, sia pure di estrazione libertina, un ampio quadro che risulta maggiormente arricchito e articolato da ulteriori notizie che sui suoi membri forniscono altre iscrizioni, alcune esterne all’Urbe e all’Italia stessa. Il grande interesse di questi documenti è reso più vivo dal fatto che la storia della gens di cui si scrive può considerarsi esemplificativa di alcuni rilevanti fenomeni che caratterizzarono il profilo sociale ed economico del mondo romano, in particolare nel I secolo d. C.. Ad esempio il ruolo importante che assunsero i liberti delle grandi famiglie romane e a maggior ragione della casa imperiale, che, in questo periodo furono protagonisti di vere e proprie scalate sociali. Infatti il padre, che compare come dedicante dell’iscrizione funeraria alla moglie Flavia Irene e ai figli Tiberio Claudio Secondino e Claudia Secondina, e come defunto sull'epigrafe fatta incidere dalla moglie sulla base di una statua che doveva raffigurarlo, effigie ora andata perduta, esplicita la sua condizione di liberto imperiale (di Claudio o di Nerone), del resto piuttosto prestigiosa, e la sua brillante carriera professionale,sicuramente determinata dall’Imperatore e a lui strettamente collegata. Da funzionario dell’apparato pubblico, ove ricoprì, in successione, diverse cariche di un buon livello, quali corriere (viator), capo della segreteria presso l’archivio di stato (scriba librarius), a curatore delle manifestazioni del culto (accensus velatus), fino ad esercitare, gestendo con molta probabilità capitali imperiali, l’attività di operatore finanziario (coactor argentarius), con la quale si può pensare che concluse la sua vita lavorativa. Inoltre il nostro personaggio fu forse inizialmente liberto di un certo Tiberio Claudio Filippo, noto da un’altra iscrizione urbana (CIL VI 15199), del quale conserva memoria nel secondo nome, Flippiano, in base alle regole della trasmissione onomastica. C’è da evidenziare che  l’altra iscrizione su base di statua, anch’essa perduta, ricorda la solita Flavia Irene, che da sola, senza menzionare il marito Tiberio Claudio Secondo Filippiano, pone una dedica in morte di Tiberio Claudio Secundino, figlio proprio e certamente anche del liberto imperiale, vissuto meno di dieci anni, il quale ha compiuto l’ascesa sociale dalla condizione libertina del padre a quella di cittadino romano con tanto di appartenenza alla tribù (una sorta di distretti in cui era diviso il territorio dell’impero romano). Non solo, ma il piccolo ha avuto accesso alla carriera equestre con l’attribuzione, in età precocissima, da parte dello Stato, dell’onore di un cavallo (equus publicus), simbolo del ruolo che avrebbe ricoperto in guerra.

Da un’altra iscrizione di Roma (CIL VI, 1936) siamo venuti a conoscenza del fatto che Tiberio Claudio Secondo Filippiano, assai probabilmente lo stesso del sepolcro sulla via Appia, fece costruire a sue spese, insieme a Tiberio Claudio Secondo (da alcuni studiosi ritenuto il figlio maggiore), probabilmente sull’Aventino, nei pressi dell’attuale chiesa di S. Alessio (ove l’iscrizione fu vista e copiata più volte già dalla metà del XV secolo, e dove ne restano alcuni frammenti murati nel portico della chiesa) la schola per l’associazione dei viatores, che ha arricchito con l’offerta di statue, decorazioni e arredi. Ciò dimostra la ricchezza raggiunta dalla famiglia ed il suo pieno inserimento nella società romana.

Le informazioni su questa famiglia non finiscono qui, se possono essere attribuite al già nominato Tiberio Claudio Secondo, forse figlio maggiore del capostipite Filippiano, tre iscrizioni onorarie di età traianea (si collocano intorno ai primi anni del II d.C.), che celebrano la sua munificenza ad Efeso, ove si sarebbe trasferito, ricoprendo le cariche di corriere tribunizio (viator tribunicius), di assistente sacerdotale (lictor curiatus), di curatore di funzioni sacre (accensus velatus) (CIL III, 646, 857 e 6078=12254) e partecipando attivamente alla vita pubblica della città. Se queste identificazioni di personaggi, basate essenzialmente sui nomi, sono corrette, siamo di fronte ad un caso in cui le iscrizioni consentono di percorrere le vicende di una famiglia romana di origine servile attraverso due generazioni, dall’età giulio-claudia a quella traianea, cioè tra la metà del I d.C. agli inizi del II, di seguirne lo sviluppo economico, l’evoluzione sociale e gli spostamenti attraverso le province romane, che andavano man mano ampliando i confini dell’impero e della sua storia sociale, politica ed economica.

Certamente resta il problema di trovare una spiegazione alle informazioni fornite dalle iscrizioni del sepolcro sulla via Appia. Infatti, se Tiberio Claudio Secondo Filippiano fa incidere la grande lastra in ricordo della moglie , del figlio minore e della figlia, è però la moglie stessa dedicare a lui la statua con l’iscrizione funeraria. Inoltre, al piccolo Tiberio Claudio Secondino viene dedicata una statua con una iscrizione più dettagliata, che, non riportando il nome del padre ci fa supporre che al momento della sua morte prematura Tiberio Claudio Secondo Filippiano fosse già morto.

Si potrebbe quindi immaginare che il liberto imperiale abbia acquistato il sepolcro e predisposto la grande iscrizione quando la sua famiglia era ancora in vita, o forse in occasione della morte della figlia femmina, della quale non si hanno altre notizie. Venuto poi a mancare Tiberio Claudio Secondo Filippiano, la moglie gli avrebbe fatto erigere la statua con l’iscrizione funeraria. Successivamente, rimasta vedova, avrebbe perso il piccolo Tiberio Claudio Secondino, in ricordo del quale, ormai sola, avrebbe fatto erigere la statua, con l’iscrizione nella quale riferisce la giovane età del defunto e l’onore da lui ricevuto con l’attribuzione del cavallo da parte dello Stato.

Resta da spiegare l’esclusione dal sepolcro di Tiberio Claudio Secundo, il benefattore di Efeso, che insieme a Filippiano aveva partecipato alla vita di Roma, distinguendosi per ricche donazioni fatte al collegio dei viatores. Se si trattasse del figlio maggiore del capostipite, come sostengono alcuni studiosi, la sua assenza dal sepolcro familiare potrebbe forse essere spiegata ipotizzando che l’omonimo figlio fosse nato da una precedente unione del liberto imperiale, e che, trasferendosi ad Efeso, avesse allentato i rapporti con la seconda famiglia che il padre si era successivamente creato e comunque non avesse più motivo di rientrare in un sepolcro familiare eretto a Roma.

Non si può comunque escludere la possibilità di un diverso grado di parentela tra i due uomini, elemento che tuttavia non inficia quanto già osservato a proposito della emblematicità della situazione sociale di una famiglia romana nell’arco di tempo compreso tra gli imperatori delle case giulio-claudia e traianea.

CIL:  VI, 1859
INVENTARIO: S.A.R. 400994