L’industria litica e su osso

Molare superiore sinistro umano attribuibile ad Homo heidelbergensis

Il rinvenimento di oltre 700 manufatti associati ai reperti faunistici e riferibili culturalmente al Paleolitico inferiore testimoniano la presenza dell’uomo lungo il corso d’acqua, attestata anche dal recente ritrovamento di un secondo molare deciduo superiore sinistro umano, attribuibile in base a considerazioni cronologiche e geografiche ad Homo heidelbergensis (Fig 21).  

I manufatti litici sono stati ricavati da ciottoli in selce e più raramente in calcare siliceo, per la maggior parte di piccole dimensioni (Fig 22), che non appartenevano all’ambiente fluvio-palustre del giacimento ma che l’uomo si era procurato nei depositi ghiaiosi della Formazione Galeria posti a valle del sito, ad una distanza di qualche km e ad una quota più bassa di circa 40 m.       

Sono presenti nuclei, schegge, strumenti su ciottolo e su scheggia. Le piccole schegge formatesi nel corso della lavorazione degli strumenti (débris), raramente presenti nell’ambiente fluviale certamente perché portate via dalla corrente, sono invece numerose nei livelli palustri e documentano la produzione sul posto dei manufatti. I nuclei sono generalmente ad uno o due piani di percussione; per le piccole dimensioni dei ciottoli (generalmente di pochi cm) i manufatti sono talvolta ottenuti con la tecnica bipolare, che consiste nel colpire con un’altra pietra il ciottolo appoggiato su di un’ incudine. Gli strumenti, ottenuti sia su scheggia che su ciottolo e con i margini lavorati generalmente con un ritocco erto a scaglie, sono costituiti essenzialmente da raschiatoi, denticolati, intaccature e grattatoi (Fig 23); spesso un solo manufatto presenta più bordi ritoccati testimoniando uno sfruttamento intensivo della materia prima, che non era reperibile nelle immediate vicinanze del sito. Le superfici freschissime dei manufatti provenienti dai livelli palustri hanno reso  possibile l’analisi delle tracce di utilizzazione che sono risultate prodotte dal contatto con tessuti animali (carne, pelle, osso) nel corso di attività di macellazione.

Probabilmente,  collegato alla difficoltà di reperire nelle vicinanze supporti di dimensioni superiori a quelle dei ciottoli silicei per la produzione di strumenti è lo sfruttamento dell’osso come materia prima, documentato da alcuni strumenti realizzati su frammenti di diafisi di Elefante (Figg 24 e 25)   e da alcuni frammenti ossei che, seppur non modificati intenzionalmente, presentano chiare evidenti di utilizzazione. A differenza dei siti coevi di Castel di Guido, Malagrotta e Torre in Pietra ubicati a pochi km dalla Polledrara, non sono stati fino ad ora rinvenuti strumenti a ritocco bifacciale, né in pietra nè in osso.

Da segnalare inoltre la presenza nel giacimento di blocchi di leucitite, alcuni dei quali del peso di qualche chilogrammo, rinvenuti accanto alle ossa sia sul fondo dell’alveo che nei livelli palustri e probabilmente utilizzati dall’uomo per fratturare le ossa.

I manufatti litici ricavati da ciottoli in selce e procurati nei depositi ghiaio
Frammento di diafisi di Elefante
Frammento di diafisi di Elefante