Ambienti 41 e 42: risultati delle analisi di laboratorio sugli apparati radicali

E’ sicuramente importante, per tutti coloro che come noi hanno a cuore la Domus Aurea, bene archeologico unico e irripetibile,  e la vegetazione, come patrimonio naturalistico e magnificenza percepibile, fare il punto sulla difficile relazione che intercorre tra questi due elementi nel contesto del giardino del Colle Oppio.

Veduta dall’alto del Colle Oppio – Foto tratta da Google Maps

Veduta dall’alto del Colle Oppio – Foto tratta da Google Maps

Come già menzionato nel precedente articolo del 14.12.2012, sono stati eseguiti dei prelievi di parti degli apparati radicali fuoriuscenti dalle superfici murarie all’interno dell’ Ambiente 42; successivamente analoghi prelievi sono stati effettuati nell’Ambiente 41.

Localizzazione degli Ambienti 41 e 42 – Archivio SSBAR

Localizzazione degli Ambienti 41 e 42 – Archivio SSBAR

I due  ambienti, da quel momento in poi,  sono stati identificati come stazioni N.1 e N.2

La scelta della localizzazione dei campioni, ad oggi prelevati, è stata dettata dalla possibilità di effettuare un’asportazione non invasiva rispetto alle componenti strutturali e pittoriche del monumento.

A seguito di indagini con ispezione di dettaglio le aree campione scelte sono state quattro in funzione sia della collocazione che della diversità tipologica delle strutture radicali,  visibile anche macroscopicamente.

Prelievo dei campioni - Archivio SSBAR

Prelievo dei campioni – Archivio SSBAR

Ambiente 42 Stazione 1 area di campionamento (N. 1) - Archivio SSBAR

Ambiente 42 Stazione 1 area di campionamento (N. 1) – Archivio SSBAR

Stazione 2 – Ambiente 41 radici affioranti in un tratto murario verticale - Archivio SSBAR

Stazione 2 – Ambiente 41 radici affioranti in un tratto murario verticale – Archivio SSBAR

La scelta del campione è stata determinata dalla possibilità di prelevare parti omogenee con diametro medio inferiore ad un centimetro, compreso fra 5,00 e 8,00 mm. Il prelievo dei campioni è stato eseguito tramite una raccolta significativa delle diramazioni radicali emergenti dalla superficie tramite cesura netta delle stesse e conservazione in soluzione alcolica.

In relazione ad una prima analisi visiva sono emerse immediatamente differenze di tipo morfologico

Esempio campione prelevato Stazione N.1 – Ambiente 42 - Archivio SSBAR

Esempio campione prelevato Stazione N.1 – Ambiente 42 – Archivio SSBAR

Esempio campione prelevato Stazione N.2 – Ambiente 41 - Archivio SSBAR

Esempio campione prelevato Stazione N.2 – Ambiente 41 – Archivio SSBAR

che hanno permesso di definire l’appartenenza dei campioni della Stazione N.1 prevalentemente alle conifere per la colorazione e per la presenza di resina, caratteristiche della divisione Pinophyta.  Le conifere presenti sulla terrazza Traianea sono essenzialmente i grandi Pini del viale, quindi in posizione di margine, e il grande pino himalaiano al centro del giardino superiore, in corrispondenza più prossima al luogo ipogeo di prelevamento.

Il pino himalaiano sul Colle Oppio - Archivio SSBAR

Il pino himalaiano sul Colle Oppio – Archivio SSBAR

I campioni della Stazione N.2 appartengono esclusivamente alle latifoglie per la colorazione bruna esterna, la forma e consistenza legnosa.

I campioni prelevati a fresco successivamente sono stati oggetto di sezioni microscopiche trasversali e longitudinali  secondo due procedure tecniche di immersione in alcool e con colorazione in blu di metilene. Le sezioni così ottenute sono state visionate al microscopio per  l’identificazione delle specie in relazione alle  caratteristiche distintive della composizione e disposizione cellulare delle radici di ciascuna specie prelevata.

Campione N.1: Sezione di radice con immersione in alcool - Archivio SSBAR

Campione N.1: Sezione di radice con immersione in alcool – Archivio SSBAR

Le analisi dei campioni della Stazione N.1 hanno confermato l’appartenenza delle stesse alle conifere e al genere Pinus.

Si può evidenziare, nei preparati microscopici, la particolare organizzazione cellulare dei vasi resiniferi specifici al genere Pinus: Pinus roxburghii  Sarg. presente sulla Terrazza Traianea, il tipico spessore delle cellule resinifere si evidenzia immediatamente nel preparato a fresco senza colorazione.

I campioni della Stazione N.2 sono stati sottoposti alla medesima preparazione microscopica e dalla loro osservazione si è evidenziata un organizzazione ben definita delle cellule linfatiche delle latifoglie,  relative al genere Quercus , fatte risaltare maggiormente nel  preparato con colorazione.

