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	<title>Il cantiere della Domus Aurea &#187; La vegetazione</title>
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	<description>Il progetto di risanamento del complesso monumentale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 May 2013 12:14:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vegetazione con carattere di infestante sull’estradosso della galleria traianea 20B</title>
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		<comments>http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2013/03/vegetazione-con-carattere-di-infestante-sullestradosso-della-galleria-traianea-20b/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 11:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Strano</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vegetazione]]></category>
		<category><![CDATA[apparato radicale]]></category>
		<category><![CDATA[esperto del verde]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[parco]]></category>
		<category><![CDATA[parco archeologico]]></category>
		<category><![CDATA[vegetazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/in-evidenza-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail wp-post-image" alt="in evidenza" title="in evidenza" /></div>Il sondaggio archeologico effettuato sull’estradosso delle gallerie traianee 20A e 20B ha richiesto, nella sua fase preliminare, la rimozione di tutte le piante aventi carattere di infestanti che avevano radicato nell’interro sovrastante il massetto di raccordo e copertura delle volte. &#8230; <a href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2013/03/vegetazione-con-carattere-di-infestante-sullestradosso-della-galleria-traianea-20b/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/in-evidenza-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail wp-post-image" alt="in evidenza" title="in evidenza" /></div><p>Il <a title="Sondaggi archeologici sulle volte delle Gallerie Traianee 20A e 20B" href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2013/02/sondaggi-archeologici-sulle-volte-delle-gallerie-traianee-20a-e-20b/">sondaggio archeologico</a> effettuato sull’estradosso delle gallerie traianee 20A e 20B ha richiesto, nella sua fase preliminare, la rimozione di tutte le piante aventi carattere di infestanti che avevano radicato nell’interro sovrastante il massetto di raccordo e copertura delle volte.</p>
<p>Le tipologie vegetali che più hanno presentato problemi con la struttura muraria e difficoltà di diserbo ed estirpazione sono state un <em>Ailanthus altissima </em>(Ailanto) e<em> </em>un grosso cespuglio di <em>Laurus nobilis </em>(Alloro)<em>.</em></p>
<p><span id="more-1479"></span></p>
<div id="attachment_1482" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1482" title="Ailanthus altissima (Ailanto) - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/1-300x225.jpg" alt="Ailanthus altissima (Ailanto) - Archivio SSBAR" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Ailanthus altissima (Ailanto) &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>Rifacendoci al concetto, già espresso precedentemente, che attribuisce il carattere di <a title="Problematiche archeologico-naturalistiche" href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2012/10/problematiche-archeologico-naturalistiche/"><strong>piante </strong> <strong>infestanti</strong></a> a tutte quelle specie vegetali che crescono dove non sono desiderate,  poiché creano un’alterazione in equilibri determinati, possiamo annotare che ambedue le specie rivestono un alto indice di pericolosità (<strong>IP</strong>) per l’impatto negativo con le strutture architettoniche presenti.</p>
<div id="attachment_1485" class="wp-caption aligncenter" style="width: 594px"><img class="size-large wp-image-1485" title="Impatto negativo sulle strutture archeologiche - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/2-1024x680.jpg" alt="Impatto negativo sulle strutture archeologiche - Archivio SSBAR" width="584" height="387" /><p class="wp-caption-text">Impatto negativo sulle strutture archeologiche &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<strong>IP,</strong> analisi della Pericolosità e formulazione di un Indice,<strong> </strong>è stato espresso nel 1996 da M.A. Signorini (M.A. Signorini, 1996: <em>l’Indice di Pericolosità: un contributo del botanico al controllo della vegetazione infestante nelle aree monumentali. </em>Inform. Bot. Ital., 28: 7-14) e rappresenta un contributo botanico di notevole interesse per individuare la capacità della singola specie di arrecare danni ai manufatti ma anche la potenzialità di propagarsi e sopraffare le altre specie, nonché la maggiore o minore difficoltà di essere eliminata tramite diserbo manuale (taglio) o chimico.</p>
