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Lucilio Cartocci

Fu uno straordinario disegnatore della "Roma sparita".

Nato a Roma il 4 dicembre 1879, morto a Roma il 29 luglio 1952, Lucilio Eforo Cartocci fu uno straordinario disegnatore, “uno dei più zelanti riproduttori della Roma che spariva”, così come viene definito da Antonio Muñoz, che ebbe modo di conoscerlo e di lavorare con lui negli scavi della Domus Aurea nel 1911.

Egli eseguì in quell’occasione gli acquerelli che riproducevano le pitture della Domus Aurea, pubblicati da Fritz Weege nelle tavole del XXVIII volume del 1913 dello Jahrbuch dell’Istituto Archeologico Germanico. Questo lavoro determinò la vocazione di Lucilio Cartocci per la collaborazione nelle pubblicazioni archeologiche, dove i suoi acquerelli sostituivano efficacemente il risultato della futura fotografia a colori. Nell’esecuzione delle sue copie, lavorava sulle fotografie o direttamente dal vero, producendo quelli che Muñoz descrive come “fedelissimi acquarelli dei dipinti”, anche se non privi di “spirito e gusto personali…di uno squisito gusto ottocentesco”, che lo collocano in seno all’antica tradizione dei pittori di via Margutta.

Negli anni Cartocci acquisì un’esperienza notevole in questo genere di lavori e nel 1930 collaborò di nuovo con Muñoz per documentare “la Roma che spariva”: via dei Fori Imperiali, via del Mare, l’isolamento del Campidoglio e del Mausoleo di Augusto, la demolizione della c.d. Spina dei Borghi, l’apertura di Corso Rinascimento, la creazione del Parco di Traiano. Il Muñoz stesso sull’adozione dell’acquerello come strumento documentario, commenta: “la fotografia… con la sua fissità meccanica non pareva il mezzo più confacente allo scopo…e allora il sottoscritto, divenuto direttore dell’ufficio delle Belle Arti…pensò di mobilitare un gruppo di artisti che ritraessero con precisione anche i più modesti aspetti di quello che giorno per giorno andava mutando”.

Tra i numerosi acquerelli realizzati per corredare le pubblicazioni sulla “Roma che spariva” si ricordano in particolare i volumi editi nel 1938 e nel 1940 a cura di Ceccarius (pseudonimo di Giuseppe Ceccarelli), sulla Spina dei Borghi e sulla Strada Giulia. Nella prefazione l’Autore dedica ampio spazio ai disegni che fungono da coronamento al testo, “realistici e fedeli come rilievi, e tuttavia suggestivi e pittorici nelle indovinate caratteristiche ambientali”, ritraendo scorci e vedute di angoli di quartieri, di vicoli e palazzi ormai scomparsi.

Le opere di Cartocci consistono in disegni, acquerelli e oli, dei quali oltre duecento sono conservate al Museo di Roma, mentre una parte della produzione dell’artista si trova presso i suoi eredi. A testimonianza dell’intensa collaborazione svolta dal pittore con le Istituzioni archeologiche, sono conservati nell’Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma, a Palazzo Altemps, settanta acquerelli a colori che riproducono gli affreschi della domus rinvenuta per la costruzione della nuova Stazione Termini negli anni 1947-48, alcuni dei quali presentati nel Catalogo.

Alla realizzazione di questa documentazione lavorò insieme a Cartocci un altro pittore, Luigi Belli, del quale rimane la firma su alcuni acquerelli che ritraggono soprattutto particolari dei dipinti antichi.

Un interessante promemoria, scritto per mano di Cartocci stesso nel 1948, nel quale egli elenca e descrive in maniera analitica alcuni dei lavori eseguiti nel corso della sua carriera: “Villa di Livia a Prima Porta, Domus Aurea di Nerone, La sede degli Araldi pubblici (Praecones) presso il Circo Massimo, Chiesa di S. Clemente – Basilica sotterranea, Corneto Tarquinia – Tombe Etrusche, Mitreo nella chiesa di S. Prisca. Dall’esame del promemoria, dove ogni argomento è completato dalla relativa bibliografia, si comprende che l’opera di Cartocci non consisteva soltanto nel riprodurre mediante acquerello i dipinti antichi, ma anche nel considerare i lavori di restauro da effettuare. Per la Domus Aurea egli scrive “Consolidare i dipinti; ravvivare e fissare i colori e liberarli dall’azione deleteria delle muffe.

Fu nel 1910 che il prof. Fritz Weege di Berlino scoprì gli affreschi. Ebbi l’incarico di studiare e ricopiare in acquerello tutto il criptoportico in scala 1:20, disegni a penna, piante e sezioni in diverse scale, dettagli di decorazione, aironi, ippocampi tempietti ecc, Tale lavoro ebbe fine nel 1911”. Ancora per le pitture della Villa di Livia a Prima Porta annotava: “Questi affreschi per conservarli si dovrebbe restaurarli, pulirli togliendo tutte le sovrapposizioni di cera, vernice ecc. date da mani poco esperte”. Cartocci fu anche un preciso disegnatore e rilevatore di strutture antiche rinvenute nel corso di scavi che era chiamato a documentare: tra questi si ricordano gli accurati rilievi dei resti archeologici rinvenuti nel 1937 in occasione dei lavori per l’apertura di Corso Rinascimento, conservati nell’Archivio Storico della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma.

In memoria della preziosa attività del pittore Lucilio Cartocci, una splendida copia ad acquerello di antichi affreschi rinvenuti in via Genova nel 1932, proveniente dal suddetto archivio, domina sulla copertina del primo volume, edito di recente, che raccoglie i “Quaderni Colini”. I rilievi di Cartocci, consistenti in vedute e scorci di strade realizzate a china, hanno infine contribuito ad arricchire una recente esposizione dedicata ad un altro pittore, Luigi Fammilume, autore di disegni acquerellati sulle demolizioni della “spina” di Borgo.

Biografia

  • ASSAR b. 148, fasc. 1.
  • Buzzetti C. - Ioppolo G. -Pisani Sartorio G. 1998 (a cura di), A. M. Colini, Appunti degli scavi di Roma, I, Quaderni I bis – II bis –III - IV, Roma.
  • Ceccarelli G. 1938. La “Spina” dei Borghi. Roma.
  • Ceccarelli G. 1940. Strada Giulia. Roma.
  • Martini A .- Gigli L. – Ricci E. 2003 (a cura di), Gli acquerelli di Giuseppe Fammilume (Catalogo digitale della mostra), Fondazione Marco Besso, Roma.
  • Muñoz A. 1958. Prefazione, in Mostra del Pittore Lucilio Cartocci (1879-1952) (Catalogo della mostra, Museo di Roma 1958), a cura di V. Cartocci.
  • SBCAS, faldone 94, fasc. 15.

Testo di Luigia Attilia, tratto da I colori dell'Archeologia", Roma 2009 (Catalogo della mostra).

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