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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Publius Cacurius Philocles Titolo Blocco appartenente al monumento sepolcrale di Publio Cacurio Filocle Definizione Blocco di travertino con iscrizione funeraria, mutilo nella parte superiore e ribassato in quella inferiore, scheggiato in più punti. Di provenienza incerta, forse è stato rinvenuto sulla via Appia all’altezza di Porta Capena. Si conserva attualmente poco dopo il quadrivio formato con le vie Erode Attico e Tor Carbone, sul lato sinistro della via Appia. Misure Altezza cm 60; lunghezza cm 109; spessore cm 35. Iscrizione [P(?)]
Cacurius P(ubli) l(ibertus) Traduzione (Publio?) Cacurio Filocle, liberto di Publio, dall’ara marmorea; Cacuria Calliopa, liberta di Publio; Melia Terra, di Cacurio r (ha curato la risistemazione del sepolcro?). Commento L’iscrizione ricorda due liberti di un Publio Cacurio. Si tratta di Cacurio Filocle, che quasi certamente, in base alle norme che regolano la trasmissione dei nomi tra patrono e liberto, aveva come prenome Publio, qui scomparso nella caduta della pietra, e Cacuria Calliopa. Non si può tuttavia escludere che la donna fosse liberta di Filocle, il quale, infatti, una volta affrancato dal suo dominus, avrebbe potuto a sua volta disporre di schiavi e liberarli. La possibilità che fosse anche compagna di vita può essere più dubbia per la presenza, nell’iscrizione, di un’altra donna, Melia Terra, forse lei coniuge di Filocle che si è presa cura di far risistemare il monumento funerario come parrebbe suggerire la lettera R, forse una sigla per indicare verbi come refecit, restituit. Ma nella parte finale dell’iscrizione permangono dubbi causati dalla mutilazione della pietra. Il testo dell’iscrizione contiene un’importante indicazione topografica: Cacurio Filocle lavorava in una zona della città definita ab ara marmorea (cioè presso l’ara marmorea), forse un’area centrale di Roma, sede di attività commerciali ed artigianali. A questo luogo si fa riferimento in altre tre iscrizioni, una delle quali rinvenuta anch’essa sulla via Appia presso Porta Capena. Anch’esse però, non forniscono dati più precisi circa l’esatta ubicazione di questa ara marmorea. Da parte di alcuni studiosi è stato ipotizzato che tale denominazione fosse un nome popolare per designare l’Ara Pacis, il grande altare dedicato a Roma nel 9 a.C. dopo le vittorie di Augusto in Spagna e Gallia, ad auspicio della pacificazione dell’impero. Tuttavia, in considerazione che, almeno nel caso di questa iscrizione, databile ancora in età cesariana (intorno alla metà del I sec. a.C.), la citazione sarebbe precedente all’edificazione dell’Ara Pacis, si è invece ritenuto che essa indicasse un altro altare, che tuttavia rimane sconosciuto. Si potrebbe trattare allora della prima ara edificata in marmo, elemento che la distingueva dalla maggior parte della coeva edilizia in travertino, tanto da meritare tale definizione, usata anche negli anni in cui l’uso del marmo era diventato abituale. CIL, VI, 10020 Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma 402543. |