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Un tappeto drenante per la Domus Aurea

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La Domus Aurea è attualmente costituita da un complesso ambiente ipogeo al quale si sovrappone il parco del Colle Oppio con i resti visibili delle Terme di Traiano.

Gli ambienti che prima facevano parte del vasto palazzo neroniano, nato come un organismo in elevazione, sono attualmente occultati dal parco e pertanto sono divenute strutture sotterranee senza alcune predisposizione a tal fine.

I fori nelle volte e le aperture nelle pareti hanno indotto vie d’acqua preferenziali e schemi strutturali assai più deboli di quelli originari.

Di tali situazioni diffuse nel monumento si hanno degli esempi nell’ambiente 33, dove è già avvenuta la ristrutturazione ed il restauro, nella Galleria 20E e nell’ambiente 94.

Apertura circolare ambiente 33 – Archivio SSBAR

Apertura circolare ambiente 33 – Archivio SSBAR

Lacuna nel punto di intersezione tra le murature neroniane e traianee 20E – Archivio SSBAR

Lacuna nel punto di intersezione tra le murature neroniane e traianee 20E – Archivio SSBAR

Volta ambiente 94 – Archivio SSBAR

Volta ambiente 94 – Archivio SSBAR

Sono stati molti i tentativi di impermeabilizzare le strutture antiche al fine di intercettare le acque meteoriche per eliminare le percolazioni all’interno del monumento ipogeo, anche se su aree limitate.

Recentemente è stato completato il Progetto definitivo per il risanamento della parte superiore alla Domus Aurea.

E’ evidente che i fenomeni di infiltrazione d’acqua, dovute alle sempre più frequenti piogge di grande intensità, continuano a danneggiare il monumento anche in zone dove è in corso il restauro delle superfici interne e dove si è già operato.

In considerazione dell’importanza e l’urgenza di limitare il percolare di acqua nel monumento, per ridurre i rischi di danneggiamento dei restauri già eseguiti, la continuazione degli interventi programmati e la possibilità di prevedere un minimo percorso da aprire alla visite, è in corso la realizzazione di un tappeto drenante sulla superfice del parco sovrastante alla Domus Aurea.

Con questo intervento si intende perseguire l’obiettivo di ridurre sensibilmente l’intensità di percolazione dell’acqua superficiale con una modesta spesa ed in breve tempo e comunque prima della stagione delle prossime piogge autunnali che a Roma si sviluppa nella prima decade di novembre.

Si intende conseguire questo obiettivo con un drenaggio in superficie delle acque zenitali che non costituisca intralcio o pericolo delle attività che si svolgono sull’area esterna.

Si ritiene che drenando il 50% dell’acqua di pioggia sia sufficiente a ristabilire un grado di sicurezza o comunque a rallentare i fenomeni disgregativi delle strutture e pitture in modo da arrivare “in tempo” con l’intervento definitivo rappresentato dal Sistema Integrato di  Protezione .

Il drenaggio avverrà con la stesa di un geocomposito in uno scavo a forma di canale di larghezza di poco più di 4 metri, al centro del quale sarà posto un tubo drenante, rinfiancato con ghiaia, con pendenza dello 0,5%. Il geocomposito drenante ed il tubo vanno rinterrati con lo stesso terreno scavato, in modo che la superficie risulti agibile e transitabile come ora, lasciando crescere la vegetazione spontanea.

La profondità del geocomposito drenante varia da un minimo di 20 cm ad un massimo di 80 cm, mentre quella del tubo drenante va da un minimo di 0.50 ad un massimo di 1.20 metri, il tubo sarà di diametro 160 mm nei primi tratti di 20 metri e di 200 mm nei tratti successivi, ed avrà esito nel sistema fognario del parco.

Il geocomposito avrà funzione di drenaggio e filtrazione delle acque pluviali, è costituito da un nucleo drenante tridimensionale in poliammide lavorato termicamente in modo da conferirgli una configurazione a “v”, particolarmente adatta a resistere alle pressioni di confinamento esercitate dal terreno di rinterro, racchiuso da due non-tessuti filtranti termosaldati resi solidali al nucleo drenante. Il geocomposito scelto ha un valore della trasmissività in verticale (gradiente idraulico i = 1) a 20 kPa non inferiore a 2,5 l/s m (pari a 9000 l/hm).

L’acqua di pioggia si infiltra nel terreno verticalmente, incontrando il geocomposito drenante tenderà a defluire dentro di esso dove incontra una resistenza al moto di diversi ordini di grandezza minore rispetto al terreno sottostante, nel quale andrà comunque una piccola quantità d’acqua. L’acqua quindi defluirà all’interno del geocomposito fino a raggiungere il tubo drenante che convoglia l’acqua verso il sistema fognario. Il tracciato del tubo drenante potrebbe incontrare terreni molto permeabili o terreni con dei vuoti o fratture, nelle quali potrebbe percolare l’acqua raccolta verso il basso vanificando il drenaggio, anzi rendendo pericolosa la concentrazione d’acqua conseguita attraverso il drenaggio stesso. Per evitare tali situazioni, si porrà in opera lateralmente ed al di sotto al tubo drenante un geosintetico con la membrana esterna impermeabile, che formerà quindi un canale impermeabile dove l’acqua potrà transitare solo nella direzione del tubo ed essere smaltita nella fognatura.