<p>Il sistema individua ogni specie vegetale in base a tre parametri: forma biologica, invasività e vigore,  tipo di apparato radicale, a cui corrispondono indici numerici.</p>
<ul>
<li>La <strong>forma biologica</strong> specifica il portamento della specie e la durata del ciclo biologico, ovvero ci informa se si tratta di alberi, liane, cespugli, erbacee, e quanto dura il loro ciclo vitale: se si tratta quindi di piante perenni, biennali o annuali.</li>
<li><strong>Invasività e vigore</strong> si riferiscono alla capacità di propagazione vegetativa e al tipo di crescita; alcune piante si propagano tramite polloni e hanno la capacità di emetterli anche se tagliati alla base del tronco<em> </em>(<em>Laurus nobilis</em>), altre  li emettono dalle radici (<em>Ailanthus altissima)</em>. Sono, sicuramente, la tipologia di piante che causano i maggiori danni;</li>
<li><strong>Tipo di apparato radicale</strong><em><strong>.</strong> </em>L’apparato radicale può  raggiungere a volte dimensioni maggiori della parte aerea (epigea). Ci sono due tipi di apparato radicale: <em>fascicolato</em> costituito da molte radici ramificate con, di solito, uno sviluppo superficiale; a <em>fittone</em> costituito da una radice principale a sviluppo profondo. In rapporto con le strutture archeologiche sono ambedue pericolosi anche se il fascicolato può svolgere in alcune situazioni la funzione di tenuta della struttura del terreno.</li>
</ul>
<p>Dato che per ogni parametro il valore dell’indice cresce col crescere della pericolosità per i monumenti, la somma dei tre valori viene assunta come Indice della Pericolosità della specie (I.P.).</p>
<p>Tale individuazione è fondamentale poiché ci da la misura dell’evolversi del problema: risulta chiaro che l’apparato radicale di un albero o di un cespuglio avrà un’azione più  invasiva di quello di una erbacea e che un ciclo vitale breve sia meno dannoso di uno perenne in cui la pianta man mano si accrescerà ed  estenderà il suo apparato radicale provocando danni sempre maggiori.</p>
<p>L’I.P. può variare da un minimo di 0 a un massimo di 10: le specie con I.P. da 0 a 3 sono considerate poco pericolose, con I.P. da 4 a 6 mediamente pericolose, da 7 a 10 molto pericolose.</p>
<p>La copertura vegetale presente nell’interro gravante sull’estradosso delle volta 20b variava da valori molto bassi di I.P. (manto erboso, erbacee annuali) fino al massimo di 7-10 rappresentato da piante legnose perenni ad alta invasività e con apparato radicale vigoroso quali  <em>Hedera elix </em>(edera)<em>, Ficus carica</em> (fico), <em>Ailanthus altissima </em> (Ailanto o albero del paradiso) e <em>Laurus nobilis </em>(Alloro)<em>. </em></p>
<p>Da un punto di vista  dell’interazione tra gli organismi vegetali e gli apparati archeologici le specie legnose presenti si comportavano da calciofile,  ovvero piante che richiedono o sopportano grandi quantità di calcio nel suolo, qui in esubero per la presenza dei laterizi e della calce delle malte di aggregazione. L’Ailanto inoltre ha una incredibile flessibilità ecologica, si adatta a qualsiasi tipo di terreno ed esposizione e la sua enorme capacità rigenerativa ne fa la pianta infestante più temuta.</p>
<p>Gli interventi periodici di diserbo effettuati sull’area, detta “<a title="Problematiche archeologico-naturalistiche" href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2012/10/problematiche-archeologico-naturalistiche/"><strong>casermette</strong></a>”, hanno impedito lo sviluppo e la diffusione dell’Ailanto e di altre specie pioniere che si erano insediate sui substrati quasi nudi delle murature.</p>
<p>Diversa la situazione per quanto riguardava la presenza del cespuglio di Alloro; gli interventi di potatura e recisione hanno controllato la crescita della parte aerea, impedendo che la pianta diventasse un albero, e sono stati mirati alla devitalizzazione delle radici solo nel momento in cui è stato predisposto un intervento immediato di messa in sicurezza e consolidamento delle murature della volta dove queste si erano insediate.</p>
