![]() |
|
Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
|
Home | Mappa del sito | Itinerario Virtuale |Storia | Archeologia | Vita Quotidiana| Religione | Immagini | Siti consigliati |
![]() |
Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
|
Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
|
Cecilia Metella Titolo Lastra appartenente al monumento sepolcrale di Cecilia Metella. Definizione Lastra in marmo bianco, inquadrata da una semplice cornice modanata, e recante un’iscrizione funeraria realizzata ad incisione. La lastra è murata nella parte alta della fronte del mausoleo di Cecilia Metella, verso l’Appia, ed è stata visibile ai passanti dal momento della messa in opera fino a giorni nostri. Misure Murata in facciata, lo spessore non è misurabile. Iscrizione
Caeciliae Traduzione A Cecilia Metella, figlia di Quinto Cretico, (moglie) di Crasso. Commento L’iscrizione è molto semplice e concisa. A prima vista potrebbe stupire il fatto che in essa non solo non si elencano i meriti della donna titolare del sepolcro, ma vengono anche taciuti quelli del padre e del marito. In realtà, una tale austerità non è una stranezza o un mistero: la stringatezza del testo fa parte di un vero e proprio programma ideologico ed autocelebrativo messo in atto dalla famiglia dei Metelli. In altre parole, la tomba ed il titulus funerario di Cecilia, figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico sono stati realizzati volutamente in modo austero. I soli nomi dei parenti erano sufficienti a ricordare ai passanti il livello sociale della defunta: la famiglia dei Metelli era una delle più nobili della Repubblica di Roma, dai suoi ranghi provenivano consoli e generali di altissimo livello. Il padre di Cecilia, in particolare, fu console nel 69 a. C., ed aveva guadagnato il suo soprannome (soprannomi simili erano chiamati cognomina ex virtute) a causa della sua vittoria contro i pirati dell’isola di Creta, che grazie a lui divenne, nel 65 a. C., una provincia romana. Per di più, Metello Cretico era riuscito ad ottenere, per le sue vittorie, di celebrare il trionfo nonostante l’opposizione di Pompeo, il massimo rivale di Cesare ed uno degli uomini più importanti della Repubblica di Roma. Il marito di Cecilia fu il figlio maggiore di Marco Licinio Crasso, il miliardario che debellò la rivolta di Spartaco e che formò, insieme a Cesare e Pompeo, il primo triumvirato. Il figlio di Crasso, anche lui di nome Marco, partecipò con un ruolo importante, alla conquista della Gallia, e rivestì in quella terra cariche civili importanti, come quella di questore prima e governatore poi. Ma della moglie di Marco Licinio Crasso, della figlia del Cretico, di Cecilia, insomma, si conosce veramente poco o niente, come accade per molte donne romane. Era un merito, soprattutto per una donna della più alta aristocrazia repubblicana, essere nota soprattutto per il valore dei suoi familiari maschi, perché, secondo le tradizioni romane più antiche (il mos maiorum) alle donne spettava solamente il ruolo, politicamente “silenzioso”, di mogli e madri. Ma tutto il sapore arcaico e austero di questo monumento e della sua iscrizione, come si diceva, in realtà è una consapevole finzione: proprio perché la fama e la ricchezza dei congiunti della defunta era tale che bastava nominarli per sapere di chi si stesse parlando, la tomba di una donna di così alta nobiltà non poteva che essere un monumento imponente ed indimenticabile, attraverso il quale tutta la famiglia dimostrava agli altri cittadini la sua potenza. Se la forma della tomba è semplice, così come la sua decorazione (un fregio continuo di bucrani interrotto solamente dall’iscrizione e da un rilievo rappresentante un trofeo d’armi ed un prigioniero collegato alle campagne in Gallia di Marco Crasso), se il tipo della tomba a tumulo, nella sua austerità è un richiamo alle più antiche tradizioni romane, le dimensioni sono di un’imponenza impossibile da raggiungere per chi non fosse stato parte della classe dominante. La tomba subì, nel corso dei secoli, spoliazioni, restauri e trasformazioni, illustrate in dettaglio nella sezione riguardante il Castrum Caetani. L’iscrizione e la tomba a cui appartiene sono datate alla fine del I sec. a. C., dopo la morte del padre di Marco Crasso. CIL: VI, 1274 |