Bellezza che resta impressa

Bellezza che resta impressa. Particolare della locandina.

Negli spazi espositivi di Palazzo Massimo rivive l’atmosfera di alcune raffinate ville romane del I secolo a.C., attraverso la ricostruzione di intere sale con le decorazioni originali. All’epoca la villa rappresentava il luogo ideale dove esercitare il corpo e coltivare lo spirito, circondati dallo splendore dell’arte e della cultura. Nel mondo classico il concetto di cultura riguardava tanto la dimensione intellettuale quanto quella fisica: la formazione della personalità mirava a un insieme di elevazione spirituale e di armonia estetica, definito dai Greci kalokagathia. La ricerca della bellezza così intesa divenne una moda imperante a Roma. Nelle residenze private si ricreava l’ambientazione dei luoghi destinati all’educazione dei giovani o alla conversazione filosofica, come il ginnasio, la biblioteca, il giardino o il teatro. Gli abitanti potevano identificarsi con gli dèi e con gli eroi che statue e pitture rendevano presenti accanto a loro come modelli di virtù - ad esempio Atena o le raffigurazioni delle imprese di Ulisse o di Teseo, che simboleggiavano la vittoria dell’intelligenza e della civiltà.

Simili opere, conservate a Palazzo Massimo, rievocano quel mondo ideale, dal cui abbraccio ancora oggi i visitatori si sentono avvolti: “Ne esco piena di bellezza e di storia”, “Ne usciamo con gli occhi pieni di meraviglie”, “Veramente resta nel cuore e nei pensieri” sono i commenti lasciati sul libro degli ospiti.  

Proprio i visitatori del museo sono i protagonisti della campagna di comunicazione dal titolo Bellezza che resta impressa, apparsa in questi mesi sui quotidiani e sui mezzi pubblici in occasione del nuovo allestimento delle stanze della Villa della Farnesina. Le immagini raccontano il coinvolgimento emotivo di due giovani di fronte ai particolari delle pareti dipinte: una figura femminile, emblematica della bellezza e della grazia, e l’infanzia di Dioniso, divinità che evoca la gioia di vivere, “archetipo della vita indistruttibile” (K. Kerényi). Le pitture si proiettano sulla pelle dei protagonisti come su uno schermo cinematografico, mentre l’emozione s’imprime nel loro intimo.

Se la prima campagna di comunicazione del Museo Nazionale Romano rappresentava la forza vitale delle opere d’arte risvegliata dallo sguardo degli spettatori, ora è l’anima degli spettatori che viene alla luce a contatto con l’arte. L’augurio è di valorizzare, insieme al patrimonio artistico dell’Italia, anche il suo patrimonio umano, garantendo la trasmissione alle nuove generazioni di quell’amore per la bellezza e per la cultura che ha alimentato la nostra civiltà fin dalle origini.