I saggi di scavo sul colle Oppio

Il Parco del colle Oppio al di sopra del padiglione della Domus Aurea è stato oggetto negli ultimi anni di scavi archeologici tutti finalizzati alla sperimentazione di sistemi di bonifica e impermeabilizzazione delle strutture antiche, al fine di intercettare le acque piovane per eliminare le percolazioni all’interno del monumento oggi sotterraneo.

Foto 1: Localizzazione saggi di scavo

Foto 1: Localizzazione saggi di scavo

Questi scavi hanno fornito dati importanti sullo spessore e sulla natura dell’interro dei giardini che attualmente ricoprono le strutture archeologiche e, più in profondità, sullo stato di conservazione dei resti delle Terme di Traiano e della Domus Aurea neroniana. Una conoscenza quanto più possibile approfondita di ciò che si conserva al di sopra delle volte neroniane e delle gallerie traianee appare infatti di fondamentale importanza per la progettazione degli interventi di conservazione dei quali il monumento necessita.

Al di sotto dell’interro del Parco, che ha uno spessore variabile fra i m 3 e m 1,50, i primi resti che vengono alla luce sono relativi alla grande terrazza che circondava il corpo centrale delle Terme di Traiano, dove si trovavano i veri e propri ambienti termali. Destinata allo sport, al passeggio, allo svago, la terrazza doveva essere, almeno in parte, sistemata a giardino ed era delimitata lungo tutto il perimetro da un portico del quale, almeno in due punti, sono state individuate le fondazioni. Le gettate di calcestruzzo per la costruzione di questa vasta platea hanno coperto e sigillato, ad una quota costante di ca m 47,30 s.l.m., i sottostanti ambienti della Domus Aurea., trasformando la residenza neroniana in un complesso sotterraneo.

Saggio B (Anno 2001) massetto traianeo con pavimentazione in opus spicatum

Saggio B (Anno 2001) massetto traianeo con pavimentazione in opus spicatum – Archivio SSBAR

Sono state individuate due diverse tipologie di sotto-pavimentazioni della terrazza delle Terme di Traiano: il primo tipo è costituito da un massetto in calcestruzzo, dello spessore di ca. cm 30, che in alcuni casi conserva in superficie resti di una pavimentazione in mattoncini disposti a spina di pesce (opus spicatum) (Saggi A –B- D)

Saggio C (Anno 2003): vespaio di impermeabilizzazione con colonnine di bessali

Saggio C (Anno 2003): vespaio di impermeabilizzazione con colonnine di bessali – Archivio SSBAR

Il secondo tipo di sotto-pavimentazione è costituito da colonnine di mattoncini quadrati (bessali) che poggiano su un massetto di calcestruzzo e che sostenevano una pavimentazione di grandi mattoni laterizi (bipedali) disposti su doppio ordine. (Saggi A-B-C-H-I) Si viene così a creare una intercapedine che rappresenta un vero e proprio sistema di impermeabilizzazione antico, probabilmente usato per aree destinate a giardino che sovrastano ambienti praticabili: al di sopra del piano in bipedali doveva essere gettata la terra destinata alle piantumazioni.

Saggio C (Anno 2003): resti della pavimentazione a doppio ordine di bipedali.

Saggio C (Anno 2003): resti della pavimentazione a doppio ordine di bipedali.

Saggio I (Anno 2011) in questo caso le colonnine di bessali sono più alte che altrove, forse si tratta di un rifacimento del vespaio in età posteriore a quella traianea.

Saggio I (Anno 2011) in questo caso le colonnine di bessali sono più alte che altrove, forse si tratta di un rifacimento del vespaio in età posteriore a quella traianea.

Come si vede dalla pianta con la localizzazione dei saggi, questo tipo di sistemazione è stata rinvenuta tanto nell’area orientale che in quella occidentale dei giardini, con una leggera pendenza da nord verso sud e da ovest verso est per favorire il deflusso delle acque.

Saggio H (Anno 2011): qui il vespaio è disposto su due livelli separati da un muro oggi asportato

Saggio H (Anno 2011): qui il vespaio è disposto su due livelli separati da un muro oggi asportato - Archivio SSBAR

In alcuni casi le indagini archeologiche sui giardini del Colle Oppio hanno potuto scendere a maggiore profondità mettendo in luce direttamente le strutture della Domus Aurea, a causa della distruzione delle pavimentazioni della terrazza traianea che le aveva sepolte fin dagli inizi del I sec. d.C. In particolare con il grande scavo condotto negli anni Settanta di sopra del quartiere orientale del padiglione, gravitante intorno alla copertura della Sala Ottagonale (Saggio A), fu rinvenuto un ampio tratto di un piano superiore della Domus Aurea, fino ad allora sconosciuto.

