Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Religione. Iside
Indice degli argomenti:

Cibele

Iside

Decio e Paolina

Il mito di Osiride

Navigium Isidis

Il miracolo della pioggia

Sistro, patera e situla

Iside

Origini, poteri e funzioni.

Il culto della dea è originario dell’Egitto, dove si praticava fin dal IV millennio a.C.. Con la conquista romana dell’Egitto, ebbe ampia diffusione in tutte le province dell’Impero. Per scriverne il nome, gli Egizi usavano un geroglifico che simboleggiava un trono, perché credevano che lei fosse la base della potenza del dio Sole, suo figlio Horus, ma anche la fonte del potere del faraone. Strettamente collegato alla dea è il mito di Osiride, in cui si raccontano le peripezie affrontate dalla dea e dalla sua famiglia, la sua vittoria e la riconquista del potere di suo figlio Horus. Le funzioni principali di Iside, per gli antichi, erano quelle di sposa e madre; ma già durante il regno dei faraoni, furono molto apprezzate le sue qualità di potente maga e guaritrice; soprattutto, si credeva che la dea garantisse ai suoi fedeli la salute fisica (come aveva fatto con il piccolo Horus) e la vita eterna (perché era stata in grado di resuscitare Osiride). Per i faraoni, Iside era colei che assicurava al sovrano la stabilità del potere: con la sua protezione, questi poteva superare ogni difficoltà e conquistare la vita eterna ottenendo addirittura un posto al fianco di Osiride nel suo regno.

Arrivo ed accoglienza a Roma

Dopo la morte di Alessandro Magno il macedone, che aveva conquistato anche l’Egitto, uno dei suoi generali, Tolomeo I, divenne re della terra bagnata dal Nilo. Sotto il regno suo e dei suoi successori, Osiride cambiò nome, e fu chiamato Serapide, ed il suo culto, insieme a quello di Iside, godette di una rinnovata popolarità, diffondendosi in tutto il Mediterraneo. Era il III secolo avanti Cristo, ed Iside era nota e venerata già da 2000 anni. Nell’isola greca di Delo le fu eretto un grandioso tempio, perché Iside, la dea dai 10000 nomi, era considerata anche la signora delle acque. Delo era frequentata dai mercanti di tutto il Mediterraneo, compresi quelli italici; alcuni di loro, convertiti alla fede in Iside, finanziarono la costruzione a Pompei (ed in altri luoghi della penisola) dei templi a lei dedicati. Quando Roma conquistò tutta l’Italia, i popoli sottomessi portarono nell’Urbe le loro credenze: fu così che, diffuso soprattutto tra schiavi e liberti, il culto di Iside giunse nell’Urbe, dove nel I secolo avanti Cristo, fu costruito il primo tempio della dea, l’Isium Metellinum, chiamato così dal nome del suo fondatore, Publio Cecilio Metello Pio. A Roma, il culto isiaco era inizialmente diffuso tra gli strati subalterni della popolazione, e raccolse le ostilità della nobiltà. Tuttavia, i triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Lepido, nel 43 a.C., un anno dopo la morte di Giulio Cesare, per ingraziarsi il popolo, costruirono in onore della dea l’Iseo Campense (detto così perché edificato nel Campo Marzio), il tempio isiaco più importante della città. Quando crollò la Repubblica ed Ottaviano fondò l’Impero prendendo il nome di Augusto nel 27 a.C., il nuovo imperatore, pur osteggiando la maggior parte dei culti orientali, non prese decisioni sfavorevoli nei confronti del culto isiaco. Caligola, Nerone e Domiziano furono gli imperatori che più di tutti, nel I secolo dopo Cristo, favorirono il culto di Iside ed i culti orientali in genere, mentre Tiberio, il figlio adottivo di Augusto punì severamente i seguaci della dea in seguito allo scandalo di Decio e Paolina. Come i triumviri, questi imperatori, favorendo Iside, cercavano di conquistarsi la stima ed il consenso del popolo. Nel II secolo dopo Cristo, Adriano mostrò un’attenzione tutta particolare ai culti egizi, stavolta per un vero interesse religioso e personale. Marco Aurelio contribuì molto alla diffusione del culto isiaco in tutto l’impero, soprattutto dopo che un sacerdote egizio compì per lui un miracolo. Settimio Severo era molto devoto a Serapide, e suo figlio Caracalla, che amava farsi ritrarre vestito come un faraone, nelle monete si fece raffigurare accanto ad Iside, in onore della quale edificò e restaurò molti templi, soprattutto a Roma. Con Caracalla, il culto di Iside raggiunse l’apice della sua popolarità ed influenza. Nel IV secolo dopo Cristo, sotto Graziano, la festa del navigium Isidis era ancora praticata con grande sfarzo; solo con Teodosio I, che vietò tutti i culti pagani, il successo di Iside venne meno.

