Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Vita quotidiana. Moda e stoffe

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Moda e stoffe nel mondo romano

I tessuti prodotti nel mondo romano erano essenzialmente di lana, di lino, e, più costosi, di seta. A seconda della lavorazione, dallo stesso materiale si potevano ricavare filati più grossolani o finissimi, con differenze di qualità e quindi di prezzo.

La lana

I vestiti di lana erano di largo uso tra i poveri, anche se lane più delicate erano riservate ai ricchi. In età antica la lana veniva filata con il fuso e tessuta sui telai sia nelle officine tessili sia nelle case private, dove ogni giorno, la padrona stabiliva  la quantità difilato da produrre. Questa antichissima tradizione decade verso la fine dell’età repubblicana e, soprattutto  nell’alta società, si preferisce acquistare gli abiti confezionati nelle officine tessili o textrinae.  La tintura della lana, nelle officine, poteva avvenire prima e dopo la tessitura perché  si tingevano sia la lana grezza, che le stoffe nuove già tessute. La lana tinta costava assai poco, dai 2 ai 4 assi la libbra (1 asse = 0,10 denari). Buoni filati di lana si producevano  in tutta Italia, ma le lane di Canosa di Puglia erano considerate eccellenti; le migliori stoffe di lana erano quelle prodotte a Mileto (Asia Minore), mentre il Nord Europa, soprattutto la Gallia Belgica, era noto per la produzione di lane grezze e pesanti,  adatte ai climi rigidi.

Il lino

Veniva prodotto, fin dalle età più antiche, in Egitto e poi importato in Italia come merce di gran pregio; rinomato era il finissimo Bisso, mentre dalla Spagna venivano le tele grezze usate per confezionare le vele.

La seta

Prima dell’importazione della seta dalla Cina, in tutto il bacino del Mediterraneo era in uso un tessuto leggerissimo e quasi trasparente, prodotto nell’isola di Coo, simile ad un velo, che, secondo Plinio, faceva sembrare nude le donne. La seta era prodotta in Cina fin dal III millennio a.C.; già prima del III secolo a. C., in Occidente venivano importati sia il filato che le stoffe tessute. Le vie della seta passavano per la Cina, il Pakistan e la Mongolia, ma la produzione destinata all’Occidente partiva dalla Siria, in particolare dalle città di Tiro e Berito, dove si trovavano numerose ed importanti industrie che, oltre a tessere le sete, le tingevano di color porpora, grazie alla vantaggiosa possibilità di trovare, a poco prezzo, il mollusco murex  da cui si estraeva il prezioso colore. A causa dell’alto costo, la seta pura non era un tessuto molto diffuso e, in Italia, le stoffe di seta venivano disfatte e ritessute su un ordito di altra fibra, producendo così una quantità doppia di misto seta.

Pellame e cuoio

Le pelli servivano  per produrre cinture, generalmente in cuoio per gli uomini, in pelli morbide e colorate per le donne. Di pelle, oltrechè in stoffa e in paglia, erano anche le borsette femminili, a forma di pochette o di secchiello, con doppio manico o senza manici, da tenere in mano, al braccio o anche da attaccare alla cintura. Anche i cappelli, usati dal popolino e non dai personaggi di alto rango, potevano essere in pelle. Di feltro invece era il pileus , un cappello portato, ben calzato, dall’imperatore Nerone quando, dopo il crepuscolo, andava in giro in incognito per le bettole e vagava nei vari quartieri folleggiando.