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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Sextus Avonius Faustus Titolo Stele funeraria di Sesto Avonio Fausto Definizione Stele marmorea centinata con iscrizione funeraria. Ricomposta da due frammenti e decorata con pseudo-acroteri a palmette. Il frontoncino della stele presenta un timpano ornato di corona vittata. Fu rinvenuta lungo la via Appia prima della cosiddetta tomba di S. Urbano. Attualmente si conserva presso l’Antiquario del Mausoleo di Cecilia Metella. Misure pezzo da ricomporre Iscrizione D(is) M(anibus) Traduzione Agli Dei Mani e a Sexto Avonio Fausto, liberto di Marziale, stragulario. La moglie Avonia Primigenia, la figlia Avonia Soteris ed il liberto Sexto Avonio Valente posero al patrono che aveva ben meritato. Ti prego, o viandante, chiunque tu sia, di dire: o Avonio Fausto la terra sia per te leggera. Commento La stele presenta alcuni aspetti molto importanti, ad iniziare dalle “peregrinazioni” affrontate: infatti oggi la si può ammirare ricomposta e comprenderne il significato del testo, ma per lungo tempo le due metà, rinvenute separatamente ed in anni diversi, a causa della dispersione dei frammenti, non furono messe in relazione l’una con l’altra, ed ebbero vicende diverse, al punto che la parte sinistra è sempre rimasta nel Mausoleo mentre la metà destra era finita nell’Antiquarium Comunale del Celio. Fortunatamente, in questo caso, accortisi dell’unità del reperto, si è potuto ricongiungere il monumento. L’iscrizione menziona personaggi appartenenti alla classe sociale dei liberti. Il defunto Sexto Avonio Fausto è indicato come liberto di un Marziale e presenta una formula onomastica non comune: infatti l’indicazione del nome del patrono non è collocata dopo il gentilizio Avonio, secondo la norma, ma dopo il cognomen Fausto. Del dominus inoltre, si indica il nome personale invece del praenomen, il primo dei tre nomi dell’onomastica romana, residuo dell’originario nome personale. Il nostro personaggio svolgeva un mestiere molto particolare e raro: il termine stragulario infatti, mai attestato da altre iscrizioni, è stato collegato, dagli studiosi, con il sostantivo stragulum (in latino: coperta, drappo) e potrebbe indicare un commerciante di stoffe, pelli o drappi per vari usi. La moglie e la figlia potrebbero essere o liberte del defunto, come l’altro dedicante Sexto Avonio Valente, o liberte di un altro patrono della gens Avonia. I due cognomi femminili, Primigenia (latino) e Soteris (greco) sono comunemente diffusi non tra i cittadini romani ma in ambito servile-libertino. Le ultime due righe dell’iscrizione, a differenza del resto che è in prosa, sono scritte in poesia: si tratta di due versi, un esametro ed un pentametro comunemente usati nelle iscrizioni funerarie metriche. La formula metrica, per mezzo della quale la pietra tombale si rivolge ad ogni passante e lo invita ad augurare al defunto una felice esistenza ultraterrena, è attestata solo in altre due iscrizioni di Roma, in entrambi i casi abbreviata alle sole iniziali, mentre è molto comune in Spagna ed in Africa. E’ interessante ricordare che, al fine di ricostruire le trame del tessuto urbano e sociale delle famiglie romane (le gentes), il ritrovamento tra IV e V miglio della via Appia di iscrizioni sepolcrali menzionanti i Sexti Avonii, induce a supporre l’esistenza, in questo tratto della via, di un sepolcreto appartenente a tale famiglia, sito nell’area della vasta necropoli di età romana dove poi in seguito è sorto il Forte Appio. Le caratteristiche dei motivi decorativi della stele, l’impostazione del testo e la grafia suggeriscono una datazione tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. CIL, VI 12951 + 17768 Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma 262455 |