Vegetazione con carattere di infestante sull’estradosso della galleria traianea 20B

Il sondaggio archeologico effettuato sull’estradosso delle gallerie traianee 20A e 20B ha richiesto, nella sua fase preliminare, la rimozione di tutte le piante aventi carattere di infestanti che avevano radicato nell’interro sovrastante il massetto di raccordo e copertura delle volte.

Le tipologie vegetali che più hanno presentato problemi con la struttura muraria e difficoltà di diserbo ed estirpazione sono state un Ailanthus altissima (Ailanto) e un grosso cespuglio di Laurus nobilis (Alloro).

Ailanthus altissima (Ailanto) - Archivio SSBAR

Ailanthus altissima (Ailanto) – Archivio SSBAR

Rifacendoci al concetto, già espresso precedentemente, che attribuisce il carattere di piante  infestanti a tutte quelle specie vegetali che crescono dove non sono desiderate,  poiché creano un’alterazione in equilibri determinati, possiamo annotare che ambedue le specie rivestono un alto indice di pericolosità (IP) per l’impatto negativo con le strutture architettoniche presenti.

Impatto negativo sulle strutture archeologiche - Archivio SSBAR

Impatto negativo sulle strutture archeologiche – Archivio SSBAR

L’IP, analisi della Pericolosità e formulazione di un Indice, è stato espresso nel 1996 da M.A. Signorini (M.A. Signorini, 1996: l’Indice di Pericolosità: un contributo del botanico al controllo della vegetazione infestante nelle aree monumentali. Inform. Bot. Ital., 28: 7-14) e rappresenta un contributo botanico di notevole interesse per individuare la capacità della singola specie di arrecare danni ai manufatti ma anche la potenzialità di propagarsi e sopraffare le altre specie, nonché la maggiore o minore difficoltà di essere eliminata tramite diserbo manuale (taglio) o chimico.

Il sistema individua ogni specie vegetale in base a tre parametri: forma biologica, invasività e vigore,  tipo di apparato radicale, a cui corrispondono indici numerici.

  • La forma biologica specifica il portamento della specie e la durata del ciclo biologico, ovvero ci informa se si tratta di alberi, liane, cespugli, erbacee, e quanto dura il loro ciclo vitale: se si tratta quindi di piante perenni, biennali o annuali.
  • Invasività e vigore si riferiscono alla capacità di propagazione vegetativa e al tipo di crescita; alcune piante si propagano tramite polloni e hanno la capacità di emetterli anche se tagliati alla base del tronco (Laurus nobilis), altre  li emettono dalle radici (Ailanthus altissima). Sono, sicuramente, la tipologia di piante che causano i maggiori danni;
  • Tipo di apparato radicale. L’apparato radicale può  raggiungere a volte dimensioni maggiori della parte aerea (epigea). Ci sono due tipi di apparato radicale: fascicolato costituito da molte radici ramificate con, di solito, uno sviluppo superficiale; a fittone costituito da una radice principale a sviluppo profondo. In rapporto con le strutture archeologiche sono ambedue pericolosi anche se il fascicolato può svolgere in alcune situazioni la funzione di tenuta della struttura del terreno.

Dato che per ogni parametro il valore dell’indice cresce col crescere della pericolosità per i monumenti, la somma dei tre valori viene assunta come Indice della Pericolosità della specie (I.P.).

Tale individuazione è fondamentale poiché ci da la misura dell’evolversi del problema: risulta chiaro che l’apparato radicale di un albero o di un cespuglio avrà un’azione più  invasiva di quello di una erbacea e che un ciclo vitale breve sia meno dannoso di uno perenne in cui la pianta man mano si accrescerà ed  estenderà il suo apparato radicale provocando danni sempre maggiori.

L’I.P. può variare da un minimo di 0 a un massimo di 10: le specie con I.P. da 0 a 3 sono considerate poco pericolose, con I.P. da 4 a 6 mediamente pericolose, da 7 a 10 molto pericolose.