Campione N2: Sezione di radice con immersione in alcool - Archivio SSBAR

Campione N2: Sezione di radice con immersione in alcool – Archivio SSBAR

Campione N2: Sezione di radice con colorazione blu di metilene - Archivio SSBAR

Campione N2: Sezione di radice con colorazione blu di metilene – Archivio SSBAR

In questa prima fase di rilevamento e raccolta di porzioni indicative degli apparati radicali emergenti dalle strutture monumentali si evidenzia la complessità di sviluppo dei medesimi sia nel loro dimensionamento sia nell’accrescimento che risulta in continua evoluzione e sviluppo.

Ambiente 41: esempio di radice in nuova formazione - Archivio SSBAR

Ambiente 41: esempio di radice in nuova formazione – Archivio SSBAR

Rilevante è, infatti, il dimensionamento per estensione degli apparati radicali in funzione della posizione attuale delle alberature sulla Terrazza Traianea e della distanza lineare tra i campionamenti effettuati all’interno degli Ambienti della Domus Aurea. La distanza lineare tra il tronco di Pinus roxburghii Sarg. e i campioni prelevati nella Stazione N.1 – Ambiente 42 è superiore ai 25 metri; anche i campioni prelevati nella Stazione N.2 – Ambienti 41,  distano dai tronchi degli alberi, gli esemplari di Quercus ilex L.,   in media lunghezze lineari  pari a 25 metri.

Stralcio planimetrico del giardino: estensione deli apparati radicali - Archivio SSBAR

Stralcio planimetrico del giardino: estensione degli apparati radicali – Archivio SSBAR

Tra le osservazioni effettuate nei diversi Ambienti sotterranei emerge una localizzazione specifica delle radici: le radici  si approssimano e si accrescono con continuità di sviluppo proprio tra le strutture murarie e gli intonaci. La composizione chimica delle malte è caratterizzata da una complessa miscela di sali minerali di varia natura ed origine geolitologica; tale miscela sembra garantire il nutrimento basilare delle radici più profonde. Qualora queste emergono dalle malte e si espongono, ad esempio al di fuori degli intonaci, gli apici radicali protendo generalmente di qualche decina di cm per poi morire.

Ingresso Ambiente 42 con apici radicali morti fuoriuscenti dall’intonaco - Archivio SSBAR

Ingresso Ambiente 42 con apici radicali morti fuoriuscenti dall’intonaco – Archivio SSBAR

In opposizione, si riscontrano nuove diramazioni laterali delle radici stesse in aree murarie ancora parzialmente  integre, ove si accrescono, trovando una nuova via di sviluppo con preferenza sempre tra le strutture portanti e gli intonaci.

Inoltre le condizioni climatiche (temperatura, umidità, percolamento delle acque meteoriche, etc.) presenti costantemente nella  Domus Aurea, che come sappiamo è quasi completamente sotterranea, favoriscono e garantiscono, anche nei periodi in cui la siccità esterna potrebbe creare sofferenze, le condizioni ambientali perfette per uno sviluppo costante.

Le analisi di laboratorio hanno dunque confermato l’appartenenza delle radici, fuoriuscenti dagli estradossi e dalle pareti degli ambienti 41 e 42, a piante lignificanti che, come già esposto nel precedente articolo sono al massimo grado dell’indice di pericolosità della specie per la capacità di arrecare danni, non solo alle decorazioni ma anche alla stabilità delle strutture murarie. Ciò è evidente in entrambe gli ambienti indagati dove l’erosione in corrispondenza della superficie interessata dalle radici è infatti più profonda rispetto alle altre pareti dello stesso ambiente.

In primo piano gli apparati radicali in sviluppo - Archivio SSBAR

In primo piano gli apparati radicali in sviluppo – Archivio SSBAR

4 commenti

  1. Spero tanto che gli alberi non vengano abbattuti e che vengano trovate altre soluzioni. Perchè non mettere una specie di muro sotterraneo di lastre di metallo per proteggere la domus aurea?

  2. Spero che nessuno si opponga alla risistemazione del giardino sovrastante la domus. Bisogna pensare al male minore e alleggerirlo. Andrò a fotografare il pino, sono molto dispiaciuta per la sua sorte infausta. Ma, tant”è. Grazie per quello che fate per voi per noi e per tutti gli altri.

  3. Spero che la Domus sia salvagauardata. Se poi è necessario tagliare un paio di alberi pazienza. Cosa sono 70 anni confronto a 2.000?

  4. Magari dico una fesseria,..ma non si potrebbero organizzare delle aste pubbliche per vendere gli alberi del parco?
    Se fosse fattibile strapiantarli senza ammazzarli e se la cosa fosse PUBBLICIZZATA BENE, (non come l’ingresso della Dom.Aurea …neanche il civico è stato messo né uno straccio di paletto col nome!!!!) penso che per chi se lo possa permettere, avere nel proprio giardino un pezzo di botanica storia,sarebbe un vanto ma soprattutto un onore!
    Organizzando visite guidata da esperti botanici, o mettendo dei link con spiegazioni sul giardino e sugli alberi e sul progetto gioverebbe a tutti.
    Grazie dell’attenzione.
    ROMA sempre nel cuore!!

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