Il restauro dell’ambiente 34

Al momento di assumere l’impegno di consolidare e restaurare l’ambiente 34 della Domus Aurea, i compiti e le difficoltà da affrontare apparivano ragionevolmente circoscritti.

Planimetria generale della Domus Aurea, in giallo l'area di cantiere, in rosso l'ambiente 34 - Archivio SSBAR

Planimetria generale della Domus Aurea, in giallo l’area di cantiere, in rosso l’ambiente 34 – Archivio SSBAR

In arancio l'ambiente 34 oggetto dell'intervento strutturale, in giallo l'ambiente 32, soggetto ad opere accessorie - Archivio SSBAR

In arancio l’ambiente 34 oggetto dell’intervento strutturale, in giallo l’ambiente 32, soggetto ad opere accessorie – Archivio SSBAR

Infatti, l’esame preliminare delle strutture murarie (effettuato ovviamente a livello del suolo) aveva mostrato una vasta lacuna di circa 20 metri quadrati nella parete esterna il cui profilo, molto irregolare, evidenziava urgenti problemi relativi al pericolo di cedimenti improvvisi.

La parte rimanente del prospetto esterno mostrava piccole tracce di una piattabanda e di un arco di scarico; la superficie restante era ridotta al nucleo murario. Il paramento interno, presente in maggiore percentuale, appariva più conservato.

Il prospetto interno dell'ambiente: in arancio la lacuna di circa mq 20; in rosso la proiezione del prospetto esterno - Archivio SSBAR

Il prospetto interno dell’ambiente: in arancio la lacuna di circa mq 20; in rosso la proiezione del prospetto esterno – Archivio SSBAR

Il prospetto esterno dell'ambiente: in arancio la lacuna di circa mq 20; in rosso la proiezione del prospetto interno - Archivio SSBAR

Il prospetto esterno dell’ambiente: in arancio la lacuna di circa mq 20; in rosso la proiezione del prospetto interno – Archivio SSBAR

L’obiettivo da raggiungere, quindi, era impegnativo sotto il profilo economico e organizzativo ma, tutto sommato, non troppo complesso in merito alle scelte progettuali.

In sintesi si trattava di ricostruire una muratura, purtroppo di spessore limitato (70 ÷ 75 centimetri), utilizzando materiali e procedure aderenti a quelle utilizzate in antico su una parete che rappresenta la fronte esterna verso Sud della Domus.

Di conseguenza, si trattava di realizzare paramenti esterni in opus testaceum (cortina) per il lato esterno e, per l’interno, ancora cortina e opus reticulatum. L’esame preliminare sembrava indicare che il nucleo murario interno fosse, tradizionalmente, in malta e tufi.

Un'immagine del prospetto interno prima dell'inizio dei lavori. Sulla lacuna una protezione provvisoria destinata al confinamento dell'ambiente - Archivio SSBAR

Un’immagine del prospetto interno prima dell’inizio dei lavori. Sulla lacuna una protezione provvisoria destinata al confinamento dell’ambiente – Archivio SSBAR

Quindi sono iniziati i lavori, si sono posti in opera i ponteggi e siamo stati in grado di esaminare da vicino (a 10 metri di altezza) gli elementi costruttivi dell’ambiente.

Molte previsioni e alcune convinzioni hanno avuto necessità di un aggiornamento.

Innanzi tutto, abbiamo potuto verificare che la parete ha subito nel tempo una rotazione verso l’esterno che, misurata in sommità, assommava a circa 4 ÷ 5 centimetri, ovvero non poco, generando un distacco, apparentemente stabilizzato, tra la parete stessa e l’ambiente voltato.

Inoltre, l’esame di alcuni lacerti e giaciture di murature in sommità ha riproposto dubbi sulla mutua tempistica di costruzione tra murature esterne e ambienti interni. Ovvero, quale è stata l’effettiva sequenza temporale nella esecuzione di murature, piattabande, archi di scarico e finestre (e loro successive tamponature) avvenute tra primo e secondo secolo d. C.?

