Largo Lorenzo Perosi - Via Giulia

pianta di Roma di G. B. Nolli 1748 (Frutaz, 1962); evidenziata in rosso l'area o
Roma. Centro Storico. Largo Lorenzo Perosi - Via Giulia.
Indagine archeologica preventiva all’autorizzazione del P.U.P. n. 138
(2009 – 2010 in corso)
Committenza: C.A.M. S.r.l.
Esecuzione indagini archeologiche:  GEA S.r.l.
Funzionario responsabile SSBAR:  Dr.  Fedora Filippi

Inquadramento storico-topografico dell’area

L’area interessata è compresa tra largo Lorenzo Perosi e via Giulia, nel rione VII “Regola”. Questo settore del Campo Marzio, che in epoca romana ricadeva nell’ambito della Regio IX “Circus Flaminius”, si presenta allo stato attuale quasi del tutto sconosciuto dal punto di vista archeologico nonostante l’interpretazione delle fonti letterarie abbia ritenuto di collocarvi due importanti strutture a carattere pubblico quali il Trigarium (un lungo spazio attrezzato riservato alle corse delle trigae, gli arcaici carri a tre cavalli) e i Navalia (l’antico porto militare della città).

Tra i ritrovamenti più importanti segnalati nei dintorni vanno menzionati due tracciati viari: il primo, posto subito a nord dell’area indagata e forse in relazione con gli attuali vicolo delle Prigioni e vicolo del Malpasso; il secondo, collocato leggermente più a est e coincidente con l’attuale via dei Banchi Vecchi.

In età medievale l’area sembra scarsamente abitata (in questo settore si ricorda la chiesa di S. Nicola de furcis, già menzionata nella bolla di Urbano III del 1186). Nel '500 la creazione del rettifilo di via Giulia, voluta da Giulio II, porta a una radicale trasformazione della zona e alla nascita di un nuovo assetto urbanistico. Già a partire dal XVI sec. le vedute e le planimetrie mostrano l’esistenza di isolati delimitati da un reticolo stradale che comprendeva l’attuale vicolo delle Prigioni e gli scomparsi vicolo della Padella (con antistante piazza omonima) e vicolo dello Struzzo.

Questo assetto urbanistico sembra non aver subito sostanziali modifiche fino all’età contemporanea quando, a partire dai primi piani regolatori della Roma umbertina, si diede vita a un progetto di riqualificazione urbanistica della zona (portato avanti fino agli anni Trenta del secolo scorso) che ha comportato lo sventramento del tessuto compreso tra le Carceri Nuove e via di S. Egidio, mutando così l’aspetto di questa parte del quartiere rinascimentale.

Diario dello scavo archeologico

Panoramica dello scavo nell'estate 2010

Il Piano Regolatore Generale del Comune di Roma prevede la realizzazione di indagini archeologiche preventive all’approvazione di opere che interessino il sottosuolo urbano. Dopo una prima fase del procedimento che ha comportato la realizzazione di limitati carotaggi e indagini geo-fisiche non distruttive nell’area interessata al progetto di parcheggio sotterraneo, la Soprintendenza, valutando la non esaustività dei dati acquisiti, ha richiesto l’estensione delle indagini archeologiche in tutta la zona interessata dall’intervento, al fine di valutare la fattibilità del progetto.

Marzo 2009

Inquadramento dell’area di indagine nel contesto urbano attuale (dal sito web ww

Nel marzo 2009 la Committenza C.A.M. S.r.l. ha presentato un progetto per indagini archeologiche estensive affidandone l’esecuzione alla Cooperativa GEA S.r.l., sotto l’alta sorveglianza e la direzione scientifica della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Il 19 marzo 2009 la Soprintendenza ha autorizzato con prescrizioni l’avvio del cantiere specificando che “a completamento delle indagini di scavo verrà esaminata la situazione stratigrafica ai fini del rilascio del parere di competenza per la realizzazione del parcheggio interrato e precisando che “eventuali ritrovamenti di manufatti antichi potrebbero comportare modifiche, anche sostanziali, al progetto”.

Luglio 2009

Panoramica dei resti dell’isolato nord

Il 13 luglio 2009 sono state avviate le indagini archeologiche tuttora in corso. L’area, piuttosto vasta, è stata suddivisa in due settori: quello settentrionale (compreso tra vicolo delle Prigioni, via Giulia, via di S. Filippo Neri e via Bravaria) e quello meridionale (adiacente al liceo Virgilio).

Nel settore settentrionale dell’area, lo scavo ha evidenziato parte degli isolati preesistenti alle demolizioni degli anni Trenta del Novecento. In particolare è stato portato alla luce un settore del caseggiato, conservato solo a livello delle cantine e delle fondazioni, di proprietà della nobile famiglia Planca Incoronati che possedeva diversi immobili nella zona.

L’isolato, databile a un periodo compreso tra la metà del XVII e il XIX sec., si estendeva tra vicolo delle Prigioni e lo scomparso vicolo della Padella. Si tratta di un blocco edilizio unitario, con modifiche succedutesi nel tempo, la cui planimetria generale è caratterizzata da una serie di vani a pianta quadrangolare di modeste dimensioni con una corte interna centrale. [figura]

Settembre 2009

Nel settembre 2009, al completamento della prima fase di approfondimento nel settore settentrionale, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma ha richiesto alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Roma (per competenza tecnica e cronologica) e alla direzione Regionale per i Beni Culturali del Lazio (per competenza gerarchica) l’autorizzazione per lo smontaggio delle strutture pertinenti alle cantine dell’isolato moderno al fine di poter proseguire nelle indagini e raggiungere i livelli insediativi medievali e romani, producendo adeguata documentazione scientifica.

