Rosso pompeiano. La decorazione pittorica nelle collezioni del Museo Nazionale di Napoli e a Pompei (terminata il 09-06-2008)

“Si taglieranno, e se ne farà tanti bei Quadri per la Galleria del Re” (R. Venuti 1739).

“Rosso pompeiano” evoca nell’immaginario collettivo la pittura antica. Il caratteristico colore rosso si otteneva con il cinabro (terra con vari ossidi di ferro). In origine era usato con estrema parsimonia, successivamente, in epoca romana, veniva dato su intere pareti come ostentazione di ricchezza.

“Rosso Pompeiano”- Pompeian red immediately evokes the ancient painting. The characteristic colour consists of cinnabar (earth and iron oxide). Originally used with extreme parsimony, later, in the Roman age, entire walls were painted with it as an ostentation of richness.

La mostra offre un'ampia panoramica sulla pittura romana del "periodo aureo" tra il I sec. a. C. e il I sec. d. C., presentando un centinaio di riquadri della collezione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, distaccati fin dal XVIII secolo dalle pareti degli edifici delle città vesuviane, e gli affreschi delle stanze di Moregine e della Casa del Bracciale d'Oro di Pompei, rinvenuti in scavi recenti e ricomposti nelle reali dimensioni. Le opere, si affiancano alle pitture della collezione permanente del Museo Nazionale Romano, quali la Villa di Livia di Prima Porta, la Villa della Farnesina e la villa di Castel di Guido, offrendo un'occasione unica per confrontare la produzione di Roma con quella delle città campane.
La “pittura pompeiana”, considerata nell’immaginario comune la manifestazione per eccellenza della pittura romana, deve la sua fortuna all'eruzione del Vesuvio dell'anno 79 d.C. che ha interrotto la vita delle città istantaneamente e ne ha impedito il risorgere. A Roma invece la continuità di vita ha determinato la sovrapposizione di fasi edilizie e ha condizionato i risultati della ricerca archeologica, limitati per le testimonianze pittoriche di questo periodo quasi esclusivamente alle dimore imperiali di livello adeguato al prestigio della committenza.

Come le altre manifestazioni artistiche, anche la pittura romana è stata fortemente influenzata dall'arte greca diffusasi attraverso la circolazione di "cartoni", grazie ai quali si moltiplicavano le copie delle opere più famose che venivano dipinte direttamente sulle pareti, quasi a ricreare le originarie pinacoteche, ma ora all'interno di un articolato schema decorativo. Lo sfoggio di un nuovo modo di vivere impregnato del fascino della cultura greca si poteva manifestare più liberamente nelle città campane, mentre a Roma i doveri della vita pubblica imponevano all’aristocrazia un comportamento di maggior rigore.
Tutte le opere dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che conserva una collezione unica al mondo, si presentano in forma di “quadri”, perché le modalità della ricerca archeologica, iniziata con Carlo di Borbone, Re di Napoli nel 1734, prevedevano che dall’intera parete si ritagliasse solo la parte ritenuta di maggiore pregio. Fatalmente i quadri riprodotti sulle pareti sono tornati ad essere incorniciati e appesi come nelle pinacoteche greche.

"They will be detached and made as many paintings for the King's Gallery" (R. Venuti 1739)
This exhibition presents a comprehensive survey of the golden age of Roman paintings, from the first century B.C. to the I century A.D.: it shows about a hundred panels of the Collection of the National Archaeological Museum of Naples, all detached from the 18th century from the walls of the buildings of the Veusuvian towns, and the frescoes from the rooms of Moregine and from the Casa del Bracciale d'Oro in Pompei, recently excavated and reassembled in their original dimensions. These works are exposed here together with the permanent collection of the National Roman Museum, which includes the frescoes from the Villa di Livia in Prima Porta, the Villa della Farnesina and the villa di Castel di Guido: a unique occasion for comparing the Roman production to the Campanian one.
The “Pompeian painting”, usually considered as the expression par excellence of the Roman painting owes its fortune to the Vesuvian eruption of AD 79, which interrupted the life of the towns obstructing its resumption. In Rome, the continuity of life produced the superimposition of different building phases and influenced the archaeological research, restricting it to the paintings of the imperial residences, whose high level was obviously connected to the patrons’ prestige.

As the other artistic creations, Roman painting too was strongly influenced by the Greek art, known by the circulation of cartoons, which favoured the creation of many copies of the most famous works: directly made on the walls, they were inserted in an articled decorative system in order to recreate the original paintings gallery.
This way, homes became the direct expression of the tendency to resemble the life style of the Hellenistic kings. This display of this new life style, completely charmed by the Greek culture, could express more freely in the Campanian towns, while in Rome, the duties of the public life imposed a most rigorous behaviour on the aristocracy.
All the works coming from the Archaeological Museum of Naples, conserving a unique collection composed by 4500 panels, are framed as paintings: the archaeological methods of the excavations begun with Carlo Borbone, king of Naples in 1734, used in fact to detach from the entire wall painting just the part considered as most precious.
This way, the frescoes reproduced on the walls, were transformed in pictures like the ones framed and hung up on the Greek galleries.

Periodo: 
20 dicembre 2007 - 8 giugno 2008
Sede: 
Palazzo Massimo alle Terme - Largo di Villa Peretti, 1 - Roma
Orari: 
Martedì - domenica 9,00 - 19,45. Chiuso il lunedì.
Ingresso: 
Intero: € 10,00; ridotto: € 6,50
Informazioni e prenotazioni: 
Pierreci +39 06 39967700 www.pierreci.it
Promotori: 
Soprintendenza Archeologica di Roma, Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta, in collaborazione con Electa.
Contatti: 
Ufficio stampa Electa per la Soprintendenza Archeologica di Roma: Gabriella Gatto tel. +39 06 42029206; press.electamusei@mondadori.it