Trasformazioni ed iconografie nel mondo greco-romano.

Iside fu sempre vista dagli egizi soprattutto come madre solerte e sposa fedele. Quando la dea fu conosciuta e venerata da altri popoli, come i greci, i macedoni ed i romani, i nuovi fedeli iniziarono a raffigurarla in maniera diversa rispetto a quella usata dagli egizi: Iside fu dunque scolpita e dipinta in maniera tale da assomigliare ad altre divinità greche e romane. Quest’uso consentiva a chi non era egizio di avvicinarsi al culto della dea con più facilità. Tra i tipi di raffigurazione più diffusi, citiamo: 1) Iside lactans, raffigurata seduta in trono mentre allatta Horus bambino; 2) Iside-Sothis, che siede, velata e ammantata, sul cane che rappresenta la stella Sirio (Sothis in egizio) mentre regge nella destra un sistro e nella sinistra una patera; 3) Iside-Fortuna, chiamata in greco Iside-Tyche o Isityche, è abbigliata con una tunica ed un mantello annodato sul petto, il capo è ornato da un disco solare piumato, con la destra regge un timone (simbolo del suo dominio sul fato) ed una cornucopia; 4) Iside-Artemide, con la faretra a tracolla; 5) il tipo “canonico” in quanto più diffuso di tutti in epoca romana, in cui Iside, in piedi, regge un sistro nella destra ed una situla nella sinistra.

 

Luoghi di culto a Roma.

Come si accennava più indietro, l’Iseo Campense era il santuario isiaco più importante di Roma. Costruito nel 43 a.C. dai triumviri nei pressi della zona occupata in seguito dal Pantheon, era inserito all’interno di un ambiente egittizzante: nelle vicinanze infatti sorgeva il Mausoleo di Augusto, ornato da una coppia di obelischi gemelli, la piazza dell’Orologio Solare (oggi S. Lorenzo in Lucina), costruita ed arricchita da questo imperatore con un obelisco del faraone Psammiteco II, e, sempre in epoca augustea, due tombe piramidali occupavano il posto delle moderne chiese gemelle di Piazza del Popolo. L’Iseo Campense ospitava molte importanti sculture, alcune provenienti addirittura da Hebit, il più antico luogo di culto della dea in Egitto; quando Tiberio lo fece distruggere nel 19 d.C., persino le statue sacre furono gettate nel Tevere. Il tempio fu poi restaurato da Caligola; Vespasiano e Tito vi trascorsero la notte precedente al loro trionfo in cerca di sogni profetici; Domiziano lo restaurò e lo abbellì dopo l’incendio dell’80 d. C.. La cura del monumento fu sempre appannaggio degli imperatori, fino al bando dei culti pagani di Teodosio I. In epoca tarda fu confuso con un tempio dedicato a Minerva (che effettivamente era nelle vicinanze), tanto che la chiesa che fu costruita nell’VIII secolo dopo Cristo al di sopra dei resti dell’Iseo fu chiamata S. Maria sopra Minerva.

Luoghi di culto lungo la via Appia.

Nel 1745 fu ritrovata un’ara di marmo lungo il terzo miglio della via Appia, in quello che allora si chiamava Campo di Bove. Su questa ara, l’augure Lucio Scipione Orfito, nel 295 d. C., fece iscrivere una dedica a Giove Ottimo Massimo, al Sole Invitto e a Serapide, il nome ellenistico di Osiride, marito di Iside. Scipione Orfito compare in altre iscrizioni, e tutte menzionano il nome di divinità orientali. Il benestante augure doveva dunque essere un devoto fedele di queste divinità, compresa Iside (anche se non la nomina), data la sua conoscenza di Serapide (il cui culto era legato a quello di Iside in maniera strettissima).

Nei pressi di Nemi, raggiungibile sia da Genzano che dalla via Virbia, un diverticolo dell’Appia, sorgeva il santuario di Diana Nemorense. In questo santuario, oltre al tempio di Diana, c’era anche un piccolo tempio dedicato ad Iside: le due dee erano accomunate per la loro funzione di protettrici delle partorienti. La presenza di Iside a Nemi è da mettere forse in relazione con l’egittomania di Caligola, che possedeva una villa in questa zona insieme a due sontuose navi-palazzo ormeggiate nel lago di Nemi, ritrovate negli anni 1929-1930. E’ probabile che queste due navi venissero impiegate da Caligola per la celebrazione del navigium Isidis.