Ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologica di Roma
  Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Itinerario virtuale tra le epigrafi.
L'epigrafia e la ricerca bibliografica.

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CIL

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Mappa interattiva e ricerca di epigrafi

Elenco delle Epigrafi
 

La parola CIL, seguita da un numero romano e da un numero arabo, presente nelle schede di molte epigrafi dell’itinerario, è l’abbreviazione del titolo in latino Corpus Inscriptionum Latinarum, cioè Raccolta di Iscrizioni Latine. Coloro che si occupano di discipline archeologiche e filologiche, interpretano immediatamente la sigla e sanno in che cosa consista la raccolta; i non addetti ai lavori, invece, necessitano di alcune delucidazioni, che, inoltre, facilitano la comprensione dell’epigrafia e della disciplina che la studia. 

Si tratta di una  pubblicazione di eccezionale  importanza, divisa in vari volumi, redatta in lingua latina, realizzata  a partire dalla metà dell’800, in gran parte entro i primi anni del XX secolo, a cura dell’ Accademia di Berlino, che attualmente non può ritenersi terminata, nonostante l’edizione di  vari supplementi.

Essa  fu creata allo scopo di unificare ed organizzare in una raccolta le iscrizioni latine, che fino ad allora state descritte frammentariamente da centinaia di eruditi durante i secoli precedenti. Alla guida del comitato costituito allo scopo fu Theodor Mommsen (1817-1903), insigne studioso del mondo romano ed autore di fondamentali pubblicazioni su svariati argomenti e problematiche ad esso inerenti, già professore di diritto romano prima a Lipsia poi a Zurigo, che  consacrò cinquant’anni della sua propria, a partire  dal 1853 fino alla morte, alla realizzazione di questa imponente opera, che ancora oggi costituisce, oltre che un modello ineguagliabile di raccolta epigrafica per completezza, metodo e rigore scientifico, anche uno strumento  bibliografico  imprescindibile per lo studio delle discipline archeologiche.

Nel Corpus, infatti sono state edite  tutte le iscrizioni latine, note ai compilatori,  relative all’intero territorio dell’Impero romano sino alla sua  caduta, appartenenti a qualsiasi classe (pubblica, sacra, sepolcrale, onoraria, rupestre, graffiti etc.), e presenti  su ogni supporto epigrafico (per lo più pietra e bronzo) tranne che su papiro.  Alla base della raccolta c’è  un  lavoro  di ispezioni sul territorio,  effettuate di persona dai compilatori delle schede, con la finalità di vedere direttamente il reperto  e  leggere il testo e nel tentativo di replicare l'originale nel modo più fedele possibile, con i mezzi allora a disposizione.  Nei casi in cui un'iscrizione, precedentemente citata, si rivelasse  irreperibile, gli autori provarono ad ottenere una lettura accurata confrontandone  le versioni di coloro che avevano visto l'originale.

Attualmente il CIL raccoglie circa 180.000  iscrizioni, divise in 17 volumi, identificati con numeri romani, ciascuno corrispondente ad una partizione geografica cui appartengono le iscrizioni raccolte, ad eccezione dei volumi I, XV e XVI e XVII, rispettivamente relativi alle iscrizioni cronologicamente riconducibili ad una età anteriore alla morte di Cesare, alle iscrizioni urbane incise su oggetti d’uso comune e le attestazioni di congedo dalla ferma per i militari e alle pietre miliari.

All’interno di ciascun volume le epigrafi sono ordinate secondo una numerazione progressiva.  Le descrizioni,  a parte gli ultimi fascicoli (ad esempio pars. VIII, del vol. VI dedicato alle iscrizioni urbane), non includono le  foto dell'iscrizione originale; ogni iscrizione viene, altresì,  riportata tramite una trascrizione che ne riproduce, approssimativamente, l’originale,  ne evidenzia le parti mancanti, con caratteri diversi secondo le varie situazioni. E’ inoltre corredata da un apparato critico che descrive sommariamente il reperto, e riporta le notizie note in merito alla sua collocazione,  alla provenienza, alle vicende subite,  alle precedenti edizioni.

Le iscrizioni della città di Roma, cui appartengono anche quelle della via Appia, sono raccolte nel volume VI del CIL, che è infatti quello nominato in calce alle schede relative al percorso virtuale di questo sito.

Le iscrizioni presenti nel CIL possono, naturalmente, essere state studiate e ulteriormente pubblicate in vari repertori successivamente all’edizione della raccolta e l’insieme dei contributi scientifici costituiscono il corredo bibliografico di ciascuna iscrizione.

In questo lavoro si  è scelto di non riportare in calce alla scheda epigrafica tutto il corredo bibliografico esaminato per la sua realizzazione, limitandosi invece  alla sola indicazione del CIL, che costituisce una sorta di dato identificativo di base,  attraverso il quale il fruitore in possesso di  conoscenze specifiche  può ampliare la propria ricerca.

Inoltre esistono, anche se la circostanza non si è presentata per i testi epigrafici selezionati  per questo itinerario, moltissime iscrizioni,  che allo stato attuale non sono state oggetto di specifico studio e pubblicazione.

Oltre, naturalmente, ad un “innumerevole numero” di reperti epigrafici non ancora restituiti all’attuale conoscenza, che ancora celano il proprio antico  messaggio.