La Basilica Fulvia Emilia venne costruita nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido e occupò il posto di una precedente costruzione. Venne in seguito più volte restaurata da membri della famiglia degli Aemilii , al punto di diventarne quasi il monumento celebrativo. L’ultima ricostruzione della basilica - a quattro navate, di cui quella centrale dotata di un piano rialzato in cui si aprivano ampie finestre – risale all’inizio del V sec.d.C., dopo il sacco di Roma compiuto da Alarico nel 410 d.C e l’incendio che ne seguì, come testimonia la datazione delle monete fuse rinvenute sul pavimento.
I resti ad ovest sotto la tettoia sono pertinenti al primitivo impianto della Basilica: si tratta del muro di fondazione e dei basamenti delle colonne in blocchi di tufo di Grotta Oscura, alcuni dei quali presentano ancora i marchi di cava. Queste fondazioni mostrano che nella sua prima fase edilizia la Basilica era a tre navate : mentre i colonnati delle navate laterali si presentano in asse con quelli della costruzione successiva, non si era ancora data una maggiore larghezza allo spazio centrale. Dietro il portico si aprivano botteghe in opera quadrata in tufo.
Tra gli elementi decorativi della Basilica Emilia , oltre alle colonne di marmo africano rivestono una grande importanza il pavimento in lastre di marmo, ricostruito dopo l’incendio del 14 a.C., e soprattutto i rilievi in marmo pentelico, con scene mitiche riferibili alle origini della città e della famiglia degli Aemilii . Il fregio ( esposto nella Curia) ornava l’architrave della navata centrale per una lunghezza complessiva di 185 metri; il calco visibile presso l’angolo NE della Basilica raffigura il ratto delle Sabine e la storia di Tarpea, quando la fanciulla, che aveva promesso di aprire le porte di Roma ai Sabini in cambio dei loro bracciali, viene invece seppellita dai loro scudi.