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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Lucius Arellius Diophantus Titolo Blocco appartenente al monumento sepolcrale di Lucio Arellio Diofanto e Titinia Nobile Definizione Blocco marmoreo curvilineo con iscrizione funeraria. Sul lato frontale il campo epigrafico è riquadrato da una semplice cornice. Si conserva nei pressi del probabile luogo di ritrovamento. Se ne ipotizza la pertinenza al nucleo cementizio di un mausoleo circolare su podio a pianta quadrangolare sito di fronte ai cosiddetti Sepolcri Laterizi, a destra di un alto sepolcro a torre. Misure Altezza cm 63; larghezza cm 127; spessore cm 45. Iscrizione
L(ucio) Arellio Glabrai l(iberto) Traduzione A Lucio Arellio Diofanto, liberto di Glabra, e a Titinia Nobile, sua consorte. Commento Nel testo latino si può notare la forma Glabrai e Titiniai invece di Glabrae e Titiniae cioè l’uso della terminazione arcaica del dativo. In questa iscrizione sepolcrale si ricordano Lucio Arellio Diophanto, liberto di un Glabra, che con la libertà gli diede anche il prenome Lucio ed il gentilizio Arellio, e la sua consorte Titinia Nobile. Il gentilizio ed il cognome del defunto, Arellio Diofanto, sarebbero di unica attestazione a Roma così come il cognomen del suo patrono, Glabra. A giudicare dai nomi, Titinia Nobile non sembrerebbe appartenere alla classe dei liberti sebbene siano frequente negli epitaffi le omissioni di questa indicazione spiegabile come aspirazione all’ascesa sociale. L’epigrafe incisa sulla superficie di questo blocco, tondeggiante perché adattato all’andamento della parete di un sepolcro a pianta circolare, mostra un’apprezzabile esecuzione delle lettere, grandi, larghe e ben incise nonostante un’impaginazione, che sembra risentire di un errato calcolo degli spazi. Questa coppia di defunti conosceva un certo benessere economico considerando la tipologia di tomba prescelta, un monumento circolare e non una semplice sepoltura in un colombario: è indubbio che la dipendenza da un patronus comportasse vantaggi personali anche nel senso di acquisizione di sicurezza economica. Per la grafia e per gli arcaismi presenti nel testo esso si può ascrivere al I secolo a.C. CIL, VI 12289
Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma: 400884. |