Problematiche archeologico-naturalistiche

E’ ben nota la difficile coesistenza tra gli elementi vegetazionali del colle Oppio e le strutture archeologiche ipogee delle terme di Traiano e della Domus Aurea.

Le piantumazioni presenti sulla  terrazza di Traiano  risalgono alla sistemazione progettata in più riprese da A. Munoz negli anni ‘30 e sono costituite da Ulmus Campestris (olmo) sull’affaccio verso il Colosseo,  filari di Pinus Pinea (pino), Quercus Ilex (leccio) e Cupressus Sempervirens (cipresso) che costeggiano tuttora il grande viale carrabile che, stravolgendo definitivamente l’unita visiva del sistema archeologico,  taglia in due il complesso delle Terme traianee.

Prospetto-Archivio SSBAR

Prospetto-Archivio SSBAR

Attualmente la vegetazione dell’area è fortemente degradata e alcuni esemplari arborei presentano alterazioni patogene, con conseguente rischio di problemi di staticità della pianta o di schianto di rami secchi. Fondamentale è stato eseguire un monitoraggio puntuale della situazione. Il rilievo floristico del 2011 ha evidenziato i notevoli cambiamenti intercorsi in un arco temporale di sei anni e permesso di individuare gli interventi improcrastinabili per la sicurezza e la salvaguardia dei fruitori dell’area a parco, delle alberature e del monumento. L’aggiornamento del 2012 evidenzia gli ultimi interventi.

stralcio rilievo floristico

Stralcio del rilievo floristico – Archivio SSBAR

Lo spessore della terra gravante sulle strutture archeologiche sottostanti è, mediamente,

Interazione vegetazione - muratura

Interazione vegetazione – muratura – Archivio SSBAR

di mt 1,70 da cui risulta un carico di peso notevole ma, al contempo, uno spessore insufficiente per evitare le problematiche  causate dalla presenza  delle radici delle alberature impiantate sulla terrazza. Gli elementi arborei  più vetusti, che hanno raggiunto il massimo stadio di accrescimento aereo e dell’espansione dell’apparato radicale, risultano estremamente  pericolosi per il peso della biomassa vegetale che costituisce un extra-carico di parecchi quintali, solo parzialmente distribuito dalle radici.

Intervento di recisione
Intervento di recisione - Archivio SSBAR

Queste, infiltrandosi nelle strutture, creano crepe o ampliano quelle già in atto, anche tramite l’azione chimica degli essudati radicali in grado di solubilizzare le malte. Gli essudati - composti chimici rilasciati dalle radici soprattutto in prossimità degli apici radicali e delle parti più vecchie – reagendo con la malta di coesione ne provocano la solubilizzazione e la disgregazione aggravata  dall’inevitabile erosione da parte degli agenti atmosferici. Con gli anni, con un processo lento ma inesorabile, si perde la malta che aggrega il manufatto e quindi il manufatto stesso.

Intervento di recisione

Intervento di recisione - Archivio SSBAR

Uno dei primi interventi eseguiti, in collaborazione con l’Ufficio Giardini del Comune di Roma, è stato l’abbattimento di un Ulmus Campestris (Olmo), affetto da grafiosi, malattia causata da un parassita fungino, che ne comprometteva la stabilità.

Sui prospetti murali e sulle creste, le piante spontanee rivestono carattere di vegetazione infestante.

Nel quartiere occidentale della Domus Aurea, in corrispondenza degli ambienti che da nord a sud costituiscono il limite delle costruzioni - le cosi dette “Casermette”-, la situazione invasiva vegetazionale presentava particolare gravità. E’ stato dunque necessario effettuare un intervento di diserbo meccanico e chimico.