La copertura vegetale presente nell’interro gravante sull’estradosso delle volta 20b variava da valori molto bassi di I.P. (manto erboso, erbacee annuali) fino al massimo di 7-10 rappresentato da piante legnose perenni ad alta invasività e con apparato radicale vigoroso quali  Hedera elix (edera), Ficus carica (fico), Ailanthus altissima  (Ailanto o albero del paradiso) e Laurus nobilis (Alloro).

Da un punto di vista  dell’interazione tra gli organismi vegetali e gli apparati archeologici le specie legnose presenti si comportavano da calciofile,  ovvero piante che richiedono o sopportano grandi quantità di calcio nel suolo, qui in esubero per la presenza dei laterizi e della calce delle malte di aggregazione. L’Ailanto inoltre ha una incredibile flessibilità ecologica, si adatta a qualsiasi tipo di terreno ed esposizione e la sua enorme capacità rigenerativa ne fa la pianta infestante più temuta.

Gli interventi periodici di diserbo effettuati sull’area, detta “casermette”, hanno impedito lo sviluppo e la diffusione dell’Ailanto e di altre specie pioniere che si erano insediate sui substrati quasi nudi delle murature.

Diversa la situazione per quanto riguardava la presenza del cespuglio di Alloro; gli interventi di potatura e recisione hanno controllato la crescita della parte aerea, impedendo che la pianta diventasse un albero, e sono stati mirati alla devitalizzazione delle radici solo nel momento in cui è stato predisposto un intervento immediato di messa in sicurezza e consolidamento delle murature della volta dove queste si erano insediate.

Devitalizzazione delle radici del cespuglio di Alloro - Archivio SSBAR

Devitalizzazione delle radici del cespuglio di Alloro – Archivio SSBAR

La devitalizzazione comporta una variazione progressiva dello spessore e della capacità di tenuta dell’apparato radicale che perde man mano coesione col manufatto; essiccandosi e ritraendosi crea percorsi preferenziali per l’infiltrazione dell’acqua  favorendo la disgregazione del terreno e delle malte.

Gli interventi di devitalizzazione e asportazione degli apparati radicali dalle murature devono essere contestuali all’intervento di messa in sicurezza e consolidamento del manufatto archeologico.

Il sondaggio ha messo in evidenza l’esiguo spessore della volta 20b;  la pianta si era installata nel punto più spesso, il muro di contatto tra le due volte, inglobando alcuni laterizi della costruzione.

Sondaggio sulla volta 20b - Archivio SSBAR

Sondaggio sulla volta 20b – Archivio SSBAR

Operazione di asportazioni delle radici - Archivio SSBAR

Operazione di asportazioni delle radici – Archivio SSBAR

L’asportazione ha comportato il taglio delle radici più profonde e di alcune radichette che sono rimaste inevitabilmente in situ per non disgregare con lo strappo ulteriormente la muratura.

Radichette rimaste in situ - Archivio SSBAR

Radichette rimaste in situ – Archivio SSBAR

Radichette rimaste in situ - Archivio SSBAR

Radichette rimaste in situ – Archivio SSBAR

Tutta la parte a giardino della terrazza Traianea presenta gli stessi problemi evidenziati dal saggio di scavo 20a e 20b. I grandi alberi di Quercus ilex (leccio), le robinie pseudoacacie (acacia), il pinus roxbourgi (pino giapponese), insistono e inglobano nelle loro radici le strutture neroniane o Traianee.  Emergono radici, con numerose diramazioni, all’interno delle volte antiche come quelle evidenziate nell’ambiente 41 dove sono stati prelevati i campioni che hanno individuato, con analisi di laboratorio, l’appartenenza alla struttura radicale del grande pino giapponese ed altre a latifoglie.

Prelievo di campioni della struttura radicale - Archivio SSBAR

Prelievo di campioni della struttura radicale – Archivio SSBAR

Un commento

  1. Puntuale ed esaustiva come sempre Arch. Strano… complimenti!
    Ha affrontato l’argomento trattato, in modo esauriente e completo, facendo emergere uno degli innumerevoli problemi che “purtroppo” sono presenti nel monumento della “Domus Aurea”.
    Sono convinto che la dedizione che impiega nel suo lavoro, unita agli sforzi di tutta l’amministrazione, porterà sicuramente i suoi frutti.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>