<div id="attachment_1487" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1487" title="Devitalizzazione delle radici del cespuglio di Alloro - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/3-300x225.jpg" alt="Devitalizzazione delle radici del cespuglio di Alloro - Archivio SSBAR" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Devitalizzazione delle radici del cespuglio di Alloro &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>La devitalizzazione comporta una variazione progressiva dello spessore e della capacità di tenuta dell’apparato radicale che perde man mano coesione col manufatto; essiccandosi e ritraendosi crea percorsi preferenziali per l’infiltrazione dell’acqua  favorendo la disgregazione del terreno e delle <a title="Problematiche archeologico-naturalistiche" href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2012/10/problematiche-archeologico-naturalistiche/"><strong>malte</strong></a>.</p>
<p>Gli interventi di devitalizzazione e asportazione degli apparati radicali dalle murature devono essere contestuali all’intervento di messa in sicurezza e consolidamento del manufatto archeologico.</p>
<p>Il sondaggio ha messo in evidenza l’esiguo spessore della volta 20b;  la pianta si era installata nel punto più spesso, il muro di contatto tra le due volte, inglobando alcuni laterizi della costruzione.</p>
<div id="attachment_1514" class="wp-caption alignleft" style="width: 238px"><img class="size-medium wp-image-1514" title="Sondaggio sulla volta 20b - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/Sondaggio-sulla-volta-20b-Archivio-SSBAR-228x300.jpg" alt="Sondaggio sulla volta 20b - Archivio SSBAR" width="228" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sondaggio sulla volta 20b &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<div id="attachment_1491" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-1491 " title="Operazione di asportazioni delle radici - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/5-225x300.jpg" alt="Operazione di asportazioni delle radici - Archivio SSBAR" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Operazione di asportazioni delle radici &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>L’asportazione ha comportato il taglio delle radici più profonde e di alcune radichette che sono rimaste inevitabilmente in <em>situ</em> per non disgregare con lo strappo ulteriormente la muratura.</p>
<div id="attachment_1515" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class=" wp-image-1515 " title="Radichette rimaste in situ - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/Radichette-rimaste-in-situ-Archivio-SSBAR-300x300.jpg" alt="Radichette rimaste in situ - Archivio SSBAR" width="240" height="240" /><p class="wp-caption-text">Radichette rimaste in situ &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<div id="attachment_1493" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-1493" title="Radichette rimaste in situ - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/7-225x300.jpg" alt="Radichette rimaste in situ - Archivio SSBAR" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Radichette rimaste in situ &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>Tutta la parte a giardino della terrazza Traianea presenta gli stessi problemi evidenziati dal saggio di scavo 20a e 20b. I grandi alberi di <em>Quercus ilex</em> (leccio), le<em> robinie pseudoacacie </em>(acacia), il <em>pinus roxbourgi (</em>pino giapponese)<em>, </em>insistono e inglobano nelle loro radici le strutture neroniane o Traianee.  Emergono radici, con numerose diramazioni, all’interno delle volte antiche come quelle evidenziate nell’<a title="Avvio dell’intervento nell’ambiente 41: sopralluogo sul ponteggio" href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2012/12/avvio-dellintervento-nellambiente-41-sopralluogo-sul-ponteggio/">ambiente 41</a> dove sono stati prelevati i campioni che hanno individuato, con analisi di laboratorio, l’appartenenza alla struttura radicale del grande pino giapponese ed altre a latifoglie.</p>
<div id="attachment_1494" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-1494" title="Prelievo di campioni della struttura radicale - Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2013/03/8-225x300.jpg" alt="Prelievo di campioni della struttura radicale - Archivio SSBAR" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Prelievo di campioni della struttura radicale &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
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		<title>Problematiche archeologico-naturalistiche</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2012 14:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Strano</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vegetazione]]></category>
		<category><![CDATA[microclima]]></category>
		<category><![CDATA[restauro strutturale]]></category>
