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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Marcus Servilius Quartus Titolo Architrave frammentario appartenente al monumento sepolcrale di Marco Servilio Quarto Definizione Frammento di architrave con iscrizione funeraria. Il fregio è decorato con girali di acanto al cui centro si aprono dei fiori. Al di sotto kyma lesbio su architrave a due fasce. Fu rinvenuto sulla via Appia, sul lato sinistro della strada, di fronte al Forte Appio, da Antonio Canova nel 1808 e da lui murato insieme ad altri frammenti marmorei della decorazione architettonica del sepolcro, nell’ambito dei suoi interventi di sistemazione dalla via, sulla quinta architettonica appositamente innalzata, ancora oggi visibile. A ricordo dell’intervento di restituzione e valorizzazione fu inserita nella muratura, dallo stesso Canova, una lastra iscritta, tuttora presente, che, in latino, quando Roma apparteneva ancora allo Stato Pontificio, spiega che “Pio VII pontefice massimo provvide che si conservassero così in perpetuo i frammenti che il Canova scoprì presso questo sepolcro nell’anno 1808 e ne fece dono”. Iscrizione M(arcus) Servilius Quartus. De sua pecunia fecit Traduzione Marco Servilio Quarto. Edificò (il sepolcro) a proprie spese. Commento L’iscrizione appartiene, dunque, al sepolcro di Marco Servilio Quarto, che lo costruì a proprie spese. La precisazione sta ad indicare che esso non è opera di eredi o associazioni o collegi, come talvolta accade nel mondo romano. Dato interessante di questo monumento funerario è il ritrovamento, oltre che di alcuni elementi decorativi dell’edificio, anche di una statua femminile, oggi dispersa, forse riferibile alla moglie, e di quella togata di Servilio, ora nelle Collezioni Vaticane, con testa non pertinente di età antonina (seconda metà II sec. d.C.), sostituita all’originale. Da questi elementi e dal formulario e dai caratteri grafici del testo iscritto si ricava che il personaggio edificò il suo sepolcro in età tiberiana (14-37 d.C.) In assenza di resti strutturali dell’edificio funerario, diverse sono le ipotesi degli archeologi sulla sua forma architettonica: la ricostruzione dei frammenti marmorei della decorazione ha suggerito il tipo del mausoleo con recinto, ma recentissime indagini sulla sistemazione canoviana, hanno consolidato l’idea che essa sia stata un antesignano esempio di restauro filologico, cioè di un intervento che ha tenuto conto della struttura originale dell’edificio, e quindi sono giunte alla conclusione che si trattasse di un sepolcro ad edicola, corredato di iscrizione identificativa e delle immagini dei defunti. Il titolare del sepolcro, da quanto si deduce dall’ onomastica, era probabilmente un uomo libero, buone dovevano essere le sue condizioni economiche, anche se non risulta appartenere ai membri di rilievo della gens Servilia, nota da fonti epigrafiche e letterarie per aver fornito a Roma, fin dall’epoca repubblicana, consoli, proconsoli, senatori, un pretore, un actor iuris e che annoverava al suo interno anche personaggi femminili di rilievo. Inoltre questa famiglia, in età repubblicana, per rappresentare tangibilmente la propria rilevanza sociale, aveva voluto erigere il proprio sepolcro lungo la via Appia , allo stesso modo degli Scipioni, dei Metelli, dei Calatini. Infatti si attribuisce tradizionalmente ai Servili un edificio a destinazione funeraria, databile tra la fine del I secolo a.C. e l’età augustea, di cui si conservano resti presso il lato meridionale del recinto del mausoleo di Romolo al III miglio della via dalla cui costruzione fu compromesso. Altri Servili di estrazione sociale più modesta erano incinerati in un colombario rinvenuto nel 1881 presso villa Wolkonsky, alle pendici dell’Esquilino. Ma la diffusione del gentilizio non consente di accertare collegamenti tra i vari Servilii e la famiglia principale anche perché le testimonianze epigrafiche di personaggi con questo nome sono attestate su tutto il territorio urbano. CIL, VI, 26426 Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma: 402626 |