Nei mesi di settembre-novembre 2012 è stato effettuato un sondaggio archeologico nel settore del Parco del Colle Oppio corrispondente all’estradosso delle gallerie traianee 20A e 20B. L’indagine era finalizzata alla conoscenza dell’assetto esterno e delle caratteristiche costruttive delle volte antiche sia per la ricostruzione delle parti mancanti, sia per la definizione del nuovo sistema esterno di protezione del monumento. Pubblichiamo i risultati preliminari dell’indagine archeologica.
Le gallerie fanno parte di un sistema di ambienti, coperti con volte a botte, costruiti all’epoca di Traiano per frazionare l’ampio spazio aperto del cortile della Domus Aurea (peristilio n. 20) e creare il piano della terrazza delle Terme.
Le due gallerie indagate sono in un precario stato di conservazione dovuto soprattutto alla mancanza di parti delle volte, perdute nel passato, e rientrano pertanto nel progetto di restauro dell’angolo NW della Domus Aurea che ha come finalità il consolidamento strutturale, il ripristino della continuità tra comparto neroniano e comparto traianeo e il confinamento dell’area da un punto di vista microambientale.
Dato il precario stato di conservazione e lo spessore davvero esiguo delle volte conservate (circa 15 cm al cervello) per poter consentire a maestranze e archeologi l’accesso in sicurezza all’area di scavo soprastante, è stato necessario realizzare preventivamente impegnative opere di puntellamento all’interno delle due gallerie.

Puntelli e ponteggi messi in opera per consentire l’accesso in sicurezza all’area di scavo – Archivio SSBAR

Scavo sulla galleria 20B: si nota lo spessore della volta in chiave – Archivio SSBAR
Le volte delle gallerie traianee sono coperte da un interro dello spessore di ca m 1,20 riconducibile all’età moderna, anche se costituito in parte sicuramente da stratificazioni antiche scavate e poi rigettate per rialzare il piano di calpestio fino alla quota attuale del giardino: all’interno di questo deposito sono infatti contenuti frammenti ossei, frammenti ceramici di epoca imperiale e tardo imperiale unitamente a reperti dichiaratamente moderni come frammenti di piatti in ceramica smaltata bianca e contenitori in rozza terraglia. Un simile accumulo rivela che, almeno in questo luogo, le stratigrafie antiche sono state già asportate forse in funzione della creazione del soprastante giardino o forse nel corso di lavori di restauro che hanno interessato l’area alla fine degli anni ’60.

Interro moderno che ricopre gli estradossi delle volte – Archivio SSBAR
La superficie messa in luce con la rimozione dell’interro, relativa all’estradosso della volta delle gallerie traianee 20A e 20B, si caratterizza per una lieve pendenza da sud verso nord. Si passa infatti dalla quota di m 47.66 s.l.m. presso il margine di scavo meridionale a m 47.49 s.l.m. in prossimità del limite settentrionale. Il calcestruzzo è caratterizzato dall’impiego di una malta pozzolanica alquanto tenace e caementa costituiti da schegge di tufo di medie dimensioni.
Un elemento estremamente interessante evidenziato con lo scavo è l’ individuazione delle “fasi cantieristiche” per la costruzione delle gallerie e per il raccordo tra gallerie contigue:

Fasi cantieristiche, rielaborazione di Adriano Averini da C.F.Giuliani 1990 – Archivio SSBAR
terminata infatti la costruzione dei muri perimetrali delle varie gallerie (prima fase), si dovette procedere alla posa in opera delle centine lignee (seconda fase) per la gettata di cementizio che costitusce le reni delle volte (terza fase). Successivamente viene deposto, nello spazio lasciato libero tra l’imposta di un arcata e l’altra, una sorta di rinfianco in terra e schegge di tufo che si appoggia alla porzione delle reni preventivamente realizzata (quarta fase) .