		<category><![CDATA[vegetazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/5-prima-degli-interventi1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail wp-post-image" alt="Prima degli interventi" title="5-prima-degli-interventi" /></div>E’ ben nota la difficile coesistenza tra gli elementi vegetazionali del colle Oppio e le strutture archeologiche ipogee delle terme di Traiano e della Domus Aurea. Le piantumazioni presenti sulla  terrazza di Traiano  risalgono alla sistemazione progettata in più riprese &#8230; <a href="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/2012/10/problematiche-archeologico-naturalistiche/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/5-prima-degli-interventi1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail wp-post-image" alt="Prima degli interventi" title="5-prima-degli-interventi" /></div><p>E’ ben nota la difficile coesistenza tra gli elementi vegetazionali del colle Oppio e le strutture archeologiche ipogee delle terme di Traiano e della Domus Aurea.</p>
<p>Le piantumazioni presenti sulla  <strong>terrazza di Traiano</strong>  risalgono alla sistemazione progettata in più riprese da A. Munoz negli anni ‘30 <span id="more-159"></span>e sono costituite da <em>Ulmus Campestris </em>(olmo) sull’affaccio verso il Colosseo,  filari di <em>Pinus Pinea </em>(pino), <em>Quercus Ilex</em> (leccio) e <em>Cupressus Sempervirens</em> (cipresso) che costeggiano tuttora il grande viale carrabile che, stravolgendo definitivamente l’unita visiva del sistema archeologico,  taglia in due il complesso delle Terme traianee.</p>
<div id="attachment_163" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-163 " title="Prospetto-Archivio SSBAR" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/2-Prospetto-300x163.gif" alt="Prospetto-Archivio SSBAR" width="300" height="163" /><p class="wp-caption-text">Prospetto-Archivio SSBAR</p></div>
<p>Attualmente la vegetazione dell’area è fortemente degradata e alcuni esemplari arborei presentano alterazioni patogene, con conseguente rischio di problemi di staticità della pianta o di schianto di rami secchi. Fondamentale è stato eseguire un <strong>monitoraggio</strong> puntuale della situazione. Il rilievo floristico del 2011 ha evidenziato i notevoli cambiamenti intercorsi in un arco temporale di sei anni e permesso di individuare gli interventi improcrastinabili per la sicurezza e la salvaguardia dei fruitori dell’area a parco, delle alberature e del monumento. L’aggiornamento del 2012 evidenzia gli ultimi interventi.</p>
<div id="attachment_429" class="wp-caption alignnone" style="width: 594px"><img class=" wp-image-429 " title="stralcio rilievo floristico" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/1-1024x341.jpg" alt="stralcio rilievo floristico" width="584" height="194" /><p class="wp-caption-text">Stralcio del rilievo floristico &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>Lo spessore della terra gravante sulle strutture archeologiche sottostanti è, mediamente,</p>
<div id="attachment_164" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-164 " title="Interazione vegetazione  muratura" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/3-Interazione-vegetazione-muratura-300x155.gif" alt="Interazione vegetazione - muratura" width="300" height="155" /><p class="wp-caption-text">Interazione vegetazione &#8211; muratura &#8211; Archivio SSBAR</p></div>
<p>di mt 1,70 da cui risulta un carico di peso notevole ma, al contempo, uno spessore insufficiente per evitare le problematiche  causate dalla presenza  delle radici delle alberature impiantate sulla terrazza. Gli elementi arborei  più vetusti, che hanno raggiunto il massimo stadio di accrescimento aereo e dell’espansione dell’apparato radicale, risultano estremamente  pericolosi per il <strong>peso della biomassa</strong> <strong>vegetale</strong> che costituisce un extra-carico di parecchi quintali, solo parzialmente distribuito dalle radici.</p>
<dl id="attachment_169" class="wp-caption alignright" style="width: 235px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-169 " title="Intervento di recisione" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/8-intervento-di-recisione-225x300.jpg" alt="Intervento di recisione" width="225" height="300" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Intervento di recisione - Archivio SSBAR</dd>
</dl>