Gli Uffici citati hanno rilasciato le rispettive autorizzazioni il 29 settembre 2009 (SBAPRoma) e il 7 ottobre 2009 (DR-LAZ). Gli scavi sono pertanto proseguiti con lo smontaggio delle strutture moderne già indagate.

Marzo 2010

panoramica dei resti antichi rinvenuti nel settore settentrionale dello scavo

Il 31 marzo 2010, dopo una sospensione del cantiere (novembre 2009 - marzo 2010), sono riprese le indagini.

Nel settore settentrionale, al di sotto dei resti delle cantine del caseggiato moderno, sono comparse strutture murarie di epoca romana imperiale tra cui alcuni ambienti forse pertinenti a edifici di tipo commerciale, un’area aperta con lacerti relativi a più livelli di un tracciato viario nel quale sono stati reimpiegati grossi basoli. Si segnala la presenza di alcune tombe tardo-antiche disposte ai bordi della strada. Il tracciato continua a essere in uso per tutto il Medioevo.

Nel settore meridionale, invece, si è proceduto allo scavo della fase moderna, consistente, analogamente a quanto riscontrato nell’area settentrionale, nei resti delle cantine degli edifici di epoca moderna. In particolare è stato messo in luce parte del caseggiato che si estendeva tra vicolo della Padella e vicolo dello Struzzo di proprietà dei Mancini e dei Ruggia.

Giugno 2010

Panoramica dei resti dell’isolato sud

Il 10 giugno 2010 la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, allegando un’adeguata documentazione tecnico-scientifica, ha richiesto agli Uffici competenti l’autorizzazione allo smontaggio dei resti delle cantine del caseggiato moderno posti nel settore meridionale del cantiere. Le relative autorizzazioni sono pervenute nei primi giorni di agosto 2010.

Smontate le strutture moderne, le indagini stanno mettendo in luce resti di strutture di età medievale e romana in corso di identificazione. 

Parallelamente allo scavo è stata avviata l’attività di pre - classificazione dei materiali e l’elaborazione della documentazione schedografica e grafica per la definizione della sequenza stratigrafica (Matrix).

Un primo resoconto, relativo alle fasi tardo-romane/altomedievali, è stato presentato il 04.11.2010 nella sede di Palazzo Massimo alle Terme, nell’ambito del Convegno “410 A.D. The Sack of Rome”, in fase di pubblicazione.

Settembre 2011

Veduta generale dello scavo.

Dopo lo smontaggio controllato delle fasi edilizie moderne, lo scavo ha proceduto con l’individuazione, su tutta l’area disponibile, dei livelli insediativi antichi. Nonostante la forte contaminazione stratigrafica tra le fondazioni delle cantine moderne e i resti di strutture di età romana, le indagini hanno dato luogo a un importante ritrovamento per la conoscenza della topografia antica di Roma.
E’ stato individuato un quartiere composto essenzialmente da due complessi, dei quali uno, di impianto monumentale con imponenti sostruzioni con archi di travertino tamponati in opera reticolata, è stato identificato come uno degli stabula, le scuderie delle factiones degli Aurighi che correvano nel Circo Massimo. Si tratta di un edificio di notevoli dimensioni organizzato in una serie di muri paralleli con resti delle basi dei pilastri in travertino che scandivano le navate entro le quali trovavano alloggio i cavalli disposti in file parallele. La tecnica edilizia delle fondazioni e osservazioni stratigrafiche riportano l’origine dell’impianto all’età augustea e permettono di ricondurre la costruzione all’attività di Marco Vipsanio Agrippa, amico e genero di Augusto, cui lo stesso aveva affidato l’organizzazione dei Ludi Saeculares (17 a.C.), comprendenti giochi circensi. Sappiamo dalle fonti e soprattutto dalla ricca documentazione epigrafica che le Fazioni erano quattro e individuate con i colori bianco, la Albata; rosso, la Russata; azzurro, la Veneta  e verde, la Prasina.
Procedendo verso il fiume, lo scavo ha inoltre individuato una strada lastricata su cui si affaccia un bel complesso termale (un balneum) connesso ad ambienti con pavimenti a mosaico in bianco e nero.
Il complesso, che dovette durare con modifiche e adattamenti strutturali per lo meno fino al IV sec., se non oltre, costituisce una scoperta importantissima sotto differenti punti di vista, per la topografia di Roma, per la possibilità di conoscere la concezione architettonica, funzionale e spaziale delle scuderie antiche, finora testimoniate solo da alcuni esempi nei campi militari o da rare immagini nei mosaici del Nord Africa, per l’opportunità di riprendere gli studi sull’organizzazione delle Fazioni degli Aurighi, e sul loro potere nell’ambito del mondo circense. Una grande quantità di epigrafi celebranti le vittorie degli aurighi, ma anche dei cavalli, di cui conosciamo nomi e provenienze, apre ad un mondo interessantissimo.
Su richiesta della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, la Società C.A.M. concessionaria del P.U.P., sta studiando nell’ambito del proprio progetto, una proposta di musealizzazione dell’area archeologica rinvenuta, con valorizzazione dei complessi ritrovati e approfondimento dei temi che qui si sono velocemente enunciati.
Ai fini del completamento delle indagini archeologiche preventive, acquisito il parere favorevole della Direzione Generale per le Antichità, la Soprintendenza in data 03 agosto 2011, ha assentito all’indispensabile realizzazione delle opere di sicurezza lungo i margini del cantiere.
Solo a completamento di questa ulteriore fase di indagini e su presentazione di un adeguato progetto di musealizzazione dell’area archeologica, la Soprintendenza potrà rilasciare il proprio parere di competenza per la realizzazione del P.U.P.
E’ in programma da parte della Soprintendenza una prossima presentazione scientifica del ritrovamento.