Terra di rinfianco tra l’imposta delle due gallerie contigue – Archivio SSBAR
Segue infine il completamento dell’opera con una gettata in conglomerato (quinta fase) che si salda alla parte delle volte già costruita, ricopre il rinfianco terroso tra volte contigue e costituisce una sorta di massetto che rende tra loro solidali le varie gallerie.
La superficie superiore di questo massetto, estremamente levigata, non reca tracce di ulteriori pavimentazioni al di sopra di esso, né del vespaio in laterizi (bessali) rinvenuto in altre zone della terrazza traianea. Altimetricamente, invece, la porzione di estradosso messa in luce ( indicata in pianta con la lettera L) che, come già detto, presenta una quota variabile tra m 47.66 s.l.m e m 47.49 s.l.m., è compatibile con le analoghe superfici rinvenute nei sondaggi E, F e G eseguiti nel 2011 nella fascia dei giardini in prossimità dell’attuale via del Monte Oppio.

Localizzazione dei saggi archeologici E, F, G e L sui giardini del Colle Oppio – Archivio SSBAR
Lo scavo ha anche posto in luce una serie di tombe a fossa ricavate scalpellando il conglomerato cementizio delle volte traianee. Le sepolture si dispongono secondo un orientamento est-ovest, concentrandosi prevalentemente in prossimità delle reni delle volte, laddove cioè lo spessore della muratura viene ad essere maggiore. La successiva riconversione dell’area a orti e giardini ha causato la cancellazione dell’originario piano di calpestio da cui vennero praticati i tagli, così come il parziale “rimescolamento” dell’originario assetto interno delle deposizioni cui probabilmente appartengono le ossa rinvenute nell’interro moderno soprastante. Delle uniche due tombe integralmente scavate, la tomba 1 conservava in connessione anatomica gli arti inferiori ed il bacino di una donna adulta collocata in posizione supina.

Tomba 1 – Archivio SSBAR
La sepoltura 2 invece ha restituito i resti scheletrici fortemente compromessi di un adulto di sesso maschile anch’esso adagiato in posizione supina. In assenza di indicatori cronologici sicuramente attribuibili a questa attività funeraria non è agevole fornirne una datazione circostanziata. In via di ipotesi tuttavia si potrebbe istituire una correlazione cronologico-spaziale sia con la tomba di V-VI sec. d.C. messa in luce nel saggio C sia con le numerose sepolture (ca. 1000) di analogo ambito cronologico rinvenute nel 1967 all’interno della cisterna delle cd. Sette Sale.

Tomba 2 – Archivio SSBAR
Fosse circolari, incassi rettangolari e solchi lineari costituiscono ulteriori testimonianze di una nuova destinazione d’uso dell’area posteriore all’impianto della necropoli. Si tratta di tracce alquanto labili ricavate anch’esse all’interno delle originarie volte traianee, che sembrerebbero aprire le porte ad un nuovo assetto della zona volto verso pratiche che potremmo definire di carattere agricolo. In tali incisioni si devono riconoscere attività legate alla posa in opera di piantumazioni arboree e messa a dimora di semplici siepi.

Veduta generale dei tagli nel conglomerato delle volte – Archivio SSBAR
Un simile paesaggio può essere ricondotto al sistema di vigne e orti, attestato dalle fonti sul Colle Oppio, dopo il definitivo abbandono delle Terme di Traiano .
L’indagine si è svolta con la Direzione scientifica di Elisabetta Segala e la Direzione dei lavori dell’Arch. Enrico Del Fiacco; lo scavo è stato eseguito dalla Ditta Celsi, l’assistenza archeologica e la documentazione dalla Cooperativa Archeologia.


Pubblicazione molto interessante, grazie per averla condivisa con i lettori del blog!
ma non esiste una bella galleria fotografica su come procedono i lavori?
se c’è non l’ho trovata
grazie
buon lavoro
Per dare un aggiornamento sullo stato dei lavori abbiamo puntato soprattutto sugli articoli che pubblichiamo di volta in volta corredati da un buon numero di fotografie supportate dal testo che – se pur sinteticamente – cerca di spiegare minuziosamente la natura dell’intervento. Una galleria fotografica da sola non sarebbe esaustiva rispetto alle varie e complesse opere che si affrontano all’interno della Domus.Tuttavia stiamo preparando una documentazione del tipo richiesto per gli ambienti in cui gli interventi sono giunti al termine.
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