La Fauna

Cranio di elefante maschio

La fauna del sito è caratterizzata dalla presenza di mammiferi di grande taglia; tra questi i resti di Bue primigenio (Bos primigenius) e di Elefante antico (Palaeoloxodon antiquus) sono i più abbondanti. Lo stato di conservazione dei reperti faunistici varia sensibilmente: si passa da frammenti ossei più o meno abrasi e levigati dall’azione dell’acqua ad ossa integre perfettamente conservate.

L’elefante è rappresentato da tutte le parti dello scheletro; sono stati rinvenuti sette crani quasi completi di cui tre riferibili a maschi adulti (Fig 16), mandibole (Fig 17), numerose zanne (Fig 16), denti isolati, vertebre e costole, scapole, bacini, ossa degli arti alcune delle quali in connessione anatomica; il tutto appartenente almeno a 30 individui fra cui prevalgono quelli adulti. I crani, in particolare, rappresentano un campione straordinariamente ricco che consente una migliore definizione dei caratteri degli esemplari italiani di Palaeoloxodon antiquus. Il Bue primigenio è la seconda specie in numero dei resti, ma è la più abbondante se si considera il numero degli individui (oltre 40 nel materiale sino ad ora esaminato), tra cui prevalgono nettamente gli individui adulti. Meno numeroso, ma ben rappresentato, è il cervo (Cervus elaphus), di cui si conservano soprattutto porzioni del palco e degli arti (Fig 18 a oppure fig. immagine 139).

Il rinoceronte (Stephanorhinus sp.) (Fig 19), il cavallo (Equus sp.), il cinghiale (Sus scrofa) ed il bufalo d’acqua (Bubalus murrensis), specie di origine asiatica fino ad ora segnalato solo nell’ Europa centro-settentrionale (FIG 20), sono documentati invece da un esiguo numero di resti.

I carnivori sono rappresentati dal cranio e dalla porzione di un arto anteriore, in parziale connessione anatomica, di un lupo (Canis lupus) e da alcuni denti di volpe (Vulpes vulpes); i primati da un dente di macaca (Macaca sylvanus). Lo scheletro incompleto di un leporide (Lepus sp.) si è conservato in un piccolo avvallamento dell’alveo, protetto da una zanna di elefante che ne aveva impedito la dispersione da parte della corrente. Numerosissimi anche i resti di micromammiferi, anfibi, rettili (tra cui tartarughe di acqua e di terra) e uccelli acquatici, prevalentemente anseriformi.

Tale associazione faunistica è in accordo con l’età proposta per il deposito fossilifero della Polledrara e rientra nel complesso delle faune del Pleistocene medio note come unità faunistica di Torre in Pietra, presenti anche nei giacimenti della Formazione Aurelia di Castel di Guido, Malagrotta e Torre in Pietra.