<p>Queste, infiltrandosi nelle strutture, creano crepe o ampliano quelle già in atto, anche tramite l’<strong>azione chimica</strong> degli essudati radicali in grado di solubilizzare le malte. Gli essudati - composti chimici rilasciati dalle radici soprattutto in prossimità degli apici radicali e delle parti più vecchie &#8211; reagendo con la malta di coesione ne provocano la solubilizzazione e la disgregazione aggravata  dall’inevitabile erosione da parte degli agenti atmosferici. Con gli anni, con un processo lento ma inesorabile, <strong>si perde la malta</strong> che aggrega il manufatto e quindi il manufatto stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_170" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-170 " title="Intervento di recisione" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/9-intervento-di-recisione-300x225.jpg" alt="Intervento di recisione" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Intervento di recisione - Archivio SSBAR</p></div>
<p>Uno dei primi interventi eseguiti, in collaborazione con l’Ufficio Giardini del Comune di Roma, è stato l’abbattimento di un <em>Ulmus Campestris</em> (Olmo), affetto da grafiosi, malattia causata da un parassita fungino, che ne comprometteva la stabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sui prospetti murali e sulle creste, le piante spontanee rivestono carattere di vegetazione infestante.</p>
<p>Nel quartiere occidentale della Domus Aurea, in corrispondenza degli ambienti che da nord a sud costituiscono il limite delle costruzioni - le cosi dette “Casermette”-, la situazione invasiva vegetazionale presentava particolare gravità. E’ stato dunque necessario effettuare un intervento di <strong>diserbo meccanico e chimico</strong>.</p>
<div id="attachment_165" class="wp-caption alignnone" style="width: 594px"><img class=" wp-image-165  " title="Particolare analisi della vegetazione casermette" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/4-Particolare-analisi-della-vegetazione-casermette-1024x178.gif" alt="Particolare dell’analisi della vegetazione e degli interventi di bonifica nell’area delle c.d. CASERMETTE - luglio 2011" width="584" height="101" /><p class="wp-caption-text">Particolare dell’analisi della vegetazione e degli interventi di bonifica nell’area delle c.d. CASERMETTE &#8211; luglio 2011 - Archivio SSBAR</p></div>
<div id="attachment_166" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-166 " title="Prima degli interventi" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/5-prima-degli-interventi-150x150.jpg" alt="Prima degli interventi" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Prima degli interventi - Archivio SSBAR</p></div>
<p>Si può parlare di piante infestanti in accordo con la definizione riferita: <em></em></p>
<p><em>“ possono considerarsi piante infestanti nell’accezione di specie vegetali presenti laddove non sono desiderate”</em></p>
<p><em>Terminology Commitee of the Weed Science Society of America</em></p>
<p>Una definizione particolarmente appropriata per la vegetazione delle aree archeologiche dove, se non è adeguatamente controllata, può mettere a serio rischio i delicati equilibri e creare situazioni di conflitto: da un lato l’esigenza di tutela degli elementi più significativi della flora</p>
<div id="attachment_167" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-167 " title="Durante gli interventi" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/6-Durante-gli-interventi-150x150.jpg" alt="Durante gli interventi" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Durante gli interventi - Archivio SSBAR</p></div>
<p>dal punto di vista della naturalità o della loro valenza storica , dall’altra l’esigenza conservativa delle strutture archeologiche, nella loro irripetibilità,  con cui la flora si trova a interagire negativamente. Possono qui  rivestire carattere di &#8220;infestanti&#8221;, piante che in altri contesti sono di importante valenza paesaggistica.</p>
<p>La <strong>rimozione meccanica</strong> (sfalcio delle erbe) oltre a non essere completamente praticabile per l’impossibilità di estrarre le radici dalle murature, non risulta neanche efficace in quanto, salvo rare eccezioni, il rigetto delle</p>
<p>porzioni residue risulta assai rapido.</p>
<div id="attachment_168" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-168 " title="dopo gli interventi" src="http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/wp-content/uploads/2012/06/7-dopo-gli-interventi-150x150.jpg" alt="Dopo gli interventi" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Dopo gli interventi</p></div>
<p>L’operazione di taglio stessa può essere dannosa e va dunque effettuata con le dovute cautele per non causare traumi da strappo. L’intervento chimico presenta altre difficoltà: necessità di utilizzare prodotti efficaci, che non interferiscano con i litotipi costituenti le malte archeologiche e soprattutto rispettosi dell’equilibrio sanitario degli operatori  e dell’inquinamento ambientale.</p>
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