I lavori al Cantiere Pilota

Proseguono nell’area del cantiere Pilota le opere previste per la realizzazione della sperimentazione del Progetto di risanamento della Domus Aurea.

E’ in corso la prima fase operativa consistente nello scavo archeologico finalizzato a rimettere in luce le strutture antiche per poi consentire il  loro necessario ripristino prima della posa in opera del Sistema Integrato di Protezione.

Planimetria generale della Domus Aurea, in giallo l’area del cantiere pilota – Archivio SSBAR

Planimetria generale della Domus Aurea, in giallo l’area del cantiere pilota – Archivio SSBAR

Dopo aver concluso l’intervento di consolidamento e ripristino della porzione di volta della galleria 20E, si sono avviate le operazioni di scavo su tutta l’area del cantiere, di un’ampiezza pari a circa mq 700. L’indagine archeologica ha evidenziato situazioni differenziate che si sviluppano in un ampio arco cronologico attraverso le quali è possibile seguire le principali trasformazioni di questa parte dei giardini dell’Oppio.

In particolare nella metà nord dell’area si è evidenziata per la prima volta in maniera sistematica e su larga scala, una sistemazione agricola a vigna risalente all’età settecentesca, che conferma quanto già noto dalle fonti, soprattutto cartografiche; infatti la maglia delle coltivazioni segue lo stesso orientamento nord-est sud-ovest, perfettamente rispondente a quanto documentato in una planimetria del 1775 di autore anonimo.

Planimetria del 1775 di autore anonimo - Archivio SSBAR

Planimetria del 1775 di autore anonimo – Archivio SSBAR

Particolare delle tracce delle vigne - Archivio SSBAR

Particolare delle tracce delle vigne – Archivio SSBAR

Il paesaggio, verosimilmente ascrivibile all’epoca altomedievale caratterizza allo stato attuale la metà sud del bacino: infatti, sono state riportate alla luce otto sepolture, in accordo con altre testimonianze dello stesso tipo, già rinvenute in maniera sporadica in alcuni saggi precedentemente eseguiti al livello del piano giardino. Si tratta di tombe a fossa ricavate in parte nel conglomerato cementizio delle volte di età traianea.

L’indagine archeologica ha restituito poi strutture ricollegabili all’impianto traianeo e alla sistemazione precedente del piano superiore della Domus Aurea. Pertinenti all’età traianea sono stati esposti gli estradossi delle gallerie 20E e20F, che furono realizzate per frazionare e chiudere il cortile (n. 20) del quartiere occidentale della Domus Aurea; anche qui un conglomerato cementizio, con una superficie accuratamente lisciata, costituisce il piano della terrazza delle Terme.

Ad epoca neroniana sono da ricondurre invece i lacerti di una pavimentazione in opus spicatum, collocata immediatamente a sud del muro meridionale che costituiva il parapetto di affaccio sul grande cortile porticato. Questa muratura, già individuata nei saggi precedenti  lungo tutto il perimetro del peristilio, fu poi asportata in un epoca imprecisata, forse per il recupero di materiali da costruzione,  ma la sua presenza è rappresentata oggi dalle impronte del piano di posa in bipedali tuttora visibili.

Dettaglio pavimentazione in opera spicata e impronte dei bipedali - Archivio SSBAR

Dettaglio pavimentazione in opera spicata e impronte dei bipedali – Archivio SSBAR

Si è potuto poi verificare che le grandi infiltrazioni di acque meteoriche, che costituiscono da sempre uno dei maggiori problemi per la conservazioni delle superfici decorate della Domus Aurea, almeno in questo caso ed  in particolare a sud dove la galleria traianea 20E si attesta al limite della Sala delle Civette,(n. 29), erano da imputare all’esistenza di estese lacune nel punto di intersezione tra le murature neroniane e traianee, dovute probabilmente proprio  allo scasso operato per l’asportazione del muro del fronte sud del cortile neroniano.

Lacuna nel punto di intersezione tra le murature neroniane e traianee - Archivio SSBAR

Lacuna nel punto di intersezione tra le murature neroniane e traianee – Archivio SSBAR

Le attività di scavo e gli approfondimenti scientifici, che prevedono anche analisi botaniche per quanto riguarda la coltivazione a vigne e l’intervento degli antropologi per il sepolcreto, saranno probabilmente ultimati già entro la fine del mese di giugno.

Immediatamente dopo si interverrà con le opere che riguarderanno il ripristino delle strutture emergenti e dopo questa fase si passerà alla posa in opera del “pacchetto tecnologico” che è parte del sistema integrato per la realizzazione ultima di un nuovo “giardino sostenibile”, che ottempera alla conservazione del palazzo neroniano e suggerisce il legame archeologicamente attestato tra le due principali emergenze architettoniche dell’area:la Domus Aureadi Nerone e le Terme di Traiano.

Lo scavo è eseguito dalla ditta Remi s.r.l con l’assistenza archeologica della Cooperativa Archeologia.

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L'autrice

Ida Sciortino

Ida Sciortino

Archeologa in servizio presso il MiBAC dal 1980, fa parte dello staff della Domus Aurea dal 1992 ed è coordinatrice del blog. Direttrice scientifica della Basilica sotterranea di Porta Maggiore, è anche responsabile della tutela di una parte del territorio del I Municipio, limitrofa all’area nord-ovest del Foro Romano dove dal 1982 ha seguito tutte le indagini archeologiche ed attualmente sta curando gli interventi di restauro, in vista della riapertura al pubblico del Vico Jugario e della Basilica Giulia.

4 commenti

  1. Complimenti per l’ottimo lavoro svolto! Per curiosità, quando pensate si potrà procedere al rifacimento dei giardini di colle Oppio?

  2. Se avremo i fondi necessari noi prevediamo la possibilità di completare l’intervento in 4 anni.

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