Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Vita quotidiana. Apparitores

Indice degli argomenti:

Apparitores

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Apparitores.

Gli apparitores (dal verbo apparere, stare agli ordini) erano, nella maggior parte dei casi, impiegati pubblici al servizio dello Stato o dei municipi. Prestavano il loro ufficio tanto presso i magistrati maggiori come consoli, pretori, censori e più tardi presso gli imperatori, quanto a fianco di  quelli inferiori, come edili curuli, questori, decemviri, tribuni ed edili della plebe magistratus, per i Romani, era un termine con cui si indicava un alto funzionario pubblico con competenze sia politiche che amministrative, e non esclusivamente giudiziarie.

L’incarico degli apparitores generalmente aveva la durata di un anno, quanto le cariche magistratuali, ed era a vita solo per i membri delle decurie. La retribuzione dell’erario, aes apparitorium o merces, piuttosto esigua, era spesso arrotondata da introiti derivati da altre entrate, più o meno lecite.

Gli apparitores, in genere cittadini liberi oppure liberti degli stessi magistrati e più raramente schiavi, godevano di prestigio sociale e privilegi ed erano organizzati in decurie ovvero corporazioni, regolate da norme speciali e presiedute dai sexprimi.

In auge fin dall’ultimo secolo della repubblica, il complesso sistema gerarchico in base al quale erano classificati gli apparitores vedeva al vertice quattro categorie principali: gli scribi (scribae librarii), funzionari di segreteria addetti all’erario e responsabili dei registri pubblici; i messaggeri (viatores), i littori (lictores), guardie dei magistrati ed esecutori dei loro ordini di citazione o punizione, e gli araldi (praecones). Gli scribi rappresentavano il grado più elevato dell’ordo apparitorum ed in virtù della loro buona posizione potevano accedere, se liberi, all’ordine equestre.

Esistevano anche categorie inferiori di apparitores come quelle dei facchini (geruli) o dei suonatori di flauto (tibicines).

Forniti di apparitores erano anche i sacerdozi pubblici, a servizio dei quali vi erano i ministri dei sacrifici (victimarii), gli aruspici, (haruspices) consultati per spiegare sia il significato di prodigi eccezionali che per prevedere il futuro attraverso l’esame delle viscere degli animali, i tibicines, che suonavano lo strumento detto tibia durante le cerimonie rituali, i calatores, che, assegnati a singoli sacerdoti, erano incaricati di far mantenere il silenzio nello svolgimento del rito, i pullari, che si occupavano dei pasti dei polli sacri.

Anche privati cittadini, ovviamente dotati di patrimonio da amministrare potevano avere al loro servizio scribi o messaggeri.