Parole di pietra
La vita dell'antica Roma raccontata dalle epigrafi della via Appia

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Vita quotidiana. Sacra Via

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I romani indicavano le strade cittadine con il nome di vici, e, nel caso di strade in salita, clivi. Le grandi strade extraurbane, invece, erano denominate con il termine via. Ma, all’interno della città esistevano due strade contraddistinte, per la loro importanza ed antichità (si riteneva che fossero state tracciate al tempo dei re), dal nome di via: si tratta della Sacra via e della più recente Nova via.

La Sacra via nel corso dei secoli mutò in maniera considerevole, non solo a causa della costruzione di importanti edifici sui suoi lati, come i santuari di Vesta e quello dei Lari e dei Penati, ma anche in seguito ai lavori di ricostruzione (che interessarono buona parte del centro della città) effettuati dopo l’incendio neroniana del 64 d. C..

Prima del famoso incendio, il percorso della Sacra via ci è descritto con precisione da Varrone  e da Festo, vissuti, rispettivamente intorno alla metà del I secolo a.C. e nel II d. C. Entrambi  distinguono un tracciato breve ed uno più lungo, noto quasi solamente agli esperti.  Il primo partiva dalla Porta Mugonia, sul Palatino, ed era compreso tra la Regia e la casa del Rex sacrorum.  Il secondo andava dall’Arx capitolina (il punto più alto del Campidoglio, da cui gli auguri traevano i loro auspici) fino al Sacello di Strenia, sulle Carinae (la sella compresa tra l’Esquilino e la Velia, piccolo colle spianato negli anni ’30 per l’apertura di via dei Fori Imperiali). La Sacra via dunque costeggiava la Basilica Emilia, raggiungeva il Comizio e da qui saliva verso l’Arx.

Secondo le più antiche tradizioni, la Sacra via deve il suo nome ai sacrifici che vi compirono Romolo e Tito Tazio quando si riconciliarono. Ed in effetti, ancora nel periodo tardoantico, alla fine della strada si potevano osservare le statue dei due re.

Ma, con maggior probabilità il nome Sacra deriva dal fatto che la strada correva dalla casa del Rex Sacrorum, vicina alla Casa delle Vestali, fino alla Regia, e che era fiancheggiata da alcuni dei santuari più importanti della città. 

Le processioni più importanti, ed i cortei trionfali si svolgevano su tutto il percorso della Sacra via,  e terminavano di fronte al tempio di Giove Capitolino; perciò, il nome della strada, già durante l’antichità, fu esteso al tratto che va dall’arco di Costantino a quello di Tito. Molti autori moderni chiamano Sacra via, il tratto di strada che corre lungo il lato meridionale del Foro, davanti alla Basilica Giulia, mai ricordato con questo nome nelle fonti antiche. 

 

Secondo quanto ci raccontano gli storici antichi, i re Numa Pompilio, Anco Marzio e Tarquinio il Superbo abitarono lungo la Sacra via. Durante la repubblica, la via ospitava le case di molte famiglie importanti, come i Valerii, gli Scipioni e gli Ottavii. In epoca imperiale, la Sacra via perde il carattere di strada aristocratica per diventare un’importante arteria commerciale. Molte iscrizioni di Roma, infatti, nominano gioiellieri, orefici, mercanti di perle (vedi la scheda di ), incisori di cammei ecc. che si definiscono “de sacra via”.

La Sacra via subì un’ulteriore modifica quando Adriano fece costruire il tempio di Venere e Roma; in momenti successivi, le case e le botteghe sul lato settentrionale furono abbattute per far posto ad importanti edifici, come il Tempio di Faustina e quello c. d. di Romolo. Il nome della strada, a differenza del suo percorso, rimase immutato almeno fino all’VII sec. d. C., quando la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo (ora scomparsa) aveva il titolo “ in sacra via ”. E’ solo in un periodo successivo che la strada, perso il ricordo delle tradizioni pagane, venne definita solo come “selciata”, in silice, appunto, come si apprende dai documenti di età medievale.