Ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologica di Roma
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La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Riferimenti Storici.
Le forze armate di Roma antica

Indice degli argomenti:

Classi sociali

Fasi della conquista romana

Monumenti del IV miglio

Onomastica

Struttura militare di Roma antica

Tutela storica

Magistrature di Roma antica

Terminate le guerre civili, che segnarono la fine della Repubblica, Augusto (30 a.C. - 14 d.C.) provvide a riorganizzare l’ esercito permanente e professionale a garanzia della pace e della sicurezza dell’Impero.

Da Augusto in poi, le forze armate erano poste sotto il comando supremo dell’imperatore, che lo esercitava per mezzo di delegati, i legati Augusti. L’esercito era composto dalle legioni e dai corpi ausiliari, gli auxilia.

Le legioni, vero e proprio nerbo dell’esercito, in numero iniziale di 28 furono ridotte dall'Imperatore Augusto a 25 dopo la disfatta di Varo (9 d.C.), quando le truppe germaniche comandate da Arminio distrussero ben tre legioni (XVII, XVIII, XIX) mai più rimpiazzate.

Il loro numerò salì a 29 sotto i Flavi (69-96 d.C.), a 30 in età traianea (98-117 d.C.) e a 33 con Settimio Severo (193-211 d.C.).

Ogni legione era contrassegnata da un numero d’ordine e da appellativi riferiti all’origine, al tipo di reparto o ancora a importanti trascorsi. Il comandante in capo di ogni legione era il legatus Augusti, appartenente al rango senatorio, scelto tra gli ex-consoli e gli ex-pretori. Lo stato maggiore del legatus era costituito da sei tribuni militum, uno detto laticlavius (perché la fascia color porpora della sua tunica, il clavus, era larga) proveniente dalla classe senatoria, e cinque detti angusticlavi (perché il clavus della loro tunica era stretto) di rango equestre. La legione si componeva di dieci coorti, ovvero di reparti di fanteria comandati dai praefecti, ufficiali di rango equestre. Ogni coorte era costituita da 480-600 uomini ad eccezione della prima che ne contava 800-1000 e si suddivideva in sei centurie, a capo di ognuna delle quali era posto un centurione (un ufficiale subalterno), da cui la centuria prendeva il nome. La legione disponeva inoltre di un contingente di cavalleria di cui facevano parte 120-300 uomini ripartiti in turmae o squadroni, comandati da praefecti. La cavalleria contava anche un reparto di veterani, che, pur terminato il servizio militare, potevano ancora rimanere nell’esercito per incarichi speciali.

Le legioni erano composte da cittadini romani, ed il periodo di ferma durava vent’anni.

Alle legioni si affiancavano le milizie ausiliarie, gli auxilia, che erano costituiti non da cittadini romani, bensì da peregrini reclutati nelle province, e da contingenti forniti dagli stati alleati. Gli auxilia erano formati da alae, cohortes e numeri. Come le legioni, gli auxilia erano stanziati nelle province non pacificate.

Le alae, erano contingenti di cavalleria di sostegno alla legione; si componevano di 500 o 1000 uomini e perciò erano dette alae quingenariae o milliariae, ed erano divise in 12 o 24 squadroni (turmae). Il comandante dell’ala era un praefectus, ufficiale di rango equestre, posto sotto il coordinamento del legato della legione della quale il contingente era a supporto.

Le alae erano contraddistinte da numeri e nomi derivati per lo più dal popolo presso cui erano state reclutate o destinate oppure dal nome del prefetto, che per primo le aveva comandate o formate.

Le cohortes ovvero reparti di fanteria, disponevano di un organico di 400 o 1000 uomini a seconda che si trattasse di una coorte quingenaria o milliaria ed erano individuate da un numero e un appellativo. La forza numerica ne determinava la suddivisione in 6 o 10 centurie. In alcune coorti dette equitatae militavano anche cavalieri.

Nei numeri, si inquadravano quei reparti militari, di consistenza variabile, caratterizzati dal fatto di essere composti interamente da soldati appartenenti ad uno specifico popolo alleato a Roma, e che pertanto in combattimento mantenevano l’armamento e l’ufficialità nazionale.

La ferma nelle milizie ausiliarie aveva una durata di venticinque anni. Al suo termine si concedeva al soldato la cittadinanza romana (e questo in realtà era il movente più importante che spingeva i peregrini ad arruolarsi).

Gli effettivi dell’esercito romano ammontavano verosimilmente a circa 300 – 360.000 uomini, per metà legionari e per metà ausiliari. Tali forze erano stanziate nelle province e prevalentemente presso il Reno, il Danubio e la Siria, i confini più esposti.

