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Ricostruire l'Antico prima del virtuale.
Italo Gismondi. Un Architetto per l'Archeologia (1887-1974)

Dal 20 aprile al 1 luglio 2007
Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps
Piazza di Sant’Apollinare 48, Roma.

Foto di Italo GismondiE’ a tutti noto il plastico che riproduce Roma antica all’epoca dell’imperatore Costantino, conservato nel Museo della Civiltà Romana e realizzato sulla base dei disegni di Gismondi, eppure pochi conoscono l’enorme messe di lavoro prodotta in quasi settant’anni di attività. Un lavoro che oggi appare ancor più interessante perché, pur vivendo nell’epoca del virtuale, davanti ai suoi disegni ancora ci chiediamo quale fu il metodo di Gismondi nel rilievo prima, nella ricostruzione dell’architettura antica poi, fino alla concezione di quella visione tridimensionale urbana del paesaggio di Roma antica che lo portò alla realizzazione del plastico o meglio dei tanti plastici, che oggi costituiscono la sua eredità più conosciuta. Che cosa c’era, insomma, dietro quegli esiti “spettacolari” che hanno così profondamente influenzato la formazione dell’immagine, anche popolare, di Roma antica quale ci è pervenuta nelle rielaborazioni cinematografiche che sull’opera del Gismondi si sono nel tempo fondate?

Foto di Italo GismondiTale tema del metodo di una concezione tridimensionale dell’Antico è tanto più attuale e, in un certo senso impellente, se si considera la vertiginosa diffusione nel settore dell’archeologia delle esperienze nel 3D informatico. Dunque, attraverso Gismondi, ci pare possibile ragionare sulle forme e sui limiti della ricostruzione dell’Antico, oggi.  

La forza di Gismondi è quella di collegare in un’unica visione la planimetria di dettaglio – di un edificio, un monumento -  con l’insieme topografico e, sul piano tridimensionale, la ricostruzione in elevato di un edificio con il paesaggio urbano. E’ in tale capacità di connessione che si riconosce il tratto peculiare che fa di Italo Gismondi una personalità speciale.  Se egli trasse ispirazione dalle realizzazioni dei “panorami della Roma antica” così famosi in Europa a fine Ottocento, certamente Gismondi proseguì autonomamente la sua esperienza sviluppando una visione di Roma antica resa suggestiva e innovativa dalla materia e dalla tecnica dei plastici. La lezione che ci ha lasciato è proprio nell’aver ancorato la sua opera al dettaglio, a quegli appunti misurati davanti ai muri che erano sempre alla base del suo lavoro, e di aver utilizzato la ricostruzione tridimensionale come momento di verifica delle conoscenze sul monumento, tenendo saldo il rapporto tra la scala topografica e l’organismo edilizio.

Tra le lastre fotografiche del Gismondi sono state ritrovate riproduzioni di suoi progetti di gioventù, il primo data al 1908 l’ultimo al 1915, con i quali partecipava ai concorsi di architettura, talora vincendoli. Si tratta di un lato inedito della figura gismondiana di cui è stata evidenziata l’ispirazione viennese. Viene da chiedersi quale avrebbe potuto essere lo sviluppo della sua professionalità, se egli non avesse incontrato l’archeologia, anche se diede comunque un contributo all’architettura contemporanea, se pensiamo quale influenza le sue ricostruzioni grafiche delle domus di Ostia Antica ebbero sulle elaborazioni e i progetti di una particolare fase dell’edilizia romana e, in particolare, del quartiere della Garbatella, cui si riferisce una sezione della mostra.

Quando disegna appunta su piccoli fogli a margine del rilievo a matita misure e osservazioni, come testimoniano alcuni carnet in mostra. Poi torna al suo tavolo piano per ricomporre e ragionare, con il supporto delle fotografie da lui stesso scattate.

Emerge con chiarezza che i rilievi di Gismondi sono realizzati in fasi successive, sul campo e al tavolo, ciò che può costituire un limite se paragonato ai successivi sviluppi della metodologia del rilievo archeologico e monumentale, ma certamente traspare un’opera di ricomposizione, di controllo del dato.

