Ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologica di Roma
  Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Riferimenti Storici.
Due restauri del Canina sul IV miglio della Via Appia

Indice degli argomenti:

Classi sociali

Fasi della conquista romana

Monumenti del IV miglio

Onomastica

Struttura militare di Roma antica

Tutela storica

Magistrature di Roma antica

La via Appia ed i monumenti che su di essa si affacciavano, nel corso dei secoli, sono stati oggetto non solo di saccheggi e spoliazioni, ma anche di importanti interventi di recupero e restauro, come quelli eseguiti nel XIX secolo da Luigi Canina.  Luigi Canina fu un celebre architetto ed archeologo: nacque nel 1795 a Casale Monferrato, ebbe stretti rapporti con Antonio Nibby, professore di archeologia dell’università La Sapienza di Roma. Nel 1839, in seguito alla prematura scomparsa del Nibby, il Canina ne ereditò la carica di Commissario delle Antichità di Roma, incarico affidatogli dalle autorità ecclesiastiche; tale scelta fu determinata dalla feconda attività precedente del Canina, tra cui spiccano la creazione dei nuovi ingressi di Villa Borghese, i pregevoli rilievi del Colosseo presentati all’Accademia di S. Luca, ed i volumi della Architettura antica descritta e dimostrata coi Monumenti, una collana edita in parte dal Canina stesso, presso la calcografia che egli approntò nella sua residenza.

Un settore dell’Appia che ricevette particolare attenzione da parte del Canina fu il IV miglio: poco dopo il sepolcro di Marco Servilio Quarto, si può ammirare, infatti, una successione straordinariamente pregevole di monumenti sepolcrali, che costituiscono un fondale indimenticabile al tracciato viario, costituendone per certi aspetti l’essenza stessa di memoria.

Spicca tra di essi la Tomba dei figli di Sesto Pompeo Giusto. Abbiamo qui la dimostrazione delle tecniche ottocentesche della quinta a cornice, evidenziante l’iscrizione commemorativa (CIL VI 24520) inglobata in un solenne sfondo architettonico, che toglie ai frammenti quei caratteri di caotica dispersione per secoli descritti dai visitatori. L’intervento di restauro non prevale sul valore dell’iscrizione sepolcrale, ma è coeso ed in un certo senso potentemente funzionale ad essa.

Apprendiamo così, che Sesto Pompeo Giusto, console nel 14 d. C., lamenta con toni accorati la triste fine dei propri figli adolescenti con formulazione stilistica, di grande pregio formale; leggendo le parole fatte incidere dall’illustre personaggio, tornano alla mente le straordinarie formulazioni letterarie, relative al lutto, degli autori classici.

Se la nostra sensibilità di uomini contemporanei è toccata dalle analoghe invocazioni di dolore di Carducci o di Ungaretti, non può certo rimanere indifferente di fronte a questi antichi dolori, che l’uomo latino affidava al sepulcrum, caratterizzato da un valore sociale di gran lunga superiore al ruolo attuale.  

Poco oltre, le tecniche ricostruttive del Canina ci restituiscono, tra tanto altro, un importante intervento sul Monumento funerario di Tiberio Claudio Secondo Filippiano. Frammenti della superficie esterna originaria, in travertino, sono inseriti nell’intervento restaurativo in una quinta ricostruttiva, anch’essa tesa a fungere da cornice per l’iscrizione centrale (CIL VI 1859).

La sistemazione complessiva del monumento è particolarmente felice e dotata di una certa dignitosa solennità, grazie alla collocazione rispetto alla via, alle dimensioni, all’equilibrio tra le parti che lo compongono.

L’iscrizione commemorativa è caratterizzata da uno stile sobrio ed asciutto, e con poche parole racconta al visitatore tutto quello che c’è da sapere sul defunto: le numerose qualifiche del liberto imperiale Tiberio Claudio Secondo Filippiano, e le persone che gli furono care. Nelle iscrizioni familiari, troviamo toni commossi da parte della consorte Flavia Irene, ed un dolce riferimento al figlio, Tiberio Secondino. Una serie incrociata di dediche familiari, che rendono con chiarezza la forte correlazione esistente nella società romana tra l’idea della famiglia, della vicinanza sentimentale tra parenti sia in vita che in morte, della persistenza delle qualità morali ed anche sociali, e l’importanza del ricordo.

In conclusione, i monumenti e le testimonianze che si affollano sull’Appia, ad una lettura più attenta, più sensibile, possono avvicinarci alla sensibilità ed al modo di vita antico con una forza ed una immediatezza difficilmente eguagliabile; preservare e valorizzare questo ricco patrimonio di monumenti, vicende, sentimenti è sicuramente uno dei compiti più importanti che la nostra civiltà è chiamata ad assolvere, con quell’atteggiamento amorevole che ispirò anche i grandi artisti del XIX secolo.