![]() |
|
Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
|
Home | Mappa del sito | Itinerario Virtuale |Storia | Archeologia | Vita Quotidiana| Religione | Immagini | Siti consigliati |
![]() |
Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
|
Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
|
Lucius Licinius Philero Titolo Lastra appartenente al monumento sepolcrale dei Licini Definizione Lastra di travertino scorniciata con iscrizione funeraria. Il campo epigrafico è delimitato da una cornice composta da un listello molto aggettante. Fu rinvenuta nel 1878 durante i lavori per la costruzione di Forte Appio. Attualmente si conserva nell’Antiquarium del Mausoleo di Cecilia Metella.
Misure
Altezza cm 38,5; larghezza cm75; spessore cm 18.
Iscrizione
L(ucius) Licinius L(uci) l(ibertus) Traduzione Lucio Licinio Philero, liberto di Lucio. Licinia Lycnis, liberta. Si concede agli eredi diritto di sepoltura nella tomba.
Commento L’iscrizione ricorda un uomo ed una donna, liberti dei Licini, che hanno dato loro il proprio gentilizio (corrispondente al nostro cognome): Lucio Licino Philero, liberto di un Lucio, e Licinia Lychnis. Si tratta forse di coniugi, ipotesi plausibile pur se il testo non specifica il legame che li univa. I nomi personali dei due defunti (in latino cognomina) ne rivelano le origini greche: quello della donna, Lychnis, derivato dal sostantivo greco lu/xnov (lampada) non è uno dei più diffusi dato che conta solo una quindicina di confronti urbani comprese le varianti Lychinis, Luchnis, Lucnis, Licnis, mentre quello dell’uomo, Phileros, è molto conosciuto e ricorrente nell’Urbe. Si noti la forma leiberta invece di liberta, che si può trovare nelle iscrizioni più antiche. L’epigrafe, incisa su una lastra probabilmente murata all’esterno del monumento funerario, doveva avere la funzione di segnalare oltre al nome dei defunti, le condizioni ereditarie del sepolcro con la formula che conclude l’epitaffio, heredem sequetur. Essa documenta il carattere ereditario e non strettamente familiare del sepolcro poiché entrambi i fondatori riconoscono pieno diritto di futura deposizione nella tomba anche agli eredi, membri o meno della famiglia. Il genere di manufatto con l’uso del travertino e il tipo di scorniciatura molto aggettante dal piano di scrittura, i caratteri grafici, l’elemento fonetico leiberta ed il formulario dell’iscrizione, riconducibile ad un elenco privo dell’indicazione agli Dei Mani, protettori dei defunti, suggeriscono una datazione entro il I secolo a.C.. CIL, VI, 21282 Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma 262418. |