Particolare dell’analisi della vegetazione e degli interventi di bonifica nell’area delle c.d. CASERMETTE - luglio 2011

Particolare dell’analisi della vegetazione e degli interventi di bonifica nell’area delle c.d. CASERMETTE – luglio 2011 - Archivio SSBAR

Prima degli interventi

Prima degli interventi - Archivio SSBAR

Si può parlare di piante infestanti in accordo con la definizione riferita: 

“ possono considerarsi piante infestanti nell’accezione di specie vegetali presenti laddove non sono desiderate”

Terminology Commitee of the Weed Science Society of America

Una definizione particolarmente appropriata per la vegetazione delle aree archeologiche dove, se non è adeguatamente controllata, può mettere a serio rischio i delicati equilibri e creare situazioni di conflitto: da un lato l’esigenza di tutela degli elementi più significativi della flora

Durante gli interventi

Durante gli interventi - Archivio SSBAR

dal punto di vista della naturalità o della loro valenza storica , dall’altra l’esigenza conservativa delle strutture archeologiche, nella loro irripetibilità,  con cui la flora si trova a interagire negativamente. Possono qui  rivestire carattere di “infestanti”, piante che in altri contesti sono di importante valenza paesaggistica.

La rimozione meccanica (sfalcio delle erbe) oltre a non essere completamente praticabile per l’impossibilità di estrarre le radici dalle murature, non risulta neanche efficace in quanto, salvo rare eccezioni, il rigetto delle

porzioni residue risulta assai rapido.

Dopo gli interventi

Dopo gli interventi

L’operazione di taglio stessa può essere dannosa e va dunque effettuata con le dovute cautele per non causare traumi da strappo. L’intervento chimico presenta altre difficoltà: necessità di utilizzare prodotti efficaci, che non interferiscano con i litotipi costituenti le malte archeologiche e soprattutto rispettosi dell’equilibrio sanitario degli operatori  e dell’inquinamento ambientale.

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L'autrice

Gabriella Strano

Gabriella Strano

Architetta Paesaggista. Lavora dal 1978 presso la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma dove si occupa della manutenzione e valorizzazione del verde nell’ambito dell’Ufficio Giardini. Ha diretto i lavori del verde del parco archeologico naturalistico del Porto di Claudio e Traiano e partecipato alla progettazione di opere paesaggistiche. Nel 2011 è entrata a far parte dello staff tecnico della Domus Aurea.

6 commenti

  1. Egr. dr.ssa Strano,
    Frequento il parco del Colle Oppio da 30 anni e capisco dal vs. sito le problematiche relative alle infiltrazioni e ai danni causati dalle piante. Ho peraltro notato che in tutta la zona molti tombini di scolo delle acque piovane sono da anni per mancanza di manutenzione otturati o completamente ricoperti dal fango. Quando piove l’acqua e il fango si spargono dapertutto. Da profano chiedo: oltre agli interventi massicci per risolvere il problema delle infiltrazioni, non sarebbe il caso di ripristinare la funzionalità di questi scoli? Vi sarebbe certamente meno acqua passibile di colare giù nel monumento.
    Saluti,
    Andrea Pepe

  2. Sono il ragazzo della foto che ha abbattuto l’olmo sopra in foto.
    mi piacerebbe ricevere da lei se e’ possibile altre foto.
    per il momento la ringrazio. il giardiniere.

  3. Gentile signor Pepe, il problema che Lei pone è di grande importanza. Il piano di campagna della terrazza Traianea, con le sottostanti presenze archeologiche, si trova ad una quota più bassa rispetto a quella della strada e delle aree circostanti. Questo determina che il percolamento delle acque reflue di superficie, se non opportunamente convogliate in un sistema fognario, ovviamente si riversino verso i punti più bassi. Solo in parte queste vengono assorbite dal manto erboso e, soprattutto nel periodo invernale, quando l’evapotraspirazione è inferiore, aumentano l’indice di infiltrazione d’acqua nel sito archeologico sottostante. Questo è stato anche il motivo per cui è stato eliminato il sistema di irrigazione del prato del parco del Colle Oppio sovrastante la domus Aurea. Nel progetto di isolamento igrotermico è previsto anche un confinamento perimetrale dell’area per ovviare all’incidenza di tali fattori “esterni” e una rete di smaltimento immediato dell’acqua eventualmente in esubero in seguito ad accadimenti metereologici.
    Ci auguriamo anche noi il risanamento del sistema di captazione delle acque di superficie, tombini e caditoie stradali per intenderci, annoso problema della città di Roma.

  4. Pingback: ROMA ARCHEOLOGIA: Fernando Lucchese & Erika Pignatti, “La vegetazione nelle aree archeologiche di Roma e della Campagna Romana,” Quad. Bot. Amb. Appl., 20-2 (2009), [PDF] pp. 3-89. | Rome - The Imperial Fora - Archaeological News & Rel

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