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La storia dall'antichità fino all'847 d.C.

Veduta generale dell'atrio e della Chiesa La chiesa di Santa Maria Antiqua, situata alle pendici nord-occidentali del Palatino, fu costruita riutilizzando le strutture laterizie di un vasto complesso architettonico del periodo dell'imperatore Domiziano (81-96), probabilmente un vestibolo monumentale dei palazzi imperiali, ad essi collegato con una rampa coperta tuttora esistente.

 

Pianta di Santa Maria Antiqua e delle strutture archeologiche adiacenti: A) Atrio; B) Presbiterio; C) Abside; D) Cappella di Teodoto; E) Cappella dei Santi Medici; F) Navata centrale; G) Navata sinistra; H) Navata destra; I) Tempio di Augusto; L) Rampa al Palatino; M) Oratorio dei XL Martiri La pianta dell'edificio preesistente si prestava perfettamente all'adattamento a questa nuova funzione. L'originario quadriportico fu trasformato in tre navate e lo spazioso locale di fondo diventò il presbiterioSpazio riservato al clero nelle chiese cristiane, situato nella parte terminale della navata mediana, che solo in un secondo momento fu completato con l'absideSpazio composto da un muro semicilindrico e coperto da una semicupola, collocato nella parete di fondo del presbiterio, ricavata nello spessore del muro romano.

Santa Maria Antiqua è stata consacrata nel corso del secolo VI d.C. e venne poi, nell'arco di circa tre secoli, decorata con estesi cicli pittorici. Molte di queste pitture sono tuttora conservate (circa 250 metri quadri) e sono documenti unici per lo sviluppo dell'arte altomedievale a Roma ed altrove. Estesi frammenti di pittura dello stesso periodo esistono nel cosiddetto Oratorio dei XL Martiri, un ambiente adiacente che fa parte dello stesso complesso religioso.

L'unico frammento sopravvissuto dell'epoca di fondazione della chiesa fa parte del famoso palinsestoLa parola indica l'antico manoscritto su pergamena nel quale la scrittura veniva sovrapposta ad altra precedente raschiata o comunque cancellata; qui sta ad indicare la presenza di più strati pittorici sovrapposti, visibili contemporaneamente per la caduta o l'asportazione di parti di quelli soprastanti sulla parete a destra dell'abside, dove si sovrappongono sei strati di pittura di diverse epoche. Il primo strato dipinto, che rappresenta una Madonna in Trono adorata da un angelo, risale alla metà del VI secolo.

Vista parziale del presbiterio con al centro la parete del palinsesto Particolare della parete del palinsesto

Le principali fasi di decorazione murale risalgono:

ai tempi di papa Martino I (649-653). In qesto momento furono decorate le pareti del presbiterio e molte aree della navata centrale.

Papa Martino I morì in esilio e fu martirizzato perchè si oppose all'Imperatore Costante II di Costantinopoli.

Il pilastro sud-occidentale prima del restauro Pannello, prima del restauro, raffigurante Solomone e i Maccabei

A papa Giovanni VII (705-707), un papa particolarmente affezionato alla chiesa perché cresciuto sul Palatino come figlio del custode dei palazzi imperiali, che fece decorare nuovamente il presbiterio e fece inoltre eseguire i nuovi cicli pittorici nella Cappella dei Santi Medici e in molte altre parti del monumento.

Angolo nord-occidentale della Cappella dei Santi MediciUn pannello, prima del restauro, con cinque santi orientali

Al pontificato di papa Zaccaria (741-752), durante il quale venne eseguita la Cappella di Teodoto, che prende il nome odierno dal donatore, un nobiluomo romano, che come ambasciatore del Papa stabilì i primi contatti con la corte dei Franchi, futuri alleati nel distacco politico da Bisanzio.

Vista parziale della Cappella di Teodoto prima del restauro Nel muro di fondo predomina la nicchia con la Crocefissione monumentale (prima del restauro)

A Paolo I (757-767), che ordinò l'ultima decorazione dell'abside e fece eseguire estesi cicli pittorici lungo le pareti delle navate laterali.

La parete lunga della navata sinistra Particolare dell'area centrale della parete della navata sinistra

Molti degli intonaci dipinti sono caratterizzati da un'altissima percentuale di legante (calce) e dalla presenza di fibre vegetali (paglia o pula di grano) nell'impasto. Questa particolare composizione conferma la tradizione bizantina o addirittura una provenienza orientale di maestranze impegnate nella decorazione della chiesa.

Oltre agli intonaci altomedioevali sono conservati estesi residui di malte di allettamentoMalta usata per l’adesione di lastre marmoree e/o mosaici di una decorazione parietale in Opus SectileDecorazione a sottili lastre marmoree policrome, che formano un intarsio, di resti di una decorazione musiva Decorazione eseguita con la tecnica del mosaico e di altri intonaci, parzialmente con tracce di colore, che documentano la fase pagana dell'edificio.

Gli ultimi dipinti furono eseguiti sotto Papa Adriano I (772-795). Nell'847, durante un terremoto, il sito venne fortemente danneggiato da porzioni di muro crollate dal Palatino. La chiesa venne abbandonata e rifondata vicino al tempio di Venere e Roma come Santa Maria Nova. Solamente l'atrio rimase in uso per qualche secolo come Cappella di S. Antonio.

Pannello con dipinti del periodo di Papa Adriano I Questo particolare rappresenta Maria Regina in trono tra Santi

Parete orientale dell’atrio, con frammenti di dipinti murali