Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
Palazzo Altemps

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Mostra "I colori dell'Archeologia"

La documentazione archeologica prima dell'introduzione della fotografia a colori (1703-1948)

Progetto dell'Archivio storico di Palazzo Altemps (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma)

A cura di Luigia Attilia e Fedora Filippi
Allestimento a cura di Marina Magnani Cianetti

Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Ambientali
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
in collaborazione con il Deutsches Archäologisches Institut in Rom, l'Archivio di Stato di Roma e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio.
Realizzata con i contributi di Air Dolomiti e del Gruppo CAM

Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano
Piazza dei Cinquecento, Roma
Dal 18 dicembre 2009 al 5 aprile 2010.
Orario: ore 9 - 19,45
Lunedì chiuso. Chiuso 25 dicembre e 1 gennaio

Per informazioni e biglietti: http://archeoroma.beniculturali.it/luoghi/museo_nazionale_romano/terme_diocleziano/
Il biglietto comprende anche la visita alle diverse sedi del Museo Nazionale Romano e ha validità di 3 giorni.

Approfondimento

Oggi siamo abituati a tirare fuori dalla tasca una minuscola macchina fotografica e a impossessarci in un attimo di un'immagine a colori, anche complessa e preziosa come un quadro antico esposto in un museo. A tal punto che spesso, anche per studiare, preferiamo osservare i dettagli di una fotografia digitale.

Ma non è sempre stato così.

Come erano documentate e illustrate sui libri le scoperte archeologiche prima dell'introduzione della fotografia a colori? E in particolare le scoperte di pitture antiche nelle quali il colore rappresentava un elemento fondamentale? La mostra cerca di raccontare, attraverso più di cento disegni e acquerelli conservati in diversi Archivi di Roma la storia della formazione della documentazione dei ritrovamenti archeologici dell'Urbe nel tempo a partire dal 1703 fino al 1948.

L'esposizione, curata dall'Archivio Storico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma si è avvalsa di prestiti e di collaborazioni scientifiche preziosi offerti dall'Archivio di Stato di Roma, dal Deutsches Archäologisches Institut in Rom e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio.

La registrazione del dato archeologico al momento della sua scoperta e la sua successiva elaborazione costituiscono una fase fondamentale per conoscenza dei resti antichi: il disegno, e attraverso di esso, la ricomposizione e la comprensione del manufatto antico, in un periodo nel quale non vi era altro mezzo per documentare "i colori dell'archeologia", spesso nella consapevolezza che quel foglio di cartoncino disegnato e acquerellato sarebbe rimasto l'unica testimonianza di un patrimonio archeologico destinato a perdersi, come avvenne in diverse occasioni, è protagonista assoluto nella trasmissione della conoscenza.

Molti dei disegni a colori esposti erano portati dagli studiosi alle riunioni scientifiche e accademiche per illustrare e confrontare i ritrovamenti, quali antesignani degli odierni Power Point. E possiamo anche riflettere sul fatto che a quel tempo gli stessi viaggiatori amavano fissare in schizzi, spesso anche in acquerelli, i paesaggi e le rovine, come oggi facciamo con le fotografie.

Emerge con chiarezza, dalla lettura delle carte d'archivio, la consapevolezza diffusa, espressa soprattutto dai tanti architetti, ingegneri e pittori che lavoravano alla documentazione dei grandi scavi di Roma legati alle trasformazioni della città della fine dell''800, della precarietà dell'oggetto archeologico, della fretta continua alla base del loro agire, caratteri che, in un certo senso permangono tuttora nel lavoro dell'archeologo urbano.

La formazione di questi disegnatori appartiene a due filoni fondamentali: l'uno tecnico, espresso da architetti/ingegneri o da agrimensori che applicavano codici rappresentativi propri di altri ambiti disciplinari; l'altro accademico, composto da disegnatori di ornato e acquerellisti che mutuavano nell'archeologia tecniche appartenenti agli ambiti artistici e decorativi, che si fonderanno fino alla formazione di una prassi autonoma del disegno archeologico.

La mostra illustra con esempi le fasi della nascita del documento grafico a colori come parte integrante dell'atto pubblico presso l'amministrazione pontificia; valga per tutti citare il documento più antico, prezioso prestito dell'Archivio di Stato di Roma, denso di significato per questo anno segnato dalla tragedia de L'Aquila, costituito dal rilievo dei danni subiti dai resti di un ninfeo romano all'indomani dell'ennesima scossa di terremoto la mattina dell' 8 maggio del 1703.

