Nel 1981 la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma promosse lo scavo dell’isolato, nel Campo Marzio meridionale, che versava in stato di abbandono da decenni dopo le demolizioni delle strutture del Convento di Santa Caterina della Rosa avvenute negli anni quaranta del ventesimo secolo. Nell’area sorgeva in antico un vasto cortile porticato, la Crypta Balbi, annesso al teatro che Lucio Cornelio Balbo aveva eretto nel 13 a.C. Sul lato est del portico, articolato in un’esedra, si stende un complesso di insulae comprese nel perimetro dell’isolato moderno. Lo scavo ha documentato come nel sito la vita è continuata dopo l’età antica con una serie di trasformazioni e riusi nello stesso monumento protrattasi ininterrottamente attraverso il medioevo e il rinascimento, fino ai nostri giorni. Gli scavi, allora avviati nel complesso della Crypta Balbi e diretti da Daniele Manacorda, sono stati il primo dei cantieri di archeologia urbana a Roma, dove tutte le fasi di vita di questo settore cittadino sono state investigate e interpretate e i cui risultati hanno fornito quei dati, di cui allora non si disponeva, per le età medievale e moderna.

E sono proprio i rinvenimenti delle ceramiche, che provengono in generale da mondezzai e butti pertinenti alle abitazioni di quest’area e in particolare dal Convento di Santa Caterina della Rosa, che si sono rivelati fondamentali per documentare i cambiamenti sociali ed economici della popolazione urbana. Con questa mostra, a cura di Laura Vendittelli, direttrice del museo, e di Marco Ricci sono stati selezionanti circa duecento pezzi, allestiti seguendo l’ordine cronologico:  a partire dal Medioevo sino al Settecento. Ne risulta un catalogo di tipi e forme, decorazioni e colori in grado di raccontare la stratigrafia di questo territorio e, soprattutto, la vita quotidiana.In molti casi si scoprirà come gli elementi decorativi di piatti e brocche, ciotole e scodelle siano ancora oggi ripresi nella produzione contemporanea di vasellame.

L’esposizione racconta come tra l’XI e fine del XII secolo la ceramica d’uso mostri una decisa continuità rispetto all’alto medioevo, e presenta al contempo caratteri di una produzione di massa che potremmo definire preindustriali, quali l’omogeneità del repertorio formale e tecnologico e l’esecuzione ripetitiva senza variazioni. D’altronde il fabbisogno di ceramiche a Roma dovette aumentare in modo esponenziale come conseguenza di un trend demografico in continua ascesa a partire dall’anno mille.

In questo periodo storico il servizio da cucina prevede soprattutto l’uso dell’olla, che veniva posta sul focolare o su un treppiede o a fianco alla brace per la cottura di zuppe, minestre e stufati. Nel complesso, quindi, il servizio da cucina riflette una preparazione dei cibi piuttosto semplice e poco variata.

Il XIII secolo vede sin dagli inizi un deciso cambiamento rispetto al passato con la comparsa di una produzione decorata che risponde alle esigenze di una popolazione più benestante, che richiede al mercato prodotti in linea con il miglioramento generale della qualità della vita.

Nel XIV secolo compare la cosiddetta Maiolica Arcaica, una ceramica caratterizzata da una vasta gamma di decori dipinti in verde ramina o azzurro e in bruno manganese su smalto. Caratteristico della produzione romana è l’uso dell’azzurro che ben presto sostituisce il verde. I decori sono molto variati e oltre a quelli vegetali o astratti sono comuni le raffigurazioni animali o umane e quelle araldiche. Gli stemmi possono far riferimento al committente delle stoviglie o a una delle famiglie dominanti (Orsini, Crescenzi, Colonna etc.).

Tra Quattrocento e primo Cinquecento su Roma gravitano le famiglie più ricche e potenti dell’epoca e si assiste a un generale rinnovamento della città che attira artisti e artigiani da ogni parte d’Italia, fino al sacco di Roma (1527). Caratteristico della produzione romana di questo periodo un servizio con decoro centrale circondato da una cornice a scaletta nei boccali, da una raggiera di monticelli in piatti e alzate  e da linee parallele nelle ciotole carenate.

È nel Cinquecento avanzato che si afferma l’idea di un servizio da tavola caratterizzato da forme diverse, ma con una decorazione identica. A partire dal tardo Cinquecento, invece, si afferma la preferenza per servizi bianchi, o con poca decorazione. Questo nuovo gusto nasce intorno alla metà del secolo nell’ambito delle produzioni di lusso e si afferma rapidamente. Esso prevede stoviglie nelle quali predomina il bianco dello smalto, spesso e di buona qualità, associato a decorazioni leggere a tratti sottili con tralci, figure o stemmi come quello Delfini.

Con il Seicento arriveranno decisamente a esaurimento le produzioni policrome, mentre si impone una vasta gamma di produzioni decorate con il solo blu ispirate ai prodotti liguri