Descrizione del monumento

La reggia di Nerone, realizzata dopo l’incendio del 64 d.C., come raccontano gli scrittori dell’epoca copriva in origine una area così vasta – 80 ettari – da esser identificata con gran parte della città antica:

” … la Domus Aurea abbracciava tutta Roma … “

(Plinio, Storia Naturale, XXXII, 54)

e in un altro passo si racconta che giungeva ad

 “… estendersi fino a circondare la città …”

(Plinio, Storia Naturale, XXXVI, 111)

Oggi, a parte alcuni edifici e altre isolate strutture attribuite nel corso delle recenti indagini archeologiche a questa costruzione sparse tra il colle Palatino e il Celio, è la “piccola” parte conservata sul colle Oppio a fornire un immagine della grandezza e della ricchezza della dimora voluta dall’Imperatore.

Il padiglione, o meglio ciò che resta di questo complesso edificio, si articola in 150 stanze per una lunghezza totale di circa 250 metri e con una profondità che varia da un minimo di 30 ad un massimo di 60 metri.

Per essere in grado di apprezzare le sue dimensioni eccezionali basta pensare che l’estensione, comprese le gallerie di Traiano, pari a 16.000 metri quadrati ca., equivale a tre campi di calcio, mentre la decorazione di affreschi e stucchi stesi su pareti e volte, calcolato attorno ai 30.000 metri quadrati ca., potrebbe corrispondere ad una superficie totale trenta volte più grande della Cappella Sistina.

Superfici a confronto

Superfici a confronto

Il palazzo presenta caratteristiche così diverse sia per lo sviluppo architettonico, sia per la scelta dei motivi decorativi delle pareti e delle volte, che può essere chiaramente distinto in quartiere occidentale e quartiere orientale.

L’ architettura

Gli architetti Severo e Celere innalzarono il padiglione della Domus Aurea in posizione dominante sul pendio meridionale del Colle Oppio, orientato in senso est-ovest, inserito in un taglio artificiale della collina e collegato alla valle dello stagno con una serie di terrazzamenti. La facciata rivolta a mezzogiorno e documentata, allo stato attuale, per circa 240 metri, era preceduta da un portico a falda di ordine corinzio.

Il sole invadeva gli ambienti che si aprivano su questa fronte meridionale, ma anche all’interno la luce penetrava nelle stanze attraverso peristili e cortili, oltre che da finestre aperte sulle pareti e sulle volte.

Questo elemento fondamentale nella realizzazione architettonica, è stato definitivamente perduto quando Traiano trasformò l’edificio in un enorme contenitore sotterraneo, colmo di terra e di macerie, rinforzato con grandi muri che frazionavano gli spazi più ampi e che doveva servire da sostruzione al complesso delle terme, costruito sulla sommità del colle.

Galleria centrale nel peristilio (20) - Archivio SSBAR, foto E. Monti

Galleria centrale nel peristilio (20) – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Poiché recenti indagini hanno definitivamente chiarito che il centro di simmetria del padiglione era costituito dal complesso della sala ottagonale, si ipotizza, per l’intero edificio una lunghezza totale della fronte pari a circa 370 metri.

Il quartiere occidentale

Il quartiere occidentale si può ricondurre inizialmente ad un impianto molto diffuso nel mondo romano, ma qui si trasforma in qualcosa di nuovo: pur ricollegandosi infatti alla concezione della villa fuori città, assume anche le caratteristiche paesaggistiche tipiche delle ville marittime, trasferendo la realizzazione finale su una scala grandiosa e, per la prima volta, all’interno del tessuto urbano.

Intorno ad un cortile-giardino rettangolare, circondato da un portico di ordine ionico, si dispongono una serie di ambienti: sul lato meridionale in particolare una doppia fila di sale si apre alternativamente verso il cortile o verso la valle dello stagno, attraverso un altro portico, di ordine corinzio. Questi vani sono stati da alcuni ritenuti, senza molto fondamento, gli appartamenti privati imperiali.

Sala della Volta Gialla (31)-Archivio SSBAR,foto E.Monti

Sala della Volta Gialla (31) – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Le sale più rappresentative sono poste sugli assi del cortile: a sud si colloca la Sala della Volta delle civette (n. 29), forse un grande triclinio, mentre ad oriente un vasto ambiente (n.44) si apriva, in origine, mediante due colonnati verso il peristilio e verso un retrostante ninfeo, decorato in modo da creare l’illusione di una grotta naturale (ninfeo di Ulisse e Poliremo, n.45). Dal giardino invaso dalla luce del sole, la vista poteva spaziare, attraverso la penombra dell’ambiente porticato, fino ai giochi d’acqua della fontana del ninfeo, con grande effetto scenografico.

Ricostruzione della prospettiva dal cortile (20) alla Sala (44) e al ninfeo (45) sul fondo - Archivio SSBAR, disegno E. Paparatti

Ricostruzione della prospettiva dal cortile (20) alla Sala (44) e al ninfeo (45) sul fondo – Archivio SSBAR, disegno E. Paparatti

Il quartiere orientale

Il quartiere orientale presenta un impianto molto più complesso, articolato intorno a due cortili poligonali aperti ai lati del complesso della Sala Ottagonale (n.128).