Realizzare questo sistema sui 16.000 mq del colle Oppio sopra la Domus ha dei costi e tempi elevati. Si è scelto il compromesso di realizzare questi drenaggi sul 20% circa della superficie interessata. Comunque il sistema potrà essere esteso ad integrazione del lavoro già eseguito senza comprometterlo.

Si potrà raggiungere un drenaggio molto maggiore del 20% dell’acqua zenitale adottando degli accorgimenti che consistono nello scavo di piccoli e frequenti canali drenanti di lunghezza di circa 7 metri pendenza 1% profondità 20 cm e pendenza delle sponde molto bassa di 1/3 (18°). Questi piccoli canali, che non rappresentano degli ostacoli per i movimenti in superficie, terminano nel drenaggio principale ed in corrispondenza del compluvio saranno posti nel canale principale, trasversalmente, dei piccoli tubi drenanti che facilitano la captazione delle acque raccolte in superficie.

Con questo accorgimento si possono captare altre acque di pioggia, specialmente durante i fenomeni di grande intensità e durata.

Si deve considerare inoltre che quando l’acqua non captata con questi sistemi risulta in grande quantità e tale da imbibire il terreno vegetale e quindi creare una falda idrica sospesa, quando il livello di questa arriverà a contatto inferiore del geocomposito sarà drenata. In questo caso il comportamento è simile ad una trincea drenante.

Tutte queste considerazione portano a stimare che l’acqua drenata sarà maggiore del 50% di quella piovuta, specialmente per i fenomeni pluviometrici di grande intensità e durata, che rappresentano il maggiore pericolo.

Infine si mette in evidenza che il non aver introdotto delle guaine impermeabili va a vantaggio della traspirabilità e dell’assenza di fenomeni putrefattivi del terreno che rimane areato naturalmente come era prima dell’intervento, anche la frangia capillare viene poco disturbata.

Planimetria del progetto in corso di realizzazione - Archivio SSBAR

Planimetria del progetto in corso di realizzazione – Archivio SSBAR

Il sistema di drenaggio è diviso in 14 canali drenanti ed il loro tracciato è tale che l’avanzamento della realizzazione dei 22 bacini di drenaggio previsti dal Progetto definitivo non compromette la funzionalità dei canali non interessati dai lavori.

Si prevede di misurare la quantità d’acqua drenata per ogni canale e valutare quindi l’efficienza del drenaggio.

I lavori sono già iniziati e si prevede la loro conclusione entro il prossimo ottobre.

Un aggiornamento sui lavori e i programmi

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Dopo la Conferenza stampa dello scorso 18 giugno 2014 nella quale e’ stato presentato il Progetto definitivo per il nuovo giardino soprastante la Domus Aurea, e’ proseguito il Cantiere Pilota per la realizzazione del primo dei 22 bacini previsti dal Sistema integrato di protezione.

L’esperienza vissuta piu’ volte in questi ultimi anni relativa agli effetti negativi delle piogge torrenziali che si sono abbattute su Roma e, in particolare, le difficolta’ che ha provocato al buon andamento dei lavori interni l’ultima “bomba d’acqua” dello scorso febbraio che ci ha obbligato ad una sospensione dei cantieri per motivi di sicurezza, ci hanno condotto alla decisione di mettere in opera un “Tappeto drenante provvisorio“, che e’ stato progettato da Vincenzo Angeloro, l’ingegnere idraulico nel Gruppo di progettazione del grande “Progetto Domus Aurea” con la collaborazione del nostro staff (in particolare di Maurizio Pesce, Coordinatore tecnico del monumento. Questo intervento ha lo scopo di mettere la Domus al riparo da eventi meteorici gravi in una fase cosi’ delicata dell’attuazione del suo consolidamento, in considerazione dei lunghi tempi (minimo 4 anni) che si dovranno attendere per il progetto definitivo.

Durante il periodo delle ferie estive abbiamo cercato di proteggere  l’area dagli accampamenti ne lgiardino soprastante di persone senza fissa dimora, con una attivita’ di vigilanza notturna, ma la situazione, nonostante i tanti sgomberi attuati dalle forze dell’ordine e la continua manutenzione della recinzione che viene ogni sera tagliata, non e’ migliorata alla ripresa dei lavori.  Confidiamo molto che con la realizzazione della nuova recinzione e l’estensione dei lavori su tutta la superficie del giardino, la situazione possa definitivamente migliorare.

Intanto stanno continuando i lavori interni – in particolare il consolidamento strutturale del settore occidentale cd. ex Casermette e della Galleria di accesso 18. E’ stato avviata la messa in sicurezza dell’apparato decorativo dell’Ambiente 116, uno dei pochi completamente conservato anche nel pavimento a mosaico.

E’ in corso, inoltre,  la progettazione di nuovi interventi che andranno in appalto entro la fine dell’anno, predisponendo cosi’ l’attivita’ per l’anno prossimo.  Aggiorniamo inoltre lo stato dei lavori e la situazione della spesa.

I lavori al Cantiere Pilota

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Proseguono nell’area del cantiere Pilota le opere previste per la realizzazione della sperimentazione del Progetto di risanamento della Domus Aurea.

E’ in corso la prima fase operativa consistente nello scavo archeologico finalizzato a rimettere in luce le strutture antiche per poi consentire il  loro necessario ripristino prima della posa in opera del Sistema Integrato di Protezione.

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