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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Aurelia Macarianes Titolo Sarcofago frammentario di Aurelia Macariane Definizione Parte frontale di sarcofago di marmo, ricomposto da sette frammenti, decorato con strigilature e con iscrizione incisa entro una tabella ansata. Ai lati della tabella due pilastrini scanalati con base modanata e capitelli corinzieggianti. Il testo iscritto, lacunoso nella parte superiore destra, è attraversato da un profondo solco verticale. Fu rinvenuto tra 1850 e 1853, poco dopo il cosiddetto tumulo degli Orazi, durante gli scavi diretti dal Canina per conto del Governo Pontificio. Si conserva attualmente presso l’Antiquarium del Mausoleo di Cecilia Metella. Misure Altezza cm 76,5; larghezza cm 212; spessore cm 8. Iscrizione
D(is) [M(anibus)]. Traduzione Agli Dei Mani. Ad Aurelia Macariane, moglie dolcissima, che visse ventotto anni, sei mesi, diciotto giorni e sei ore, Inaco pose alla meritevole moglie. O amabile Macariane! Commento Epitaffio sepolcrale di Aurelia Macariane, morta all’età di ventotto anni, postole dal marito Inaco. Alla defunta, scomparsa in giovane età, sono ripetutamente riferiti elogi, che ne sottolineano, con affettuosa tenerezza, un carattere amabile ed amorevole pur nella convenzionalità dei termini. Il cognome greco della donna, Macariane, sembrerebbe di unica attestazione a Roma mentre il gentilizio, Aurelia è ben documentato. Conosciamo Inaco, consorte della donna, anche dalla sua iscrizione funeraria, rinvenuta come questo sarcofago presso la via Appia (epigrafe ricomposta al M.N.R. numero inventario 262300 + 262339 = CIL, VI 8505 sin.). Da questa lastra ricaviamo una serie d’informazioni sul suo conto: anche lui era un Aurelio, in particolare un liberto imperiale, che svolgeva mansione di tabellarius ovvero apparteneva al gruppo di corrieri e messaggeri, che schiavi o liberti imperiali, erano impiegati presso le diverse stazioni postali dell’amministrazione statale: proprio sulla via Appia, al V miglio, poco prima di Casal Rotondo, furono rinvenuti i resti di un piccolo edificio a servizio del transito lungo la via, identificabile con un albergo (deversorium) o con una stazione di posta (statio). Di questo stesso personaggio è menzionato anche il cepotaphium ossia il giardino intorno alla tomba. Doveva trattarsi di un terreno abbastanza esteso con alberi da frutto e filari di vite, il tutto cinto da mura, sì da creare l’aspetto di un bosco sacro. L’identità del gentilizio potrebbe lasciar supporre che anche Aurelia fosse una liberta, con ogni probabilità del pari imperiale, sebbene non si faccia menzione della sua condizione. La scelta del sarcofago quale monumento funerario per conservare le spoglie mortali di Macariane, conferma l’agiatezza economica che ai due coniugi doveva provenire dal servizio dell’uomo presso la casa imperiale. Il sarcofago, di buona fattura, è detto strigilato perché la cassa è decorata da una serie di scanalature ondulate, che richiamano la forma dello strigile, strumento costituito da un manico dritto e da una parte ricurva, che gli atleti passavano sul corpo dopo il bagno per detergerlo. Per quel che concerne la datazione, tenendo conto della tipologia del supporto e dell’onomastica, si può proporre una collocazione cronologica di fine II – inizi III secolo d.C. CIL, VI 8505 dex. Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma: 262481. |