Le stanze principali si affacciano sull’unico cortile conservato per intero, al centro del quale si apre la Sala della Volta Dorata (n.80) o si collocano lungo il fronte meridionale, anche qui schermato dal portico, verso la valle. Lungo il lato settentrionale si dispongono invece ambienti di servizio e di passaggio; lungo il taglio della collina una serie di criptoportici consentiva un collegamento veloce tra le varie parti del palazzo.

Planimetria generale-Archivio SSBAR

Planimetria generale – Archivio SSBAR

Il fulcro dell’impianto planimetrico neroniano è qui costituito dal complesso della Sala Ottagonale- e dei suoi ambienti radiali- che rappresenta nella storia dell’architettura romana un esempio straordinario ed innovativo per concezione spaziale ed arditezza costruttiva.

Modello sala ottagonale - Archivio SSBAR

Modello Sala ottagonale – Archivio SSBAR

Si sperimentano infatti le possibilità di resistenza del calcestruzzo con soluzioni mai provate prima : le due volte a crociera che caratterizzano due delle stanze radiali sembrano l’ esempio più antico di tale tipo di copertura (nn.123 e 125); ma l’attenzione dell’architetto è rivolta maggiormente alla sala principale: sulla pianta ottagona si imposta una volta a padiglione, che in prossimità del lucernario centrale diventa una cupola emisferica.

Sala Ottagona

Sala Ottagona – Archivio SSBAR, foto E. Monti

La percezione di leggerezza che questa soluzione architettonica riesce a suggerire è enfatizzata ancor più dal fatto che la volta, apparentemente solo poggiata sulle ampie piattabande di passaggio agli ambienti radiali, è visibile da ognuno di questi attraverso finestre strombate, così da sembrare libera nello spazio.

Ambienti radiali Sala Ottagona

Ambienti radiali Sala Ottagona – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Le due ali del palazzo, così diverse per impianto planimetrico, potrebbero avere avuto anche tempi di realizzazione diversi, anche se non è ancora chiarito definitivamente il problema della successione cronologica tra i vari quartieri.

Il padiglione occupava anche parte della sommità del colle Oppio con un secondo piano costituito da architetture leggere, portici e giardini, nei quali si disponevano bacini e fontane. Le strutture, indagate nell’area sovrastante il complesso della Sala Ottagonale, furono rasate durante i lavori di Traiano, subito al di sopra dei piani pavimentali.

Per quanto concerne la funzione del palazzo numerosi indizi, come la mancanza di porte, di latrine, di cucine e di sistemi di riscaldamento, farebbe escludere il carattere residenziale dell’edificio: gli appartamenti privati dell’Imperatore e le sale di rappresentanza, legate allo svolgimento delle sue funzioni ufficiali, dovevano trovare la loro collocazione nell’area della Domus Aurea sul colle Palatino.

Il padiglione del colle Oppio invece sarebbe stato dedicato all’otium privato di Nerone: all’interno lui stesso ed i suoi ospiti potevano passeggiare ed apprezzare la spazialità del complesso, le opere d’arte esaltate dalla luce, i giochi d’acqua delle fontane e il fantastico panorama sul parco e sulla valle fino all’acqua del lago artificiale, fermandosi nelle sale principali dedicate ai momenti di sosta.

 La decorazione

Sappiamo dalle fonti antiche che negli ambienti della Domus Aurea spesso erano stati utilizzati ricchi rivestimenti di marmo, d’oro e gemme e che i soffitti potevano anche esser ricoperti di avorio, ma questi materiali preziosi furono completamente asportati, per esser poi riutilizzati nella costruzione delle terme volute da Traiano; tuttavia è ancora possibile leggere il sistema decorativo di pareti e pavimenti, attraverso l’osservazione delle impronte lasciate sulle malte di allettamento.

Gli ambienti più prestigiosi, posti sugli assi di peristili e cortili, dovevano infatti avere le pareti ricoperte di lastre rettangolari di marmi, provenienti dalle cave della Grecia, dell’Africa e dell’Asia Minore, caratterizzate da intense variazioni di colori dal bianco al giallo, al rosso e al verde e che, delimitate da cornici, potevano esser collocate fino all’imposta delle volte, sulle quali si stendeva – ed in gran parte si conserva- la decorazione pittorica, talvolta arricchita da elementi a rilievo in stucco.

pilastrino di marmi colorati

pilastrino di marmi colorati -Archivio SSBAR, foto E. Monti

Questa stessa tipologia di arredo è usata anche sulla facciata esterna del palazzo, un’ampia porzione della quale – è tuttora visibile nel cosidetto “cortile pentagonale”.

A tutt’oggi è quindi l’ opera di Fabullus, la pittura realizzata con la tecnica ad affresco, non asportata durante i lavori di Traiano, a decorare pareti e volte di innumerevoli stanze, che costituisce, anche per la raffinatezza di esecuzione, un patrimonio eccezionale proprio di questo enorme e unico complesso monumentale.