E' nel corso della seconda metà del '700 che si diffonde in Europa, sviluppandosi a grande velocità, l'interesse per l'autenticità del rilievo archeologico come copia della realtà, ad esempio in Italia attraverso l'operato dei pensionnaires dell'Accademia di Francia a Roma nell'ambito delle grandi scoperte pompeiane, del Piranesi soprattutto per i monumenti di Roma, con l'attività della Society of "Dilettanti" in Grecia o, infine, con le esperienze in ambito protostorico nei paesi scandinavi. Il colore diventa parte dell'esigenza di autenticità in un discorso che è scientifico, ma nello stesso tempo strumento per la rappresentazione della realtà, una sorta di mediazione che, infine, aiuta la visione naturale delle cose.

Centro della mostra risulta anche il fervore delle attività che presiedono alla vita di Roma dal 1870 ai primi decenni del '900, con l'esposizione della documentazione dell'immenso patrimonio archeologico che emergeva in quel periodo, ad esempio con la costruzione dei muraglioni del Tevere fino alla creazione della nuova Stazione Termini, negli anni quaranta del Novecento.

Lontana dalla fretta degli scavi urbani, risulta invece l'esperienza, di inizio Novecento degli scavi nell'area archeologica del Foro romano. Una foto in bianco e nero di una tomba infantile con corredo risalente al VII sec. a.C. venne ritoccata con acquerello in una scrupolosa ricerca dell'aderenza alla realtà, ciò che ritroviamo anche per una fotografia di un corredo funerario protostorico o per una bellissima veduta del foro verso il Campidoglio. Si esperimenta in archeologia, ciò che avveniva in quel periodo per i ritratti e i paesaggi.

Infine l'oggi, vede al centro dell'interesse il tema del rapporto tra il rilievo moderno informatizzato e quello manuale tradizionale, fino alla conclusione, che ci auguriamo possa costituire fonte di approfondimento, sulla necessità di un punto di equilibrio tra i due mezzi. Ci si interroga sul perché il rilievo CAD di un manufatto archeologico contenga in sé una rigidità che non può soddisfare la qualità della documentazione. Trattandosi spesso di un soggetto incompleto (un pezzo di muratura, la parte di una pittura), solo quella mediazione verso una visione naturalistica, nella quale grande parte ha il colore, può condurre alla sua comprensione, così come era stato esperimentato all'inizio di questo percorso intorno al tema del rilievo archeologico a colori. In tal senso ci sembra paradigmatico il confronto, presente in mostra, tra differenti elaborazioni del volto e dell'acconciatura di Aebutia , fanciulla di cui si è ritrovata la sepoltura a Grottaferrata, eseguite oggi da una disegnatrice della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio.

La mostra racconta dunque un aspetto della storia dell'archeologia romana attraverso i suoi documenti d'archivio e riflette sulla formazione di una cultura scientifica, interessandosi anche alla vita di coloro che ne furono protagonisti, quei rilevatori, architetti, ingegneri, pittori che lavorarono accanto agli archeologi.

Vale dunque la pena, per chi ne trovasse il tempo, di una visita che risulterà poliedrica e ricca di rimandi, in uno dei luoghi più affascinanti e monumentali di Roma, in un'aula delle terme di Diocleziano che ospita oggi alcune testimonianze di pitture originali, a pochi passi da Palazzo Massimo dove, con lo stesso biglietto, il visitatore più curioso potrà ammirare i più importanti cicli pittorici di età romana, alcuni dei quali documentati in mostra.

La sede della mostra

La mostra è allestita nel complesso monumentale delle Terme di Diocleziano di Roma, sede del Museo Nazionale Romano e ne occupa l'Aula X di recente restaurata e restituita alla pubblica visibilità. Si tratta di un grandioso ambiente antico appartenente delle terme romane all'interno del quale si trovano esposti alcuni sepolcri ritrovati nel tempo nel territorio della città. Appena restaurati, essi offrono una testimonianza diretta del patrimonio archeologico e pittorico in particolare, rappresentato dai disegni esposti in mostra.

SCHEDA 1 : Il ciclo pittorico con scene dell'Odissea, ritrovata all'Esquilino.

Si tratta della documentazione delle pitture ritrovate nel 1848 negli scavi di una domus aristocratica romana in via Graziosa durante i lavori per la costruzione di una casa. Le pitture originali furono staccate e si trovano oggi conservate nella Biblioteca Vaticana e nella sede di Palazzo Massimo del Museo Nazionale Romano. Alcune di esse sono in questo momento esposte nella Mostra alle Scuderie del Quirinale.

E' interessante il confronto tra le differenti tecniche artistiche adottate dai due disegnatori. I primi (Fig. 3), eseguiti per una pubblicazione, meno aderenti alla realtà, ma più appariscenti, ebbero maggiore fortuna; i secondi, fedeli all'originale, furono commissionati dall'Istituto di Corrispondenza Archeologica per documentare le opere antiche poco durevoli.

Acquerello su cartoncino di Hieronymus Christian Krohn (1876). Archivio dell' Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Fig. 3. Acquerello su cartoncino di Hieronymus Christian Krohn (1876).
Archivio dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma.

