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dal Fondo Gismondi: il Salone dei Trionfi

Articolo di Alessandra Ten, tratto dal catalogo della mostra Ricostruire l'Antico prima del virtuale. Italo Gismondi. Un Architetto per l'Archeologia (1887-1974), a cura di Fedora Filippi, Roma 2007

Salone dei Trionfi. Disegno di Italo GismondiIl documento  consiste in un bozzetto realizzato da Gismondi per la Sala della Vittoria nella Mostra Augustea della Romanità. L’ambiente riprodotto corrisponde infatti alla descrizione riportata per questo spazio nel catalogo dell’esposizione: La volta della sala imita le forme e la tecnica costruttiva di una volta romana di ambiente termale, impostata su base ottagona e con lucernario rotondo al centro. Anche la cornice d’imposta è d’imitazione romana1.

Dall’esame del disegno il vano si configura in realtà come un’architettura più complessa: la sproporzione tra i lati conferisce infatti alla pianta una forma particolare, che si delinea più come un quadrato con angoli sostituiti da brevi tratti obliqui che non come un ottagono. Nella copertura, provvista di oculo, questa peculiarità trova una soluzione abbastanza insolita per l’architettura romana, dando luogo a una cupola composta generata dall’alternanza di falde, poggiate sui lati minori, e ampie unghie impostate sugli archi che sovrastano i passaggi. La dilatazione della prospettiva, che contribuisce ad aumentare l’anomalia della volta e che ha come punto di vista il lato breve opposto a quello rappresentato nel fulcro, scaturisce dalla necessità di restituire integralmente due dei quattro passaggi ai vani cui l’ambiente dava accesso; le aperture sono diaframmate da due colonne con capitelli corinzi. Una trabeazione modanata sottolinea il passaggio alla copertura; al di sopra, sulla verticale dei passaggi, tre archi di scarico impostati su pulvini ripartiscono il carico sui sostegni verticali. La mancata segnalazione dei rivestimenti tradisce la volontà di evidenziare le parti ossaturali della costruzione, per le quali Gismondi adottò una cortina laterizia.

La ricerca di un confronto puntuale tra l’oggetto di questa restituzione e le costruzioni antiche sopravvissute non trova riscontri; essa sembra piuttosto rappresentare la sintesi di soluzioni planimetriche e strutturali che peculiarizzano alcune tra le architetture più originali e riuscite dell’età imperiale.

Ci si riferisce, ad esempio, al volume definito dalla volta su pianta poligonale con funzioni di raccordo tra gli ambienti circostanti, un organismo che ricorda da vicino l’aula ottagona della Domus Aurea. Il tipo di copertura trova invece confronti nella cupola del cosiddetto tempio di Venere a Baia o nella semicupola del Serapeo a Villa Adriana, che, sebbene in forme più proporzionate, scaturiscono ugualmente dalla composizione alternata di spicchi veloidici e sferici. Infine l’utilizzo di vaste aperture scandite da due colonne e protette da tre archi di scarico su pulvini richiama le analoghe soluzioni adottate per le nicchie nel tamburo del Pantheon.

Matita su carta lucida 000 x 000

Inv. 1809

1 Mostra Augustea della Romanità. Catalogo, Roma 1938, p. 9.

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