Edificio principale

L'edificio principale

L’edificio di Capo di Bove, posto a circa m 120 di distanza dalla via Appia, sorge su una sotterranea cisterna idraulica probabilmente pertinente al rifornimento idrico dell’impianto termale del II secolo d.C. recentemente scoperto a poca distanza. L’area in cui insiste la costruzione era nel II secolo d.C. forse inserita nella vasta tenuta agricolo-residenziale di proprietà del magnate Erode Attico e della consorte Annia Regilla nobildonna romana.

La zona fu in epoca medievale inclusa nella tenuta di “Capo di Bove”, toponimo che, derivato dai bucrani con festoni di fiori e frutta che ornano il fregio sulla sommità del sepolcro di Cecilia Metella, è passato nel Medioevo ad indicare l’intero monumento funebre e che, esteso poi al territorio circostante, è tuttora presente nella zona. Tra il 1302 e il 1303 il Cardinale Francesco Caetani, nipote di papa Bonifacio VIII, acquistò il dominio di Capo di Bove che includeva il Casale di Capo di Bove e quello di Capo di Vacca, presso il quale costruì un castrum a ridosso del mausoleo di Cecilia Metella.
L’area, censita nel Catasto Alessandrino, era nel 1660 parte del “Casale di Capo di Bove Grande” di proprietà dell’Ospedale del Ss. Salvatore ad Sancta Sanctorum. La costruzione è riconoscibile nel Catasto Pio Gregoriano (1816-1835) e nella pianta di Pietro Rosa del 1853-1854, come facente parte di una tenuta di proprietà del Monastero di S. Paolo, concessa in enfiteusi perpetua a Monsignor Fabio de’ Vecchis e definita “casa ad uso della vigna”.

L’area ha probabilmente mantenuto l’uso agricolo fino al secondo dopoguerra momento in cui è avvenuta la trasformazione dell’edificio in struttura residenziale. La costruzione rustica fu trasformata, ampliata e modificata nelle forme attuali e oggi si presenta con una caratteristica cortina muraria esterna che fa uso di materiali antichi, molti dei quali probabilmente recuperati dai monumenti romani che fiancheggiavano l’Appia (mattoni, blocchi di peperino, tubuli in terracotta, frammenti marmorei, porzioni di basoli stradali, epigrafi etc.).

Nel secolo scorso la villa ha subito diversi passaggi di proprietà fino al 2002 anno dell’acquisto da parte dello Stato Italiano.L’edificio è stato sottoposto a lavori di ristrutturazione e di adattamento alla nuova funzione pubblica e il 12 novembre 2008 si è svolta la cerimonia di inaugurazione della nuova sede della Soprintendenza che ospita uffici, una sala conferenze e custodisce l’archivio di Antonio Cederna, secondo un progetto della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma d’intesa con altre istituzioni.