Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Vita quotidiana. Essenze profumate.

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Essenze Profumate

Già nel mondo greco l’uso di queste essenze era molto comune e la loro natura accendeva la fantasia popolare generando leggende e miti: lo storico Erodoto elenca l’incenso, la mirra, il cinnamomo ed il ladano ed afferma che l’incenso è protetto da serpenti alati, il cinnamomo si raccoglie in nidi inaccessibili, che bisogna strappare al cielo ed il ladano, così profumato, si deve estrarre dalla barba fetida dei montoni. E’ chiaro nella descrizione di Erodoto che le piante del culto e della seduzione non possono essere coltivate. Secondo il naturalista Plinio, anche se il profumo aveva larga diffusione, l’albero dell’incenso restava ancora sconosciuto e leggendario, nonostante che le armate romane fossero, a quel tempo, in gran misura penetrate in Arabia.

Cinnamomo

Tale nome deriva da un termine greco di origine orientale, KINNAMONOM. Il cinnamomo si ricava dalla corteccia di alberi del genere Cinnamomum; e la qualità più pregiata si ottiene dal Cinnamonum zeylanicum, albero originario dallo Sri Lanka e coltivato in Asia sud-orientale, Antille Guyana e Brasile. Noi conosciamo il cinnamomo con il suo nome più comune, cannella (tra i vari tipi: cannella regina, cannella cassia, cannella comune), dal gradevole odore e buon sapore ed inoltre largamente utilizzata in campo alimentare e farmaceutico.

Incenso

Il nome deriva dalla parola sudarabica IBNY, che sembra indicare qualcosa di bianco; si riferisce ad un lattice che si estrae due volte l’anno, tramite un’incisione sul tronco dell’albero omonimo. Era considerato una spezia di un certo pregio, tanto che una libbra del miglior incenso valeva, a Roma, 6 denari pari a 62 grammi d’argento. Era impiegato in profumeria e medicina per preparare balsami o fumigazioni; veniva inoltre bruciato durante le cerimonie rituali ed i funerali, come ancora oggi si usa nelle nostre chiese.

Ladano (o Labdano)

Il termine greco ladanon indicava una resina oleosa ricavata dalle foglie di vari tipi di alberi, che crescono lungo il bacino del Mediterraneo. Per mezzo di tale resina si ottengono olii essenziali, con eccellenti proprietà fissatrici, ampiamente impiegati in profumeria ed in farmacia.

Mirra

Il nome di questa sostanza deriva dalla parola MURR, che in semitico vuol dire “amaro”. E’ una resina aromatica giallastra, prodotta da un albero. Era usata in profumeria ed in medicina, il suo odore provocava effetti euforici fino all’estasi. In stato liquido era utilizzata nella toilette e nei cosmetici. A Roma la mirra valeva otto volte più del prezioso incenso, il suo prezzo giungeva fino a 50 denari la libbra, pari al costo di 520 grammi d’argento.

Alessandro Magno incensa gli Dei

Sappiamo dallo storico Plutarco (vissuto tra la metà del I e il primo quarto del II secolo d.C.) che quando Alessandro Magno, durante la sua conquista dell’Oriente,  dopo una terribile battaglia, conquistò Gaza (terminale sul Mediterraneo della via degli incensi), fu assalito dai ricordi : “mandò al suo precettore Leonida 500 talenti d’incenso (duemila seicento chili), ricordandosi l’augurio che gli aveva rivolto quando era bambino. Sembra, infatti, che Leonida, vedendo un giorno Alessandro, durante un sacrificio, prendere a piene mani l’incenso per farlo bruciare, gli avesse detto: «Alessandro, quando avrai conquistato il Paese dell’incenso, tu potrai spanderne in grande quantità, ma, ora, serviti di quello che possiedi con parsimonia». Ecco il motivo per cui Alessandro gli scrisse :«Ti mando incenso e mirra in grande quantità perché tu smetta di essere avaro verso gli Dei»”.

Nerone e le sue pazze spese

Nella Roma di età imperiale veniva fatto un consumo sfrenato dell’incenso durante le numerose cerimonie pubbliche in onore delle divinità, degli imperatori e dei membri della casa imperiale, ma in particolare ci stupisce la notizia riportata dal naturalista Plinio il Vecchio (scrittore vissuto nel I secolo d.C.) secondo cui Nerone, ai funerali di Poppea, (la seconda moglie, sposata dopo aver eliminato la prima moglie Ottavia, appena ventenne), fece bruciare una quantità di incenso superiore alla produzione di un intero anno in Arabia.

Mito di Mirra

Mirra fu una giovane donna, figlia del re di Cipro di origine fenicia, che si innamorò del padre. Riuscì a giacere con lui con un inganno e quando il re scoprì con orrore l’identità della sua amante, la inseguì cercando di ucciderla. Mirra fuggì per palmeti, lungo le rive d’Arabia fino al paese di Saba (localizzabile nell’attuale Yemen), dove gli Dei, che ebbero pietà del suo dolore, la trasformarono nell’albero della mirra. Secondo un altro mito la scorza dell’albero si spezzò per far nascere Adone, il dio dei profumi, l’amante di Venere.