Per quanto riguarda le forze navali, la marina disponeva in Italia di due basi principali, Ravenna sull’Adriatico e Miseno, presso Napoli, sul Tirreno; nel resto del Mediterraneo, l’azione della flotta partiva da una rete di porti minori. Grazie al lavoro degli studiosi, è stato possibile capire anche l’importanza della flotta militare fluviale dislocata lungo il Reno ed il Danubio, per mezzo della quale si poteva controllare con più facilità il tormentato confine europeo dell’impero.

Compito dei contingenti navali (classes), era quello di sorvegliare il bacino occidentale ed orientale del Mediterraneo a difesa di attacchi nemici, garantire una sicura navigazione e compiere azioni di polizia a tutela dei porti e delle città.

I classiarii non svolgevano soltanto mansioni propriamente legate alla funzione militare, ma anche connesse alla loro abilità tecnica di marinai come manovrare il velarium nell’anfiteatro flavio, destinato a riparare dal sole gli spettatori e all’organizzazione delle naumachie come quelle di Augusto sul Tirreno e quelle di Claudio nel lago Fucino.

Il comando di ogni flotta stanziata nella penisola italiana era affidato ad un prefetto di rango equestre, il praefectus classis, coadiuvato, dopo Nerone, da un sottoprefetto. Il praepositus reliquationi, ufficiale di grado inferiore ai due ammiragli, si occupava invece dei depositi o delle riserve, mentre il nauarchus era il comandante di una divisione assistito da un centurione. Anche le flotte dislocate nelle province dell’Impero Romano erano poste sotto il comando di prefetti di estrazione equestre e centurioni legionari.

L’equipaggio delle flotte era composto da liberti e peregrini arruolati nelle province imperiali (Germania, Sardegna, Tracia, Cilicia, Poesia, Ponto, Asia, Siria, Egitto). Dopo aver svolto un periodo di ferma, prolungato a 28 anni fra il 145 ed il 217 d. C. come altri corpi militari, i classiarii ricevevano la cittadinanza romana per sé, i figli ed i discendenti, oltre al diritto di contrarre matrimonio.

Le navi da guerra erano le liburnae, mentre le flotte fluviali erano composte dalle fusorie, identificate da nomi allegorici, di divinità, di un popolo oppure di un fiume. Gli studiosi hanno stimato che il numero dei classiarii si aggirasse tra 40.000 e 45.000 unità.

Augusto infine istituì anche corpi paramilitari di stanza a Roma: le coorti pretorie, le coorti urbane e le coorti dei vigili. Le coorti pretorie, capeggiate dal prefetto del pretorio (il grado più alto della carriera equestre) erano nove in tutto ed erano formate da mille uomini ciascuna. I pretoriani erano reclutati all’interno dell’aristocrazia italica e si facevano carico della sicurezza dell’imperatore e della sua famiglia; dapprima sparsi in più punti nell’Urbe, sotto Tiberio (14-37 d.C.) ebbero il proprio quartier generale nei castra Praetoria, caserme situate presso il colle Viminale. Il loro servizio aveva una durata di 16 anni e la retribuzione era tripla rispetto a quella delle legioni.

Compiti di polizia municipale erano affidati alle coorti urbane (inizialmente 3, il loro numero fu poi portato a 4) alle dipendenze del praefectus urbi, esponente di altissimo grado della classe senatoria. Le 7 coorti dei vigili erano destinate alla sorveglianza notturna della città e a combattere gli eventuali incendi. Le loro stazioni di guardia si trovavano in ciascuna delle 14 regiones, i rioni in cui era suddivisa Roma, ed un loro reparto era acquartierato anche ad Ostia. A presiedere questa milizia era il praefectus vigilum, funzionario di rango equestre.L’arruolamento nelle forze armate avveniva intorno ai vent’anni e attraeva non solo giovani proletari, ma anche giovani appartenenti alle classi medie sia per motivi d’ordine pratico che di prestigio. Infatti allo stipendium (paga) si aggiungevano donativi periodici e alla fine della ferma veniva corrisposta ai veterani una liquidazione, in denaro o lotti di terreno.

Inoltre, il servizio militare offriva concrete possibilità di miglioramento della propria posizione economica e sociale. Ad esempio dai ranghi dei semplici soldati (milites) era possibile avanzare fino alla posizione di primus pilus ovvero il centurione di più alto grado di ogni legione, e ottenere così l’ingresso al rango equestre, da cui si poteva accedere alle alte cariche amministrative dello stato riservate a questa classe.

Per gli appartenenti ai ceti equestre e senatorio prestare il servizio militare era obbligatorio, qualora volessero ricoprire funzioni importanti nell’amministrazione statale. Ad esempio, per i senatori, era impossibile ricoprire la carica (civile) di pretore senza aver prestato servizio, in precedenza, come tribuno angusticlavio. A fronte di quest’obbligo, era garantita a senatori e cavalieri la militanza nel gruppo degli ufficiali maggiori.