E' rappresentata una parte del fregio con prospetto architettonico inquadrante due scene. Nel primo pannello i giganti Lestrigoni dall'alto delle rocce che circondano la baia distruggono la flotta di Ulisse lanciando grosse pietre. Nel secondo pannello la nave di Ulisse, unica superstite, appare da dietro una roccia mentre lascia la baia dei Lestrigoni e spinta dal vento e dai remi, si dirige verso l'isola di Circe; a destra sono tre figure femminili personificazioni delle rocce.

Disegni a matita acquerellati su carta di Louis Schulz (1870). Archivio dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Disegni a matita acquerellati su carta di Louis Schulz (1870). Archivio dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Figg. 4 - 5. Disegni a matita acquerellati su carta di Louis Schulz (1870). Archivio dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Sono rappresentate le stesse scene appartenenti al ciclo pittorico dell'Odissea illustrate nel fregio precedente (Fig. 3).

SCHEDA 2: Mosaici e pitture della Villa cd. della Farnesina a Trastevere.

In mostra è esposta per la prima volta tutta la documentazione d'archivio della famosa villa ritrovata sulla sponda del Tevere in occasione dei grandi lavori per la costruzione degli argini del fiume intorno al 1877. L'urgenza del lavoro impose un ritmo frenetico ai rilievi in quanto le strutture e le pitture venivano via via smontate dal loro luogo e trasferiti nelle sedi museali. Oggi il ciclo delle pitture e i mosaici sono visitabili in una delle sedi del Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo.

Pavimento a mosaico dalla villa romana della Farnesina. Disegno a matita, china nera e acquerello di Domenico Marchetti (1879). Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Fig. 6. Pavimento a mosaico dalla villa romana della Farnesina. Disegno a matita, china nera e acquerello di Domenico Marchetti (1879). Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Particolare di statua di Iside tra pantere da una parete affrescata della villa romana della Farnesina. Acquerello di autore ignoto. Archivio Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Fig. 7. Particolare di statua di Iside tra pantere da una parete affrescata della villa romana della Farnesina. Acquerello di autore ignoto. Archivio Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Particolare con figura femminile intenta a versare del profumo da una parete affrescata della villa romana della Farnesina. Disegno a matita, china nera e acquerello di autore ignoto. Archivio Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Fig. 8. Particolare con figura femminile intenta a versare del profumo da una parete affrescata della villa romana della Farnesina. Disegno a matita, china nera e acquerello di autore ignoto. Archivio Istituto Archeologico Germanico di Roma.

SCHEDA 3: Avanzi di una antica villa sul Pincio

Si tratta degli acquerelli che documentano i resti di una lussuosa villa confinante con gli Horti Luculliani ritrovata all'inizio del '900 in via Sistina. I rilievi planimetrici e i dettagli dei pavimenti furono eseguiti con fedeltà quasi fotografica.

Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Edoardo Gatti (1900). Planimetria degli ambienti della residenza romana con indicazione dei resti dei pavimenti. Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Fig. 9. Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Edoardo Gatti (1900). Planimetria degli ambienti della residenza romana con indicazione dei resti dei pavimenti. Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Edoardo Gatti (1900). Pavimento in lastre di marmo colorato a schema geometrico. Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Fig. 10. Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Edoardo Gatti (1900). Pavimento in lastre di marmo colorato a schema geometrico. Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

SCHEDA 4 : Resti di una parete affrescata, forse dalla zona della Stazione Termini.

Questo bellissimo acquerello rappresenta una pittura con false architetture risalente al II sec. forse appartenente alle case di abitazione ritrovate all'inizio del '900 nei lavori effettuati nella zona della Stazione Termini. Esso è importante testimonianza di un patrimonio che si è perduto.

Fig. 11. Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Edoardo Gatti. Frammento di parete con pittura.

Fig. 11. Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Edoardo Gatti. Frammento di parete con pittura.

SCHEDA 5: Pavimento policromo della Basilica Emilia al Foro Romano

La disegnatrice Maria Barosso, attiva dall'inizio del 1907 per 43 anni presso gli Uffici del Palatino e del Foro Romano, alla quale è stata dedicata la mostra, rilevò - tra i tantissimi resti archeologici - anche i pavimenti in lastre di marmo policromo, tra i quali il porfido verde e rosso, il giallo antico, di alcuni ambienti della Basilica Emilia. Si tratta di un rilievo filologico nel quale sono evidenziate e ricostituite graficamente le parti mancanti.

Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Maria Barosso (1922-1923). Planimetria di un pavimento della Basilica Emilia.  Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Fig. 12. Disegno a matita e acquerello su cartoncino di Maria Barosso (1922-1923). Planimetria di un pavimento della Basilica Emilia. Archivio Storico Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

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