Indagini al piano inferiore della Domus Aurea

Negli ultimi anni la conoscenza della residenza di Nerone sul colle Oppio si è notevolmente ampliata con l’acquisizione di nuovi dati forniti dalle indagini archeologiche  promosse dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR), succedutesi dal 2000 in poi nel quartiere orientale.

I risultati delle campagne di scavo evidenziano – tra l’ altro – una scelta diversa nella tecnica usata per costruire le gallerie di sostegno delle soprastanti Terme di Traiano.

Infatti le gallerie hanno altezze e orientamenti diversi: dove vanno a chiudere gli ampi spazi aperti previsti dal progetto neroniano – sia ad est nel cortile c.d. pentagonale che ad ovest nel peristilio 20 – seguono lo stesso orientamento Nord-Sud della fabbrica precedente e raggiungono una maggiore altezza rispetto a quelle che si appoggiano alla facciata meridionale del palazzo e che sono orientate come il complesso termale.

Si è anche scoperto che, almeno al limite orientale, le gallerie non vennero interrate, ma furono adibite a locali di servizio.

Pianta generale della Domus Aurea

Pianta generale Domus Aurea: in rosso le gallerie traianee – Rilievo SSBAR

Invece per il quartiere occidentale non si aveva finora alcun dato di scavo, poiché era stato oggetto di semplici sterri, già a partire dal XVI secolo, finalizzati soltanto a liberare le sale.

Pianta del limite occidentale del quartiere con i saggi localizzati A B e C. – Archivio SSBAR

Pianta del limite occidentale del quartiere con i saggi localizzati A B e C. – Archivio SSBAR

Recentemente, tra il 2009 e i mesi di novembre-dicembre 2011, nel quartiere occidentale si sono realizzati una serie di saggi archeologici, i cui risultati forniscono dati fondamentali per avviare l’attività di restauro conservativo.

Si è trattato in questo caso di limitate indagini, condotte in vari punti dei vani che costituiscono il limite estremo occidentale, i cui risultati hanno tuttavia permesso di chiarire la sequenza delle costruzioni avvenute in questa parte del complesso.

Il portico di facciata (amb. 21, gallerie Traianee, XVIII, III)

In rosso il tracciato e i resti del portico; in blu l'ambiente 21 - Rilievo SSBAR

In rosso il tracciato e i resti del portico; in blu l’ambiente 21 – Rilievo SSBAR

La facciata del palazzo neroniano era in origine articolata da un portico a colonne aperto a sud verso la valle con il lago artificiale, oggi la facciata è interna e nascosta dalle gallerie realizzate in seguito, per sostenere le soprastanti terme di Traiano, tuttavia in base ai ritrovamenti dei sondaggi effettuati e alla testimonianza di un piccolo tratto della base del portico visibile all’interno della galleria XVIII, è possibile ricostruire l’intero tracciato, lungo tutta la lunghezza del palazzo.

Pianta ambiente 21, particolare del saggio A

Pianta ambiente 21, particolare del saggio A – Archivio SSBAR

Oltre al tratto di portico rinvenuto nello scavo della III galleria nel 2005, una nuova porzione di esso è stata riportata alla luce nel 2009, nell’ambiente 21.

Qui si è anche chiarita la successione delle varie costruzioni: infatti la fondazione del portico di età neroniana viene realizzata scalpellando una parte del muro del vano adiacente 9, che evidentemente doveva essere stato innalzato in un momento precedente.

Resti del portico nell'ambiente 21: in primo piano la base di una colonna

Resti del portico nell’ambiente 21: in primo piano la base di una colonna – Archivio SSBAR

Resti del portico nell’ambiente 21

Resti del portico nell’ambiente 21: la freccia indica il punto in cui il muro dell’ambiente 9 è stato scalpellato per la costruzione del portico – Archivio SSBAR

Il criptoportico 19, saggio B

Opposto al portico della facciata meridionale, un lungo corridoio costituisce il lato settentrionale del palazzo neroniano. I dati derivati dal saggio archeologico, hanno evidenziato anche in questo ambiente variazioni successive operate nel tempo.

In un primo momento infatti, il muro al limite nord aveva semplicemente la funzione di isolare il grande cortile, che caratterizza il quartiere occidentale, dalla collina retrostante, ma poi – sempre in età neroniana- si costruisce un secondo muro, parallelo al primo, e nello stesso tempo si costruisce la volta creando il corridoio che accoglierà sulle superfici lo stesso tipo di decorazione ad affresco degli altri ambienti di questa ala.

 Particolare del saggio di scavo C

Particolare del saggio di scavo C – Archivio SSBAR

I dati di scavo segnalano ancora una volta interventi diversi nella costruzione.

In questo caso però, tutto ciò che accade copre un arco di tempo che spazia dall’età di Nerone, fino all’età di Traiano.

Sul terreno naturale, costituito da un banco di cappellaccio, che qui è a quota m. 35,37 s.l.m. (sul livello del mare), si impostano in sequenza le costruzioni.

La grande fondazione, che corre da nord a sud e che costituisce il limite occidentale, è il primo atto; seguono, perpendicolari al grande muro, le realizzazioni delle murature, di dimensioni più contenute, che creano i vari ambienti, mentre altre suddivisioni degli spazi interni sembrano da riferire a modificazioni volute da Traiano o comunque avvenute dopo l’incendio del 104 d.C.

 Disegno di A. De Romanis (1822): in nero il grande muro di limite  dell’ala ovest e i muri delle stanze addossati a questo.

Disegno di A. De Romanis (1822): in nero il grande muro di limite dell’ala ovest e i muri delle stanze addossati a questo

I risultati delle recenti indagini archeologiche confermano le pur scarse notizie in nostro possesso riportate da alcuni studiosi, riguardanti questa parte del palazzo neroniano.

Nel XIX secolo in particolare, l’architetto Antonio De Romanis, come è ben evidenziato nel disegno da lui realizzato, aveva descritto la differenza del grande muro, che delimita l’ala occidentale ed aveva notato la successione degli edifici:

“un muro anteriore alla nostra fabbrica……conservato a sostenere il terrapieno del monte appoggiandovi i muri delle nuove camere”.

I saggi nell’ala occidentale sono stati effettuati con l’ assistenza archeologica della Cooperativa Archeologia.

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L'autrice

Ida Sciortino

Ida Sciortino

Archeologa in servizio presso il MiBAC dal 1980, fa parte dello staff della Domus Aurea dal 1992 ed è coordinatrice del blog. Direttrice scientifica della Basilica sotterranea di Porta Maggiore, è anche responsabile della tutela di una parte del territorio del I Municipio, limitrofa all’area nord-ovest del Foro Romano dove dal 1982 ha seguito tutte le indagini archeologiche ed attualmente sta curando gli interventi di restauro, in vista della riapertura al pubblico del Vico Jugario e della Basilica Giulia.

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