L'intradosso della volta e le opere di protezione - Archvio SSBAR

L’intradosso della volta e le opere di protezione – Archvio SSBAR

Stiamo adeguando l’intervento a queste nuove informazioni, considerando anche che il nucleo murario originale è stato eseguito impiegando, in luogo dei tufelli di consueto utilizzo nella Domus, mattoni interi o frammentati.

In aggiunta, la realizzazione dei paramenti esterni appare frettolosa, con impiego di mattoni di diverso spessore e natura, rispettando in modo approssimativo le giaciture orizzontali.

Una veduta generale della volta: a sinistra parte del riempimento della finestra originaria (A), a destra le concrezioni che nascondevano alcuni stucchi (B)- Archivio SSBAR

Una veduta generale della volta: a sinistra parte del riempimento della finestra originaria (A), a destra le concrezioni che nascondevano alcuni stucchi (B)- Archivio SSBAR

Alcuni lacerti della muratura di riempimento della finestra e l'impronta del mattone sull'intradosso della piattabanda (A) - Archivio SSBAR

Alcuni lacerti della muratura di riempimento della finestra e l’impronta del mattone sull’intradosso della piattabanda (A) – Archivio SSBAR

Infine, alcuni saggi effettuati sulle imposte della volta hanno purtroppo evidenziato un deterioramento assai avanzato nelle malte e nei tufi che la compongono; tale situazione rappresenta il risultato di plurisecolari percolazioni che si sono abbattute sul monumento (la consistenza dei tufi bagnati è ormai simile a quella della sabbia…); è stato quindi redatto un immediato aggiornamento del progetto strutturale, che ora prevede la realizzazione di una controvolta in mattoncini posti di coltello e in aderenza, su una consistente porzione dell’ambiente.

Particolare degli stucchi venuti alla luce durante le prime opere di liberazione - Archivio SSBAR

Particolare degli stucchi venuti alla luce durante le prime opere di liberazione – Archivio SSBAR

L’ultima notazione, ad oggi, riguarda il ritrovamento e la necessità di proteggere numerose superfici decorate e alcuni stucchi, invisibili prima della realizzazione dei ponteggi. Il loro rinvenimento fa anche riconsiderare l’effettiva valenza originaria della stanza 34 nell’articolazione architettonica e distributiva della Domus Aurea.

Particolare degli stucchi venuti alla luce durante le prime opere di liberazione - Archivio SSBAR

Particolare degli stucchi venuti alla luce durante le prime opere di liberazione – Archivio SSBAR

In sintesi l’intervento affronta oggi un maggiore impegno relativo ad opere non ipotizzabili in fase progettuale, quali:

  • il nucleo del muro della fronte esterna da realizzare in mattoncini;
  • gli intonaci e gli stucchi da proteggere;
  • la controvolta e i consolidamenti da porre urgentemente in opera.

E forse non è ancora tutto.

L’ambiente 34, pur nelle sue limitate dimensioni, rappresenta un paradigma delle difficoltà che si affrontano nella Domus Aurea, la cui complessità e le cui sfaccettature sono oggetto di continue ricerche e aggiornamenti.

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L'autore

Enrico Del Fiacco

Enrico Del Fiacco

Architetto, dopo i primi anni di esperienza progettuale per il gruppo ENI (Algeria, Angola, Giordania) dalla fine degli anni ‘70 opera nel campo del restauro del patrimonio archeologico e architettonico collaborando con il MIBAC e altre Amministrazioni pubbliche. Tra le principali realizzazioni si segnalano la nuova sistemazione dell’area esterna “Gismondiana” di approccio agli scavi di Ostia Antica; il restauro del Casale  Torlonia e dei Magazzini Severiani nel porto Di Claudio e Traiano; l’allestimento del Museo delle Navi di Fiumicino; il progetto dell’Infrastruttura Museale di Ostia Antica; il progetto del nuovo Parco Archeologico dell’Isola Sacra (ONC); l’allestimento del Museo delle Navi di Nemi; il restauro delle Terme Taurine di Civitavecchia; altri interventi in area monumentale e archeologica in area Romana, Ostiense, Laziale e dell’Etruria Meridionale.

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