Ma c’è un’osservazione centrale che non può essere sottaciuta: Gismondi lavora in solitudine. Non emerge dai suoi lavori un rapportarsi scientifico con gli archeologi né, viceversa, si coglie l’instaurarsi di un dialogo, uno scambio di dati, di indicazioni da parte degli archeologi verso di lui. Lavorò con Giuseppe Lugli, Guido Calza, Carlo Anti, Luigi Pernier, Antonio Maria Colini per citare i più importanti, ma per essi Gismondi fu soprattutto il rilevatore, l’illustratore magistrale delle loro pubblicazioni. Forse il suo approccio all’architettura antica fu così “strutturale” e “funzionale”, così legato ai materiali, alle logiche dell’architettura e della statica, così tecnico, che  probabilmente fu il suo stesso linguaggio ad isolarlo. Nel Gismondi rilevatore impressiona la capacità di controllo topografico dell’impianto planimetrico, come emerge con chiarezza, ad esempio, dai disegni preparatori del plastico di Roma imperiale, ma soprattutto dalla sua famosa planimetria dei Fori Imperiali, dove inoltre trova particolare esaltazione la raffinatezza del tratto a inchiostro nero sulla carta da lucido. Le diverse versioni dal 1933 al 1941 mettono in evidenza il progredire del lavoro. In mostra si presenta l’originale inedito della versione del 1941, che fu poi  pubblicata dal Lugli  impoverita graficamente, avviandosi subito quel processo di semplificazione a “cartina” che perdura tuttora. 

Altri bei disegni in mostra i rilievi tecnici dello Stadio di Domiziano, attualmente sottoposti a verifica archeologica, ma anche un accurato lavoro inedito, che si presenta in mostra, di sovrapposizione tra l’assetto cinquecentesco della piazza e la ricostruzione tridimensionale dello stadio.

Un altro documento in mostra è la pianta del porto traianeo, ad acquarello, che regge ancor oggi al confronto topografico e planimetrico con i rilievi più aggiornati, ed è questo uno dei rari disegni a colori, dove probabilmente è il paesaggio naturale del luogo del porto di Traiano a prendere il sopravvento nella resa, sempre tecnica, del disegno.

La figura di Gismondi restauratore è esaminata dalla mostra di Palazzo Altemps  in particolare attraverso il lavoro al Planetario delle Terme di Diocleziano, dove l’architetto si apre alla progettazione museale. Un discorso a parte meritano i teatri che hanno costituito nel tempo un tema ricorrente del Gismondi: tipico della sua epoca per i risvolti di utilizzazione per spettacoli e turistici, possiamo citare due tra quelli di cui si occupò, il teatro di Ostia, insieme con Calza e Raffaele De Vico negli anni Trenta fino a quello di Tuscolo quando, ormai in pensione,  ne progettò non solo il restauro, ma anche la “rifunzionalizzazione”, come si direbbe oggi. Anche in questo caso mosse dal rilievo accurato, dalla comprensione del monumento antico.

La mostra è curata da Fedora Filippi.

Salone dei Trionfi. Disegno di Italo Gismondi

I. Gismondi, ricostruzione ideale dello stadio di Domiziano (Archivio storico SAR, Palazzo Altemps, inv. 1798), tratto dal catalogo della mostra Ricostruire l'antico prima del virtuale. Italo Gismondi. Un Architetto per l'archeologia (1887-1974) a cura di Fedora Filippi.

Informazioni

Palazzo Altemps
Piazza di Sant’Apollinare, 48 (presso Piazza Navona)
http://archeoroma.beniculturali.it/MNRAltemps

Orari della mostra

Aperto tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00.
Visita guidata gratuita ogni ora.
Chiuso lunedì
Il biglietto consente l’accesso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano

Ingresso

Biglietto intero: € 9,00; ridotto: € 6,00

Informazioni

Pierreci

Tel. +39 06 39967700

www.pierreci.it

Catalogo Quasar 

360 Pagine, 365 foto, prezzo 20 Euro. 

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