Saggio A.: pianta del piano superiore della Domus Aurea - Pianta Fabbrini, 1982

Saggio A.: pianta del piano superiore della Domus Aurea – Pianta Fabbrini, 1982 - Archivio SSBAR

Il quartiere che si estendeva sulla sommità del colle era costituito da portici e giardini nei quali si disponevano fontane rivestite di lastre marmoree, intorno alle quali si aprivano piccoli ambienti e architetture leggere. A nord l’area era delimitata da un lungo canale (euripus) che presentava al centro una caduta d’acqua che andava ad alimentare, al piano sottostante, la fontana del ninfeo della Sala Ottagonale. Forse parzialmente distrutto da un incendio nel 104 d.C., questo piano superiore dell’edificio neroniano fu completamente rasato per i lavori di costruzione della terrazza delle terme, ad una quota di 30-40 cm al di sopra dei piani pavimentali.

Sezione dei resti del piano superiore della Domus Aurea - Fabbrini, 1982

Sezione dei resti del piano superiore della Domus Aurea – Fabbrini, 1982

Saggio A: resti dei piani pavimentali e di fontane nel piano superiore della Domus Aurea

Saggio A: resti dei piani pavimentali e di fontane nel piano superiore della Domus Aurea - Archivio SSBAR

Saggio A: resti dei piani pavimentali e di fontane nel piano superiore della Domus Aurea

Saggio A: resti dei piani pavimentali e di fontane nel piano superiore della Domus Aurea - Archivio SSBAR

Una volta rasate, le strutture relative a questo piano furono coperte da un interro sabbioso sul quale fu poi gettato il calcestruzzo della sotto-pavimentazione della terrazza delle Terme. Bisogna osservare che allo stato attuale delle indagini i resti di un piano superiore neroniano sono stati individuati solo in questa zona dei giardini, mentre nessuna traccia è venuta alla luce nei sondaggi condotti più ad ovest, facendo supporre che questa sistemazione a padiglioni e giardini fosse limitata solo all’area soprastante il quartiere delle Sala Ottagonale. In altri casi, infatti, le sotto-pavimentazioni traianee sono gettate a diretto contatto con la faccia superiore (estradossi) delle volte della Domus Aurea.

Saggio D (Anno 2006)

Saggio D (Anno 2006) - Archivio SSBAR

Nel saggio D la sottopavimentazione della terrazza traianea poggia direttamente sulla faccia esterna della volta dell’ambiente neroniano sottostante. In una epoca successiva a Traiano, tanto la volta, quanto il calcestruzzo traianeo sono stati tagliati per la realizzazione di una canalizzazione idrica che serviva da scolo per una monumentale fontana, i cui resti sono stati rinvenuti nel saggio B, costruita sulla terrazza delle terme in età Severiana.

Saggio B (Anno 2001). Resti della fontana di età Severiana.

Saggio B (Anno 2001). Resti della fontana di età Severiana. - Archivio SSBAR

Un caso a sé stante è rappresentato dalla copertura del corridoio neroniano (criptoportico 19), che costituisce il limite settentrionale del padiglione sull’Oppio. L’ estradosso della volta, riportato in luce nei due sondaggi posti all’estremità occidentale dell’area indagata (F e G), è sistemata a terrazza con due spallette laterali ed è posta ad una quota notevolmente più bassa rispetto alle volte degli altri ambienti neroniani.  Nella fase originaria, la terrazza era dotata di lucernai che garantivano aria e luce al sottostante criptoportico, chiusi in una fase successiva da una foderatura impermeabilizzata.

Saggio F (Anno 2011) estradosso della volta del criptoportico 19

Saggio F (Anno 2011) estradosso della volta del criptoportico 19 - Archivio SSBAR

Queste caratteristiche della volta furono già notate nel 1882 dal De Romanis, studioso che nel XIX secolo scavò parte delle stanze della Domus Aurea pubblicando una pianta con alcune sezioni: egli ipotizzò, in età traianea, la costruzione su questa terrazza di una controvolta per innalzare l’ambiente al livello della terrazza delle terme. Tuttavia allo stato attuale delle ricerche nessun resto di questa controvolta è stato rinvenuto nei saggi F e G.

Saggio G (Anno 2011) estradosso della volta del criptoportico 19 con in lucernaio chiuso forse in età traianea.

Saggio G (Anno 2011) estradosso della volta del criptoportico 19 con in lucernaio chiuso forse in età traianea.

Gli scavi sono stati effettuati con l’assistenza archeologica della Società GEA S.C.ar (saggio B) e della Cooperativa Archeologia, per tutti gli altri sondaggi.

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