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Parole di pietra La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia |
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Itinerario virtuale
tra le epigrafi. Elenco delle epigrafi |
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Modalità di fruizione:
Guida alla lettura Secondo Miglio
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Supsifana Nice
Titolo Definizione Due Blocchi marmorei parallelepipedi con iscrizione funeraria. Entrambi hanno, sulla fronte, un andamento curvilineo; sono ricomponibili, presentano scheggiature lungo i lati ma, il blocco A è mutilo a sinistra e intero a destra, mentre il B è fortemente lacunoso. Attualmente si conservano lungo la via Appia, nei pressi del probabile luogo di rinvenimento. Misure Altezza non rilevata; lunghezza cm 114 ; spessore cm 28. Iscrizione blocco A [S]upsifana T(iti) l(iberta)
Nice blocco B [heredes
+ --] Traduzione blocco A Supsifana Nice liberta di Tito, Tito Supsifano Nicephor liberto di Tito, Tito Supsifano Frugi, liberto di Tito e di una donna. Supsifana Nice liberta di Tito ordinò nel suo testamento la somma di sesterzi[- - -] blocco B e che fossero due eredi [- - -]. Il monumento fu costruito con 27.500 sesterzi. di Tito Supsifano Nicephor, liberto di Tito e di una donna e di Marco S[- - -] Commento Iscrizione funeraria che ricorda tre colliberti: una donna, Supsifana Nice, e due uomini, Tito Supsifano Nicephor, e Tito Supsifano Frugi. La seconda parte dell’iscrizione indica l’esecuzione della volontà testamentaria della defunta: la donna infatti, aveva destinato una somma di denaro, probabilmente per la cura del sepolcro, della cui entità si è perduta traccia a causa della perdita di parte del testo. Conosciamo invece la notevole somma spesa per la costruzione del sepolcro, 27.500 sesterzi; con una cifra tale, nel I sec. d. C., una famiglia di tre persone poteva coprire le proprie necessità alimentari per quasi tredici anni. La realizzazione del sepolcro fu curata dai due eredi della donna, probabilmente i due uomini che compaiono in fondo al testo. Si può facilmente supporre che la cifra necessaria alla conclusione dei lavori fu superiore a quella stanziata dalla donna, e che tale ampliamento del programma finanziario si debba alla generosità dei due eredi, che secondo un uso frequente nel mondo romano, ritengono doveroso registrare sulla pietra l’accaduto. Conosciamo l'identità del primo degli eredi, Tito Supsifano Nicephor, il cui nome è registrato sulla seconda riga superstite del blocco b, mentre il nome del secondo è purtroppo perduto. Dal punto di vista dell’onomastica è degno di nota il gentilizio Supsifanus, molto raro, e testimoniato a Roma solo in tre casi: Titus Supsifanus Antiochus (CIL, VI 27012a), Supsifana Lucifera (CIL, VI 18587), che non indicano il loro stato sociale, ed il più interessante (dal nostro punto di vista) Titus Supsifanus Metrodorus, liberto di Tito, ricordato nell’iscrizione CIL, VI 27022, il quale potrebbe essere un colliberto dei nostri defunti. I cognomina, di origine greca i primi due, di ascendenza latina Frugi, sono molto diffusi tra gli schiavi ed i liberti. I blocchi presentano sulla faccia iscritta un caratteristico andamento curvilineo, che ci consente di attribuirli ad un sepolcro circolare, verosimilmente quello vicino al luogo in cui giacciono. I blocchi dovevano essere posti a contatto l’uno sotto l’altro e le loro indicazioni completate su almeno un altro blocco contiguo, di cui era stato rinvenuto un altro frammento iscritto, ora purtroppo perduto, con l’indicazione di una somma di denaro, forse inerente alla cifra stanziata dalla donna per la manutenzione del sepolcro, e con parte di un cognome, probabilmente quello del secondo personaggio che ha curato l’erezione del monumento. L’iscrizione si data al I secolo dopo Cristo. CIL, VI 27023 Inventario della Soprintendenza Archeologica di Roma: 398501 e 398502 |