 Il quartiere occidentale

Dal Rinascimento inizia la frequentazione del palazzo di Nerone: in molti ambienti che, ancora colmi di terre, apparivano vere e proprie “grotte”, numerosi artisti calandosi dal piano di campagna, riuscirono a riprodurre i soggetti raffigurati sulle volte; i quaderni delle copie circolarono a Roma e ben presto anche oltre il nostro territorio, dando impulso alla diffusione di tutti i motivi fantastici definiti appunto “grottesche”, che vennero da allora in poi riproposti in nuove opere di pittura, di scultura e persino su ceramiche.

Pur se con alcune differenze, rispetto a ciò che resta, questi antichi disegni sono oggi preziosi per ricomporre il disegno originale della decorazione pittorica.

Prospetto di un ambiente del quartiere occidentale (Mirri 1776)

Prospetto di un ambiente del quartiere occidentale – Mirri (1776)

In questa parte della reggia, dove le raffigurazioni s’ispirano genericamente alla mitologia greca, l’uso dello stucco è scarso, come rare compaiono anche le visioni di architetture in prospettiva; la caratteristica distintiva è rappresentata dall’estrema finezza di dettaglio con cui son realizzati gli elementi decorativi, ripetuti in svariate combinazioni tanto da prevalere sulle scene figurate.

Le pareti a fondo nero, rosso o giallo scuro sono in genere suddivise da festoni, candelabri, girali vegetali o ghirlande in riquadri che recano al centro piccoli quadretti figurati; mentre la superficie delle volte e delle lunette, con una fantasia di ricami di vari colori, ricorda le ricche tappezzerie usate alla corte di Alessandria, ben descritte dagli autori antichi.

Volta delle Civette (29) particolare - Archivio SSBAR, foto E. Monti

Volta delle Civette (29) particolare – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Fig. 1 - Sala della Volta nera (32): particolare della decorazione di una parete

Sala della Volta nera (32): particolare della decorazione di una parete – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Particolare è la decorazione del Ninfeo di Ulisse e Polifemo (n. 45), dove la superficie della volta presenta finte stalattiti, realizzate mischiando concrezioni calcaree al cementizio, in modo da suggerire un ambiente naturale, una grotta nel mezzo della quale sgorga acqua. Singolare è anche l’uso del mosaico a tessere di pasta vitrea per il fregio e per i medaglioni inseriti nella volta a botte; di questi si è conservata soltanto la grande formella ottagonale al centro, con la rappresentazione della scena in cui lo scaltro eroe, rinchiuso appunto in una grotta, offre la coppa di vino al Ciclope, per stordirlo e riuscire a fuggire con i suoi compagni.

Ninfeo di Ulisse e Polifemo - Archivio ASSBAR, foto E.Monti

Ninfeo di Ulisse e Polifemo – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Il quartiere orientale

In quest’ala del palazzo sono i poemi omerici, soprattutto l’Iliade, ad avere ispirato la scelta dei soggetti che compaiono nei riquadri pittorici delle sale principali, sicuramente opera del pittore Fabullus: al centro della volta della Sala di Achille a Sciro, in una composizione dalla resa fortemente dinamica, la figura dell’eroe campeggia tra le figlie del re dell’isola, Nicomede.

Sala di Achille a Sciro (119) -Archivio SSBAR,foto E.Monti

Sala di Achille a Sciro (119) -Archivio SSBAR, foto E. Monti

Nella sala di Ettore e Andromaca in uno dei quadri laterali, subito sopra l’attacco della volta, è affrescata la scena dell’ultimo saluto del guerriero alla moglie ed al figlioletto, prima di affrontare Achille nel duello che lo condurrà alla morte.

Sala di Ettore e Andromaca  (129),particolare

Sala di Ettore e Andromaca (129),particolare – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Il disegno generale della decorazione è scandito da architetture complesse, aperto su un illusionistico sfondo ricco di motivi fantastici e irreali d’ispirazione orientale: figure umane o animali nascono da steli floreali o terminano in girali vegetali. Ovunque, ma soprattutto nelle grandi sale di rappresentanza, la parte pittorica si arricchisce di numerosi elementi a rilievo di stucco che sottolineano i campi in cui la volta è suddivisa oppure danno corpo alle figure rappresentate, o ancora plasmano le facciate dei palazzi e degli altri edifici rappresentati in prospettiva.

Tutto il vasto repertorio fantastico decorativo viene infine impreziosito dall’abbondante uso della foglia d’oro, come nella Sala della Volta Dorata, copiata e riprodotta artisticamente nel 1538 da Francisco de Hollanda in un acquerello conservato alla Biblioteca dell’Escorial di Madrid.

Sala della Volta Dorata-Archivio SSBAR,foto E.Monti

Sala della Volta Dorata – Archivio SSBAR, foto E. Monti

Acquarello di Francisco de Hollanda (1538)

Acquarello di Francisco de Hollanda (1538)