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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Marcus Papinius Zibax Titolo Cippo appartenente al monumento sepolcrale di Marco Papinio Zibax
Definizione
Cippi
gemelli di peperino centinati
con iscrizioni funerarie con il medesimo testo. Scheggiature presenti su
entrambi, in alto a sinistra e a destra, interessano parte delle iscrizioni. In basso il foro
passante per il palo di sostegno che li ancorava meglio al terreno, nel
quale venivano conficcati. Furono rinvenuti nel
1878 durante i lavori per la
costruzione di Forte Appio, ancora interrati, ad una
distanza l’uno dall’altro di 2,50 metri, con la fronte iscritta rivolta
verso la campagna (in agro). Attualmente sono
conservati nell’Antiquarium del
Mausoleo di Cecilia Metella.
Misure cippo A Altezza cm 111; larghezza cm 47,3; spessore cm 32.
Misure cippo B Altezza cm 126; larghezza cm 49; spessore cm 25. Iscrizione cippo A [M(arcus) P] apini[us] [Quinti] M(arci) l(ibertus) Zibax, locum sibei et sueis liberteis, con = liberteis, conliber = tabus dat. In front(e) p(edes) XII, in agr(o) p(edes) XII. Iscrizione cippo B M(arcus) Papini[us] Q(uinti)M(arci) l(ibertus) Zib[ax], locum sib[ei] et sueis liberteis conleiberteis conli = bertabus dat. In front(e) p(edes) XII, in agr(o) p(edes) XII. Traduzione Marco Papinio Zibax, liberto di Quinto e di Marco, edifica la tomba per sé, i suoi liberti, i conliberti e le conliberte. L’area sepolcrale misura in larghezza 12 piedi in profondità 12 piedi. Commento Si può notare nel testo latino l’uso del dittongo ei per i in sibei, sueis liberteis e conliberteis, resa fonetica diffusa in età più antica. Le epigrafi, identiche (tranne la divisione di parola alle rr. 5-6) ed incise su due cippi uguali, ci presentano un defunto con un nome di origine tracia, Zibax, mai attestato nelle iscrizioni urbane e che ben si addice alla sua condizione sociale. Dall’iscrizione vengono infatti forniti dati interessanti su alcuni aspetti della condizione di liberto nel mondo romano: il defunto era stato schiavo di due patroni quasi certamente fratelli, Quinto e Marco, che lo hanno affrancato e gli hanno dato il gentilizio Papinio. Analogamente egli, dopo la sua liberazione, ha potuto avere degli schiavi, a loro volta divenuti suoi liberti, i quali insieme ai suoi compagni di schiavitù poi liberati, i colliberti, sono beneficiari del monumento sepolcrale da lui approntato (locum dat). Nel complesso si trattava di persone con legami non necessariamente di sangue, che però, in virtù della pratica della manomissio (affrancamento) con conseguente trasmissione del gentilizio del padrone, diventavano membri della stessa famiglia (gens), i Papini. La presenza di più cippi con lo stesso testo era frequente, anche se non è altrettanto frequente il loro ritrovamento (a causa dei fenomeni di dispersione e riutilizzo che investono i reperti archeologici e soprattutto le iscrizioni); indica che essi, spesso in numero di quattro, erano stati posto lungo il perimetro (agli angoli) dell’area sepolcrale entro cui sorgeva il vero e proprio sepolcro, per segnalare non solo l’identità dei defunti, ma soprattutto i limiti della proprietà ed evitarne appropriazioni indebite. L’iscrizione si conclude infatti con l’indicazione delle misure di questa area sepolcrale destinata alla tomba, area di metri 3,54 x 3,54 (12 x 12 piedi) prese lungo la strada (in fronte) e verso la campagna (in agro). I caratteri della scrittura, le suddette particolarità fonetiche, ed il formulario in forma di elenco e non di dedica, inducono ad una datazione di fine I secolo a.C. CIL, VI, 23770 a. Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma 262426 CIL, IV, 23770 b. Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma 262425. |